Condivisione di buoni prodotti della Rete.
Le nuove tribù promuovono nuove infrastrutture di accesso alla Rete. L'innovazione la promuovono i Cittadini; siamo noi quelli che stiamo aspettando.
Soru, Caio, Gentiloni
Francesco Caio e Renato Soru. Insieme per discutere dell'internet all'italiana, tra banda larga che non si allarga e politica che si restringe. L'occasione è stata ieri, sul finire di una giornata dedicata al tema, a Roma, organizzata da Paolo Gentiloni.Non era la serata per ritornare a parlare dei dettagli del piano per la banda larga, per vedere le possibili configurazioni tecnologiche, per ritornare sulle polemiche tra gli operatori... Era la serata per ascoltare due protagonisti veri che, con il cuore e il cervello, hanno fatto molto per l'infrastruttura dell'internet italiana. Ed era la serata per cercare di comprendere come si può sparigliare, come si può sbloccare il processo che serve a migliorare la connettività in questo paese, chi se ne deve occupare.Entrambi hanno scelto di partire dalla visione. Per Caio è dimostrato che l'allargamento della banda è pienamente connesso allo sviluppo economico. Per Soru è chiaro che, come dice l'Europa, la rete è competitività e inclusione. Per entrambi è speranza di crescita culturale, sociale, economica.Caio ha sottolineato il fatto che un piano è necessario per essere al passo con il progresso globale. E che non ha senso lasciare che l'Italia resti indietro per poi affrontare la questione quando sarà diventata un'emergenza.Soru ha insistito sul fatto che la velocità del progresso tecnologico su internet è tale che, sebbene tanti treni passino e si perdano, ce ne sono sempre nuovi davanti a noi. Anche gli italiani hanno dimostrato di essere in grado di fare innovazione: avevano fatto il loro motore di ricerca, la loro voip, i loro social network. Altri hanno vinto in questi settori: ma gli italiani - come tutti - possono continuare a cercare e aprirsi nuove opportunità, perché la rete non si è fermata ed è in piena ebollizione innovativa.Occorre convinzione e orientamento fattivo. In rete vince chi sperimenta, investe, innova. E del resto questo vale per l'insieme dell'economia che non supererà la crisi se non torna a investire e non prende la strada dell'innovazione vera.La politica, si direbbe, non è abbastanza convinta. Da una parte - la maggioranza - è concentrata su altre infrastrutture e certamente privilegia la televisione. Dall'altra parte - l'opposizione - non ha ancora fatto dell'internet un suo vero cavallo di battaglia e il terreno sul qualche puntare per vincere. Ma Paolo Gentiloni sta dando un contributo notevole in questa direzione.
The Social Network: il film su Mark Zuckerberg e su Facebook presto al cinema...
Contributi per la banda larga finiti troppo in fretta
di Dario D'Elia
Lunedì 21 giugno 2010Gli incentivi per la diffusione della banda larga fra i più giovani sono terminati in meno di due mesi. Circa 400mila cittadini hanno ricevuto uno sconto di 50 euro per l'attivazione di servizi Internet.I contributi per la diffusione della banda larga si sono esauriti. Almeno 400mila cittadini di età compresa tra i 18-30 anni (o le rispettive famiglie) hanno ricevuto uno sconto di 50 euro per l'attivazione di servizi Internet. Gli incentivi previsti dal Decreto legge n. 40/2010 ammontavano a circa 20 milioni di euro: sono bastati due mesi per svuotare le casse.
50 euro
"Rappresenta un elemento importante per la crescita dell'alfabetizzazione informatica e la riduzione del divario digitale. Il Governo è stato in grado di far compiere al Paese un concreto passo in avanti lungo la strada dell'innovazione e dell'aumento della produttività", ha dichiarato il Ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta.Ovviamente chi è totalmente all'oscuro della questione digital divide si dirà soddisfatto, soprattutto considerando questo momento di ristrettezze economiche. In verità in Europa siamo ancora uno dei pochi paesi che considera i progetti per la banda larga un costo invece che un investimento.
Incredibilmente in Italia la banda larga continua ad essere considerata un costo invece che un investimento.
Venerdì 18 Giugno 2010 | Ultimo aggiornamento 12:55Manovra Economica
Onorevoli del Pdl chiedono che le persone down non vengano escluse dalle fasce sociali protette
Genova - Con l'innalzamento da 74 a 85 punti del tasso minimo di riduzione della capacità lavorativa, i portatori di sindrome Down vengono esclusi, così come altre patologie non soggette ad interpretazioneMichele Scandroglio
Con una lettera al presidente del Consiglio e ai ministri Fazio e Sacconi, sette parlamentari del Pdl, gli onorevoli Scandroglio, Beccalossi, Vignali, Gottardo, Bocciardo, Abelli e Cassinelli, hanno chiesto al Governo di intervenire per evitare l'esclusione dei portatori della sindrome di down dalla fascia di protezione sociale.
