ROMA - «Questo mese per noi oltre ad essere un mese sacro, è anche un mese dove si lavorerà senz'altro molto con la comunità. Dovremo rispondere alla domanda dei numerosi musulmani in Italia, che si troveranno da domani ad osservare il mese del Ramadan lontani dal paese d'origine».
A parlare è Ghizlan, una giovane marocchina con un'attività di ristorazione etnica, aperta da solo un anno circa, in uno dei quartieri multietnici di Roma, Centocelle. Un quartiere soprattutto marocchino, una porta palazzo in piccolo, perché la presenza di questa comunità nelle quattro vie che si incrociano ha disegnato secondo le proprie esigenze anche questo quartiere. Dove troviamo una piccola moschea, una pasticceria marocchina, diverse macellerie islamiche, e negozi di alimentari tipici nonché una libreria e il nuovo circolo culturale e ristorante di Ghizlan.
Come lei, sono in molti i proprietari di negozi alimentari "halal", pasticerie e macellerie, a lavorare duramente in questo Ramadan italiano. Si digiuna dall'alba al tramonto, e proprio dal tarmonto iniziano a risvegliarsi gli animi. È un mese di profonda spiritualità, ma nel corso degli anni è diventato anche un periodo di consumismo frenetico. Sono sempre di più, infatti, i prodotti studiati appositamente per questo mese e messi sul mercato. Non solo alimentari. Anche quest'anno Nokia per esempio aggiorna la sua suite di applicazioni per gli utenti musulmani. L'anno scorso è stata scaricata più di un milione di volte.
Le stime parlano di circa 2 milioni di musulmani in Italia, un dato in costante crescita. L'impatto sul lavoro è stato ed è importante. Alcune aziende ci hanno pensato per tempo con accordi specifici che prevedono pause per la preghiera: dalla Serralunga di Biella (tra le prime) al caso più recente della Alstom di Sesto San Giovanni. Ma gli accordi sono numerosi e vanno dall'Emilia alla Sicilia al Veneto.
Un nodo da sciogliere resta quello del Mantovano e della raccolta dei meloni: lo scorso anno non mancarono problemi e malori, con l'invito del Comitato per la sicurezza pubblica ad assumere liquidi, cosa però vietata ai fedeli. E anche quest'anno non si è trovato un accordo tra organizzazioni agricole e musulmani.
La coincidenza con le ferie, quest'anno, limiterà in qualche modo il problema di conciliare Ramadan e lavoro. A non subire rallentamenti, invece, è il business miliardario che ogni anno, coinvolge il pellegrinaggio alla Mecca. Dall'Italia, saranno circa 3mila i fedeli musulmani che in questo mese faranno al 'Umrah (è il pellegrinaggio minore, dopo il Hagg quinto pilastro dell'Islam). Il prezzo per questo pellegrinaggio, stando al sito di Tour Magazine, uno degli operatori italiani specializzati parte da 960 euro. E loro fanno sapere che gestiranno 235 fedeli.
«In questo mese il nostro lavoro triplicherà rispetto agli altri mesi dell'anno. È sempre stato così, e quest'anno sono molti quelli che per la crisi hanno rinunciato ad abbinare il Ramadan alla vacanza». A confermarlo è Ibrahim, proprietario di una delle macellerie islamiche di Porta Palazzo, a Torino.
Sulla presenza dei musulmani in città anche Ibrahim Amir della moschea Mecca conferma l'impressione: stando alle presenze alla preghiera del venerdì a essere partiti sono circa un quarto dei musulmani. Ma tanti hanno scelto di rimanere: chi per problemi economici, chi per lavoro; soprattutto i commercianti, che a Torino sono molti. E a Porta Palazzo è difficile trovare qualche saracinesca chiusa in questo agosto.
Sui riflessi che il Ramadan ha sull'economia italiana, un dato è certo: a oggi sono ancora soprattutto i musulmani ad avere davvero in mano il business dei prodotti halal. Del resto, solo un mese fa è stato siglato il primo progetto halal: la convenzione interministeriale per creare un marchio italiano di qualità – halal appunto – che certifichi la conformità alle leggi coraniche dei prodotti made in Italy dei settori alimentare, cosmetico e farmaceutico. Il business generato da questo settore – e che registra ogni anno un'impennata durante il mese sacro dei musulmani – è stimato in 500 miliardi di euro a livello globale. Con un trend di crescita del 15% l'anno. In Italia il giro di affari è stimato in circa 5 miliardi, che in Europa salgono a 50.
Negli scaffali di alcune catene della grande distribuzione come Coop e Auchan già qualcosa inizia ad intravedersi con carni macellate secondo le regole islamiche. Ma sono ancora segnali timidi rispetto a quanto accade in altri paesi europei, dove il Ramadan, così come la comunità islamica, rappresentano un importante nuovo mercato. Lo ha già capito la Francia, dove da qualche anno grandi catene di supermercati si sono adeguate, iniziando a fare concorrenza agli esercizi commerciali etnici halal, mettendo a disposizione della loro clientela scaffali riforniti con prodotti halal. Nelle aree a maggior presenza musulmana questa nicchia rappresenta già oggi dal 6 al 7% del fatturato.






