
Il termine rappresenta l’acronimo Wireless Fidelity e fa riferimento al sistema di accesso e trasmissione dati a banda larga wireless (Wlan) che si basa sullo standard internazionale 802.11 e può essere collegato a Internet. L’adozione dello standard si deve alla Wi-Fi Alliance, organizzazione no profit proprietaria del marchio Wi-Fi e attiva nella produzione di certificazioni relative alla compatibilità dei componenti wireless con gli standard 802.11x. Per usufruire di una Rete Wi-Fi per connettersi a Internet bisogna trovarsi in prossimità di un access point, dispositivo che collegato a una rete cablata invia e riceve il segnale il radio e ha una capacità trasmissiva di circa 200 metri (all’aperto e in assenza di ostacoli fisici). Le prestazioni degli access point possono essere amplificate da antenne e parabole. Le aree coperte dal segnale sono dette Hot Spot e sono chiaramente contraddistinte dal marchio Wi-Fi.
Per collegarsi è sufficiente essere dotati di un qualsivoglia dispositivo provvisto di antenna e software Wi-Fi, sia esso uno smartphone, un notebook, un telefono cellulare o un palmare. I gingilli di nuova generazione sono più o meno tutti compatibili con lo standard necessario. Secondo Abi Reaserch, il volume di consegne di dispositivi Wi-Fi ha toccato quota 770 milioni di unità nel 2010, il 30% in più rispetto allo scorso anno.
Dal 1° gennaio il Wi-Fi sarà gratuito in tutta Italia?
Assolutamente no. La gratuità o il pagamento del segnale dipendono dal soggetto o dall’ente che lo mette a disposizione. A parte qualche rara eccezione, le aree coperte con il patrocinio di amministrazioni pubbliche sono accessibili gratuitamente.
Dal 1° gennaio il segnale Wi-Fi coprirà tutta l’Italia?
Ovviamente no. L’abrogazione dell’articolo 7 della legge Pisanu (primo comma escluso) muta le regolamentazioni relative all’accesso e alla gestione del Wi-Fi. Lo sviluppo dello stesso è tutta un’altra questione, anche se la Pisanu ha contribuito negativamente rendendo troppo macchinosa la burocrazia legata alla diffusione del collegamento.
Dove ci si può collegare al Wi-Fi in Italia?
Al momento non esiste una mappatura completa delle aree coperte.
Se voglio aprire un Internet Point cosa devo fare?
Secondo quanto stabilito dal primo comma dell’articolo 7 della legge Pisanu (l’unico ancora in essere), chi vuole aprire un Internet Point (sia il segnale erogato con o senza fili) deve ottenere l’autorizzazione del Questore. E basta. Non bisognerà più chiedere a chi usufruisce del servizio la carta d’identità e registrarne e archiviarne il traffico.
Se voglio mettere il Wi-Fi nel mio ristorante/bar/lavanderia a gettoni/albergo cosa devo fare?
Secondo il nuovo decreto, solo ai soggetti che hanno come attività primaria la messa a disposizione del pubblico di risorse di connettività è richiesta la licenza. Nessuna, quindi, gitarella dal Questore per gli esercenti. Il ristorante/bar/lavanderia a gettoni/albergo che mette a disposizione un Access Point (acquistabile in un qualsiasi negozio di elettronica e/o informatica) deve tuttavia tenere conto degli obblighi imposti agli operatori di telecomunicazioni, fra i quali la richiesta di autorizzazione generale al ministero. L’alternativa è affidarsi a un operatore che eroga il servizio e si fa quindi carico di questi obblighi.
Se sono un privato cittadino, posso condividere il mio Wi-Fi con i vicini, anche se non li conosco?
Sì, basta “togliere” alla propria connessione qualsiasi tipo di password. Ovviamente se si è in tanti a collegarsi, la velocità media della connessione diminuisce. Non ci sono implicazioni legali se un vicino (a insaputa del titolare della connessione) usa il collegamento per compiere e/o organizzare atti illegali. E’ possibile dimostrare quale sia il computer “colpevole”.
Perché si è deciso di abrogare la Pisanu? Non era stata pensata per motivi di sicurezza?
E’ stato lo stesso Beppe Pisanu, che nel 2005 era ministro dell’Interno, a rispondere a questa domanda nel 2009: “Le esigenze di sicurezza sono mutate e l’accesso a Internet come agli altri benefici dello sviluppo tecnologico deve essere facilitato”. La necessità di identificare gli utenti, a dire il vero, è stata sottolineata anche recentemente dal procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso e dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, motivo per cui ci si aspettava l’adozione di un sistema di riconoscimento più al passo con i tempi come l’identificazione tramite Sim.
Cambierà qualcosa, se sì cosa, nei prossimi mesi?
Il decreto è esecutivo dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, avvenuta giovedì 30 dicembre.
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