"Una esclusione - commenta il primo firmatario Scandroglio - che nascerebbe dal combinato disposto del primo comma dell'art. 10 dell'A.S. 2228 e della circolare 30 del 26 marzo 1997. Infatti, con l'innalzamento da 74 a 85 punti quale tasso minimo di riduzione della capacità lavorativa ai fini dell'assegno di invalidità (256,67 euro nel 2010), i portatori di sindrome Down vengono esclusi, così come
altre patologie non soggette ad interpretazione".Nella missiva a Berlusconi, i parlamentari Pdl aggiungono: "Appare evidente l'iniquità della suddetta situazione. La richiesta della società civile, delle comunità della solidarietà e di larga parte dei parlamentari, richiede una revisione o della circolare ministeriale o di un intervento in sede legislativa, tesa a ripristinare la protezione sociale dei portatori di trisioma 21".
di Redazione
16/06/2010
How to Avoid a Double-Dip Global Recession
Jun 16, 2010 8:20PMThere is an ongoing debate among global policymakers about when and how fast to exit from the strong monetary and fiscal stimulus that prevented the Great Recession of 2008-2009 from turning into a new Great Depression. Germany and the European Central Bank are pushing aggressively for early fiscal austerity; the United States is worried about the risks of excessively early fiscal consolidation.In fact, policymakers are damned if they do and damned if they don’t. If they take away the monetary and fiscal stimulus too soon – when private demand remains shaky – there is a risk of falling back into recession and deflation. While fiscal austerity may be necessary in countries with large deficits and debt, raising taxes and cutting government spending may make the recession and deflation worse.
Comma “ammazza-blog”: ecco l’emendamento Cassinelli.
In Internet on giugno 17, 2010 at 8:44 amL’On. Roberto Cassinelli ha presentato oggi sul suo blog il testo dell’emendamento che intende proporre per il comma 29 del ddl intercettazioni, che prevede attualmente l’obbligo di rettifica entro 48 ore dalla richiesta per tutti i “siti informatici” pena una multa fino a 12500 euro. Non si tratta di un emendamento soppressivo, come chiesto dal PD e dal sottoscritto, per due ragioni: di merito e di opportunità politica.
Per quanto riguarda il merito, il deputato del PDL non crede che il concetto stesso dell’obbligo di rettifica sia una “porcata”, ma anzi un “elemento di civiltà giuridica“: “Se un qualsiasi blogger scrive sulle proprie pagine che Tizio è un ladro, chi cercherà il nome di Tizio su Google potrebbe finire proprio su quel post in cui si scrive che Tizio un ladro. E se Tizio non è un ladro ma un onesto lavoratore, non vedo perché non possa chiedere al blogger di rettificare”.
Quanto all’opportunità politica, Cassinelli fa un discorso prettamente pragmatico: un emendamento soppressivo avrebbe possibilità pari a zero di venire approvato. Meglio dunque puntare a modificare per quanto possibile il testo esistente con un buon emendamento.
Eccone il testo integrale:
L’idea principale è che sia sbagliato equiparare quanto a termini dell’obbligo e relativa sanzione un sito gestito professionalmente e un blog amatoriale. Coerentemente con questa premessa, l’emendamento modifica il comma 29 prevedendo:
- un termine di 48 ore per la rettifica su testate registrate
- un termine di 7 giorni per la rettifica su siti non registrati, a decorrere non più dal momento della richiesta ma “dal momento in cui il gestore della pagina, che agisce anche in forma anonima, prende a carico la richiesta di rettifica”.
- una distinzione anche per quanto riguarda la sanzione amministrativa, che rimane da 7500 a 12500 euro per testate registrate, ma viene ridimensionata sensibilmente (da 250 a 2500 euro) per i siti non registrati – a condizioni che sia indicato un indirizzo e-mail valido.
- una diversa modalità di presentazione della rettifica, che non deve più rispettare criteri di posizionamento, grafica e visibilità ma basta sia inserita in calce al contenuto contestato.
- una formulazione più chiara rispetto alla terminologia precedentemente adottata.
Cassinelli ritiene che il suo emendamento costituisca un grosso passo in avanti rispetto all’attuale formulazione del comma, e non si può che essere d’accordo con lui. Ciò su cui invece si potrebbe discutere (e sarebbe stato doveroso farlo, se ce ne fosse stato il tempo) è il merito, cioè l’idea che sia necessario un qualche obbligo di rettifica. Io sono più portato a credere che la Rete, almeno nei casi più eclatanti, sia in grado di “rettificarsi da sé” – pur con tutti i limiti e i distinguo del caso. E penso anche che non sarà un obbligo a disinnescare la malafede di chi voglia sostenere deliberatamente il falso. Da ultimo, l’ipotesi ventilata da Cassinelli (scrivere cioè che Tizio è un ladro quando è in realtà un onesto lavoratore) mi sembra ricadere in una fattispecie esistente, la diffamazione. Non basta?
Comprendo tuttavia e condivido l’approccio pragmatico di Cassinelli: meglio lottare per ciò che si può ottenere, piuttosto che fare crociate ideologiche che poi, nei fatti, non conducano ad alcun risultato. E dunque pur continuando a preferirne l’abrogazione, mi auguro che la proposta di emendamento del comma 29 del deputato del PDL abbia successo. Non è il migliore dei mondi possibili, ma è di certo preferibile a quello che ci prospetta il testo attuale.
PS: Ringrazio pubblicamente per l’ennesima volta Roberto Cassinelli per la disponibilità all’ascolto dimostrata in questa vicenda. Mi chiedo invece che ne sia stato dell’On. Palmieri, responsabile internet del PDL, che non ha mai risposto alla mia richiesta di dialogo nonostante sia l’ “uomo dei social media”. Se c’è, batta un colpo.
LA POLITICA RESTRITTIVA AGGRAVA LA CRISI,
ALIMENTA LA SPECULAZIONE E PUO’ CONDURRE ALLA
DEFLAGRAZIONE DELLA ZONA EURO. SERVE UNA
SVOLTA DI POLITICA ECONOMICA PER SCONGIURARE
UNA CADUTA ULTERIORE DEI REDDITI E
DELL’OCCUPAZIONE
Ai membri del Governo e del Parlamento
Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea
Ai rappresentanti delle forze politiche e delle parti sociali
Ai rappresentanti italiani presso le Istituzioni dell’Unione europea e del SEBC
E per opportuna conoscenza al Presidente della Repubblica
La gravissima crisi economica globale, e la connessa crisi della zona euro, non si risolveranno attraverso tagli ai salari, alle pensioni, allo Stato sociale, all’istruzione, alla ricerca, alla cultura e ai servizi pubblici essenziali, né attraverso un aumento diretto o indiretto dei carichi fiscali sul lavoro e sulle fasce sociali più deboli.
Piuttosto, si corre il serio pericolo che l’attuazione in Italia e in Europa delle cosiddette “politiche dei sacrifici” accentui ulteriormente il profilo della crisi, determinando una maggior velocità di crescita della disoccupazione, delle insolvenze e della mortalità delle imprese, e possa a un certo punto costringere alcuni Paesi membri a uscire dalla Unione monetaria europea.
Il punto fondamentale da comprendere è che l’attuale instabilità della Unione monetaria non rappresenta il mero frutto di trucchi contabili o di spese facili. Essa in realtà costituisce l’esito di un intreccio ben più profondo tra la crisi economica globale e una serie di squilibri in seno alla zona euro, che derivano principalmente dall’insostenibile profilo liberista del Trattato dell’Unione e dall’orientamento di politica economica restrittiva dei Paesi membri caratterizzati da un sistematico avanzo con l’estero.
≈≈≈
La crisi mondiale esplosa nel 2007-2008 è tuttora in corso. Non essendo intervenuti sulle sue cause strutturali, da essa non siamo di fatto mai usciti. Come è stato riconosciuto da più parti, questa crisi vede tra le sue principali spiegazioni un allargamento del divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e una stagnante o addirittura declinante capacità di consumo degli stessi lavoratori. Per lungo tempo questo divario è stato compensato da una eccezionale crescita speculativa dei valori finanziari e dell’indebitamento privato che, partendo dagli Stati Uniti, ha agito da stimolo per la domanda globale.
Vi è chi oggi confida in un rilancio della crescita mondiale basato su un nuovo boom della finanza statunitense. Scaricando sui bilanci pubblici un enorme cumulo di debiti privati inesigibili si spera di dare nuovo impulso alla finanza e al connesso meccanismo di accumulazione. Noi riteniamo che su queste basi una credibile ripresa mondiale sia molto difficilmente realizzabile, e in ogni caso essa risulterebbe fragile e di corto respiro. Al tempo stesso consideriamo illusorio auspicare che in assenza di una profonda riforma del sistema monetario internazionale la Cina si disponga a trainare la domanda globale, rinunciando ai suoi attivi commerciali e all’accumulo di riserve valutarie.
Siamo insomma di fronte alla drammatica realtà di un sistema economico mondiale senza una fonte primaria di domanda, senza una “spugna” in grado di assorbire la produzione.
L’irrisolta crisi globale è particolarmente avvertita nella Unione monetaria europea. La manifesta fragilità della zona euro deriva da profondi squilibri strutturali interni, la cui causa principale risiede nell’impianto di politica economica liberista del Trattato di Maastricht, nella pretesa di affidare ai soli meccanismi di mercato i riequilibri tra le varie aree dell’Unione, e nella politica economica restrittiva e deflazionista dei paesi in sistematico avanzo commerciale. Tra questi assume particolare rilievo la Germania, da tempo orientata al contenimento dei salari in rapporto alla produttività, della domanda e delle importazioni, e alla penetrazione nei mercati esteri al fine di accrescere le quote di mercato delle imprese tedesche in Europa. Attraverso tali politiche i paesi in sistematico avanzo non contribuiscono allo sviluppo dell’area euro ma paradossalmente si muovono al traino dei paesi più deboli. La Germania, in particolare, accumula consistenti avanzi commerciali verso l’estero, mentre la Grecia, il Portogallo, la Spagna e la stessa Francia tendono a indebitarsi. Persino l’Italia, nonostante una crescita modestissima del reddito nazionale, si ritrova ad acquistare dalla Germania più di quanto vende, accumulando per questa via debiti crescenti.
La piena mobilità dei capitali nell’area euro ha favorito enormemente il formarsi degli squilibri nei rapporti di credito e debito tra paesi. Per lungo tempo, sulla base della ipotesi di efficienza dei mercati, si è ritenuto che la crescita dei rapporti di indebitamento tra i paesi membri dovesse esser considerata il riflesso positivo di una maggiore integrazione finanziaria dell’area euro. Ma oggi è del tutto evidente che la presunta efficienza dei mercati finanziari non trova riscontro nei fatti e che gli squilibri accumulati risultano insostenibili.
Sono queste le ragioni di fondo per cui gli operatori sui mercati finanziari stanno scommettendo sulla deflagrazione della zona euro. Essi prevedono che per il prolungarsi della crisi le entrate fiscali degli Stati declineranno e i ricavi di moltissime imprese e banche si ridurranno ulteriormente. Per questa via, risulterà sempre più difficile garantire il rimborso dei debiti, sia pubblici che privati. Diversi paesi potrebbero quindi esser progressivamente sospinti al di fuori della zona euro, o potrebbero decidere di sganciarsi da essa per cercare di sottrarsi alla spirale deflazionista. Il rischio di insolvenza generalizzata e di riconversione in valuta nazionale dei debiti rappresenta pertanto la vera scommessa che muove làazione degli speculatori. L’agitazione dei mercati finanziari verte dunque su una serie di contraddizioni reali. Tuttavia, à altrettanto vero che le aspettative degli speculatori alimentano ulteriormente la sfiducia e tendono quindi ad auto-realizzarsi. Infatti, le operazioni ribassiste sui mercati spingono verso l’alto il differenziale tra i tassi dcinteresse e i tassi di crescita dei redditi, e possono rendere improvvisamente insolventi dei debitori che precedentemente risultavano in grado di rimborsare i prestiti. Gli operatori finanziari, che spesso agiscono in condizioni non concorrenziali e tutt’altro che simmetriche sul piano della informazione e del potere di mercato, riescono quindi non solo a prevedere il futuro ma contribuiscono a determinarlo, secondo uno schema che nulla ha a che vedere con i cosiddetti ‘fondamentali’ della teoria economica ortodossa e i presunti criteri di efficienza descritti dalle sue versioni elementari.
≈≈≈
In un simile scenario riteniamo sia vano sperare di contrastare la speculazione tramite meri accordi di prestito in cambio dell’approvazione di politiche restrittive da parte dei paesi indebitati. I prestiti infatti si limitano a rinviare i problemi senza risolverli. E le politiche di “austerità” abbattono ulteriormente la domanda, deprimono i redditi e quindi deteriorano ulteriormente la capacità di rimborso dei prestiti da parte dei debitori, pubblici e privati. La stessa, pur significativa svolta di politica monetaria della BCE, che si dichiara pronta ad acquistare titoli pubblici sul mercato secondario, appare ridimensionata dall’annuncio di voler “sterilizzare” tali operazioni attraverso manovre di segno contrario sulle valute o all’interno del sistema bancario.
Gli errori commessi sono indubbiamente ascrivibili alle ricette liberiste e recessive suggerite da economisti legati a schemi di analisi in voga in anni passati, ma che non sembrano affatto in grado di cogliere gli aspetti salienti del funzionamento del capitalismo contemporaneo.
E’ bene tuttavia chiarire che l’ostinazione con la quale si perseguono le politiche depressive non è semplicemente il frutto di fraintendimenti generati da modelli economici la cui coerenza logica e rilevanza empirica è stata messa ormai fortemente in discussione nell’ambito della stessa comunità accademica. La preferenza per la cosiddetta “austerità” rappresenta anche e soprattutto l’espressione di interessi sociali consolidati. Vi è infatti chi vede nell’attuale crisi una occasione per accelerare i processi di smantellamento dello stato sociale, di frammentazione del lavoro e di ristrutturazione e centralizzazione dei capitali in Europa. L’idea di fondo è che i capitali che usciranno vincenti dalla crisi potranno rilanciare l’accumulazione sfruttando tra l’altro una minor concorrenza sui mercati e un ulteriore indebolimento del lavoro.
Occorre comprendere che se si insiste nell’assecondare questi interessi non soltanto si agisce contro i lavoratori, ma si creano anche i presupposti per una incontrollata centralizzazione dei capitali, per una desertificazione produttiva del Mezzogiorno e di intere macroregioni europee, per processi migratori sempre più difficili da gestire, e in ultima istanza per una gigantesca deflazione da debiti, paragonabile a quella degli anni Trenta.
≈≈≈
Il Governo italiano ha finora attuato una politica tesa ad agevolare questo pericoloso avvitamento deflazionistico. E le annunciate, ulteriori strette di bilancio, associate alla insistente tendenza alla riduzione delle tutele del lavoro, non potranno che provocare altre cadute del reddito, dopo quella pesantissima già fatta registrare dall’Italia nel 2009. Si tenga ben presente che sono altamente discutibili i presupposti scientifici in base ai quali si ritiene che attraverso simili politiche si migliora la situazione economica e di bilancio e quindi ci si salvaguarda da un attacco speculativo. Piuttosto, per questa via si rischia di alimentare la crisi, le insolvenze e quindi la speculazione.
Nemmeno si può dire che dalle opposizioni sia finora emerso un chiaro programma di politica economica alternativa. Una maggior consapevolezza della gravità della crisi e degli errori del passato va diffondendosi, ma si sono levate voci da alcuni settori dell’opposizione che suggeriscono prese di posizione contraddittorie e persino deteriori, come è il caso delle proposte tese a introdurre ulteriori contratti di lavoro precari o ad attuare massicci programmi di privatizzazione dei servizi pubblici. Gli stessi, frequenti richiami alle cosiddette “riforme strutturali” risultano controproducenti laddove, anzichè caratterizzarsi per misure tese effettivamente a contrastare gli sprechi e i privilegi di pochi, si traducono in ulteriori proposte di ridimensionamento dei diritti sociali e del lavoro.
Quale monito per il futuro, è opportuno ricordare che nel 1992 l’Italia fu sottoposta a un attacco speculativo simile a quelli attualmente in corso in Europa. All’epoca, i lavoratori italiani accettarono un gravoso programma di “austerità”, fondato soprattutto sulla compressione del costo del lavoro e della spesa previdenziale. All’epoca, come oggi, si disse che i sacrifici erano necessari per difendere la lira e l’economia nazionale dalla speculazione. Tuttavia, poco tempo dopo l’accettazione di quel programma, i titoli denominati in valuta nazionale subirono nuovi attacchi. Alla fine l’Italia uscì comunque dal Sistema Monetario Europeo e la lira subì una pesante svalutazione. I lavoratori e gran parte della collettività pagarono così due volte: a causa della politica di “austerità” e a causa dell’aumento del costo delle merci importate.
Va anche ricordato che, con la prevalente giustificazione di abbattere il debito pubblico in rapporto al Pil, negli anni passati è stato attuato nel nostro paese un massiccio programma di privatizzazioni. Ebbene, i peraltro modesti effetti sul debito pubblico di quel programma sono in larghissima misura svaniti a seguito della crisi, e le implicazioni in termini di posizionamento del Paese nella divisione internazionale del lavoro, di sviluppo economico e di benessere sociale sono oggi considerati dalla piu autorevole letteratura scientifica altamente discutibili.
≈≈≈
Noi riteniamo dunque che le linee di indirizzo finora poste in essere debbano essere abbandonate, prima che sia troppo tardi.
Occorre prendere in considerazione l’eventualità che per lungo tempo non sussisterà una locomotiva in grado di assicurare una ripresa forte e stabile del commercio e dello sviluppo mondiale. Per evitare un aggravamento della crisi e per scongiurare la fine del progetto di unificazione europea è allora necessaria una nuova visione e una svolta negli indirizzi generali di politica economica. Occorre cioè che l’Europa intraprenda un autonomo sentiero di sviluppo delle forze produttive, di crescita del benessere, di salvaguardia dell’ambiente e del territorio, di equità sociale.
Affinchè una svolta di tale portata possa concretamente svilupparsi, è necessario in primo luogo dare respiro al processo democratico, è necessario cioè disporre di tempo. Ecco perchè in via preliminare proponiamo di introdurre immediatamente un argine alla speculazione. A questo scopo sono in corso iniziative sia nazionali che coordinate a livello europeo, ma i provvedimenti che si stanno ponendo in essere appaiono ancora deboli e insufficienti. Fermare la speculazione è senz’altro possibile, ma occorre sgombrare il campo dalle incertezze e dalle ambiguità politiche. Bisogna quindi che la BCE si impegni pienamente ad acquistare i titoli sotto attacco, rinunciando a “sterilizzare” i suoi interventi. Occorre anche istituire adeguate imposte finalizzate a disincentivare le transazioni finanziarie a breve termine ed efficaci controlli amministrativi sui movimenti di capitale. Se non vi fossero le condizioni per operare in concerto, sarà molto meglio intervenire subito in questa direzione a livello nazionale, con gli strumenti disponibili, piuttosto che muoversi in ritardo o non agire affatto.
L’esperienza storica insegna che per contrastare efficacemente la deflazione bisogna imporre un pavimento al tracollo del monte salari, tramite un rafforzamento dei contratti nazionali, minimi salariali, vincoli ai licenziamenti e nuove norme generali a tutela del lavoro e dei processi di sindacalizzazione. Soprattutto nella fase attuale, pensare di affidare il processo di distruzione e di creazione dei posti di lavoro alle sole forze del mercato è analiticamente privo di senso, oltre che politicamente irresponsabile.
In coordinamento con la politica monetaria, occorre sollecitare i Paesi in avanzo commerciale, in particolare la Germania, ad attuare opportune manovre di espansione della domanda al fine di avviare un processo di riequilibrio virtuoso e non deflazionistico dei conti con l’estero dei Paesi membri dell’Unione monetaria europea. I principali Paesi in avanzo commerciale hanno una enorme responsabilità, al riguardo. Il salvataggio o la distruzione della Unione dipenderà in larga misura dalle loro decisioni.
Bisogna istituire un sistema di fiscalità progressiva coordinato a livello europeo, che contribuisca a invertire la tendenza alla sperequazione sociale e territoriale che ha contribuito a scatenare la crisi. Occorre uno spostamento dei carichi fiscali dal lavoro ai guadagni di capitale e alle rendite, dai redditi ai patrimoni, dai contribuenti con ritenuta alla fonte agli evasori, dalle aree povere alle aree ricche dell’Unione.
Bisogna ampliare significativamente il bilancio federale dell’Unione e rendere possibile la emissione di titoli pubblici europei. Si deve puntare a coordinare la politica fiscale e la politica monetaria europea al fine di predisporre un piano di sviluppo finalizzato alla piena occupazione e al riequilibrio territoriale non solo delle capacità di spesa, ma anche delle capacità produttive in Europa. Il piano deve seguire una logica diversa da quella, spesso inefficiente e assistenziale, che ha governato i fondi europei di sviluppo. Esso deve fondarsi in primo luogo sulla produzione pubblica di beni collettivi, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio, alla mobilità sostenibile, alla cura delle persone. Sono beni, questi, che inesorabilmente generano fallimenti del mercato, sfuggono alla logica ristretta della impresa capitalistica privata, ma al contempo risultano indispensabili per lo sviluppo delle forze produttive, per l’equità sociale, per il progresso civile.
Si deve disciplinare e restringere l’accesso del piccolo risparmio e delle risorse previdenziali dei lavoratori al mercato finanziario. Si deve ripristinare il principio di separazione tra banche di credito ordinario, che prestano a breve, e società finanziarie che operano sul medio-lungo termine.
Contro eventuali strategie di dumping e di “esportazione della recessione” da parte di paesi extra-Ume, bisogna contemplare un sistema di apertura condizionata dei mercati, dei capitali e delle merci. L’apertura può essere piena solo se si attuano politiche convergenti di miglioramento degli standard del lavoro e dei salari, e politiche di sviluppo coordinate.
≈≈≈
Siamo ben consapevoli della distanza che sussiste tra le nostre indicazioni e l’attuale, tremenda involuzione del quadro di politica economica europea.
Siamo tuttavia del parere che gli odierni indirizzi di politica economica potrebbero rivelarsi presto insostenibili.
Se non vi saranno le condizioni politiche per l’attuazione di un piano di sviluppo fondato sugli obiettivi delineati, il rischio che si scateni una deflazione da debiti e una conseguente deflagrazione della zona euro sarà altissimo. Il motivo è che diversi Paesi potrebbero cadere in una spirale perversa, fatta di miopi politiche nazionali di ”austerità” e di conseguenti pressioni speculative. A un certo punto tali Paesi potrebbero esser forzatamente sospinti al di fuori della Unione monetaria o potrebbero scegliere deliberatamente di sganciarsi da essa per cercare di realizzare autonome politiche economiche di difesa dei mercati interni, dei redditi e dell’occupazione. Se così davvero andasse, è bene chiarire che non necessariamente su di essi ricadrebbero le colpe principali del tracollo della unità europea.
≈≈≈
Simili eventualità ci fanno ritenere che non vi siano più le condizioni per rivitalizzare lo spirito europeo richiamandosi ai soli valori ideali comuni. La verità è che è in atto il più violento e decisivo attacco all’Europa come soggetto politico e agli ultimi bastioni dello Stato sociale in Europa. Ora più che mai, dunque, l’europeismo per sopravvivere e rilanciarsi dovrebbe caricarsi di senso, di concrete opportunità di sviluppo coordinato, economico, sociale e civile.
Per questo, occorre immediatamente aprire un ampio e franco dibattito sulle motivazioni e sulle responsabilità dei gravissimi errori di politica economica che si stanno compiendo, sui conseguenti rischi di un aggravamento della crisi e di una deflagrazione della zona euro e sulla urgenza di una svolta di politica economica europea.
Qualora le opportune pressioni che il Governo e i rappresentanti italiani delle istituzioni dovranno esercitare in Europa non sortissero effetti, la crisi della zona euro tenderà a intensificarsi e le forze politiche e le autorità del nostro Paese potrebbero esser chiamate a compiere scelte di politica economica tali da restituire all’Italia un’autonoma prospettiva di sostegno dei mercati interni, dei redditi e dell’occupazione.
Adesioni
Nicola Acocella (Università di Roma ‘La Sapienza’), Roberto Artoni (Università Bocconi), Aldo Barba (Università di Napoli ‘Federico II’), Enrico Bellino (Università Cattolica di Milano), Sergio Beraldo (Università di Napoli ‘Federico II’), Paola Bertolini (Università di Modena e Reggio Emilia), Mario Biagioli (Università di Parma), Salvatore Biasco (Università di Roma ‘La Sapienza’), Adriano Birolo (Università di Padova), Giovanni Bonifati (Università di Modena e Reggio Emilia), Bruno Bosco (Università di Milano Bicocca), Paolo Bosi (Università di Modena e Reggio Emilia), Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Katia Caldari (Università di Padova), Rosaria Rita Canale (Università Parthenope di Napoli), Francesco Carlucci (Università di Roma ‘La Sapienza’), Maurizio Caserta (Università di Catania), Lucilla Castellucci (Università di Roma ‘La Sapienza’), Duccio Cavalieri (Università di Firenze), Sergio Cesaratto (Università di Siena), Laura Chies (Università di Trieste), Guglielmo Chiodi (Università di Roma ‘La Sapienza’), Roberto Ciccone (Università Roma Tre), Giorgio Colacchio (Università del Salento), Lilia Costabile (Università di Napoli ‘Federico II’), Francesco Crespi (Università Roma Tre), Carlo Devillanova (Università Bocconi), Carmela D’Apice (Università Roma Tre), Marcello De Cecco (Scuola Normale Superiore di Pisa), Pasquale De Muro (Università Roma Tre), Elina De Simone (Università Orientale di Napoli), Giancarlo De Vivo (Università di Napoli ‘Federico II’), Davide Di Laurea (ISTAT), Amedeo Di Maio (Università Orientale di Napoli), Antonio Di Majo (Università Roma Tre), Fernando Di Nicola (ISAE), Giuseppe Di Vita (Università di Catania), Leonardo Ditta (Università di Perugia), Sebastiano Fadda (Università Roma Tre), Riccardo Faucci (Università di Pisa), Alberto Feduzi (Università Roma Tre), Stefano Figuera (Università di Catania), Massimo Florio (Università di Milano), Giuseppe Fontana (Università del Sannio), Guglielmo Forges Davanzati (Università del Salento), Saverio Fratini (Università Roma Tre), Lia Fubini (Università di Torino), Stefania Gabriele (ISAE), Pierangelo Garegnani (Università Roma Tre), Andrea Ginzburg (Università di Modena e Reggio Emilia), Enrico Giovannetti (Università di Modena e Reggio Emilia), Claudio Gnesutta (Università di Roma ‘La Sapienza’), Augusto Graziani (Università di Roma ‘La Sapienza’), Andrea Imperia (Università di Roma ‘La Sapienza’), Bruno Jossa (Università di Napoli ‘Federico II’), Paolo Leon (Università Roma Tre), Sergio Levrero (Università Roma Tre), Paolo Liberati (Università Roma Tre), Stefano Lucarelli (Università di Bergamo), Giorgio Lunghini (Università di Pavia), Vincenzo Maffeo (Università di Roma ‘La Sapienza’), Ugo Marani (Università di Napoli ‘Federico II’), Maria Cristina Marcuzzo (Università di Roma ‘La Sapienza’), Ferruccio Marzano (Università di Roma ‘La Sapienza’), Fabio Masini (Università Roma Tre), Giovanni Mazzetti (Università della Calabria), Luca Michelini (Università LUM), Salvatore Monni (Università Roma Tre), Mario Morroni (Università di Pisa), Marco Musella (Università di Napoli ‘Federico II’), Oreste Napolitano (Università di Napoli ‘Parthenope’), Sebastiano Nerozzi (Università Cattolica di Milano), Mario Nuti (Università di Roma ‘La Sapienza’), Guido Ortona (Università del Piemonte Orientale), Ugo Pagano (Università di Siena), Daniela Palma (ENEA), Antonella Palumbo (Università Roma Tre), Sergio Parrinello (Università di Roma ‘La Sapienza’), Marco Passarella (Università di Bergamo), Rosario Patalano (Università di Napoli ‘Federico II’), Stefano Perri (Università di Macerata), Cosimo Perrotta (Università del Salento), Fabio Petri (Università di Siena), Antonella Picchio (Università di Modena e Reggio Emilia), Marco Piccioni (Università di Napoli ‘Federico II’), Federico Pirro (Università di Bari), Massimo Pivetti (Università di Roma ‘La Sapienza’), Felice Roberto Pizzuti (Università di Roma ‘La Sapienza’), Elena Podrecca (Università di Trieste), Paolo Ramazzotti (Università di Macerata), Fabio Ravagnani (Università di Roma ‘La Sapienza’), Riccardo Realfonzo (Università del Sannio), Angelo Reati (ISEG), Sergio Rossi (Università di Friburgo), Francesco Scacciati (Università di Torino), Giovanni Scarano (Università Roma Tre), Roberto Schiattarella (Università di Camerino), Ernesto Screpanti (Università di Siena), Annamaria Simonazzi (Università di Roma 'La Sapienza'), Riccardo Soliani (Università di Genova), Luca Spinesi (Università di Macerata), Antonella Stirati (Università Roma Tre), Francesca Stroffolini (Università di Napoli ‘Federico II’), Stefano Sylos Labini (ENEA), Valeria Termini (Università Roma Tre), Mario Tiberi (Università di Roma ‘La Sapienza’), Guido Tortorella Esposito (Università del Sannio), Paolo Trabucchi (Università Roma Tre), Attilio Trezzini (Università Roma Tre), Pasquale Tridico (Università Roma Tre), Domenica Tropeano (Università di Macerata), Vittorio Valli (Università di Torino), Michelangelo Vasta (Università di Siena), Alessandro Vercelli (Università di Siena), Carmen Vita (Università del Sannio), Adelino Zanini (Politecnica delle Marche), Gennaro Zezza (Università di Cassino).
La Lettera degli economisti è stata firmata da docenti e ricercatori di Università o di Enti di ricerca nazionali ed esteri. Promotori dell’iniziativa sono Bruno Bosco (Università di Milano Bicocca), Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Roberto Ciccone (Università Roma Tre), Riccardo Realfonzo (Università del Sannio), Antonella Stirati (Università Roma Tre). Gli economisti che intendono aderire possono scrivere a info@letteradeglieconomisti.it specificando nome, cognome e università o ente di appartenenza.
Comprehensive list of Slate and Tablets to debut in 2010
By
2010 is the year of a new generation of mobile computing products called the SLATE PC. Slate PC’s bridge the gap between a Laptop, a Smartphone and a Netbook. Although a Slate PC is currently not a replacement as of yet for your main Computer, it is a viable alternative to other mobile devices such as E-Readers and Laptops.
Slate PCS primarily are a full color, multi touch screen devices that have dedicated applications to common day to day tasks. The Applications available are reletive to the operating system and manufacturer and overall community Support. Common Operating systems for Slate PCS is Google Android, Windows CE, Apple OS, Google Chrome and other proprietary systems.
Most Slate PCS all share the same type of processors made by the top two companies, Intel Atom, Nvidia Tegra as the processors of choice.
For internal memory or RAM, common Slate Configurations feature between 1 and 2 Gigs of non-expandable memory. Storage depends on internal Storage such as a small hard drive, Cloud Based Storage, or SD or Micro SD Cards.
There are MANY new Slate PCS coming out this year or hitting the market already. We intend with this article to break down every single Slate PC that has a strong chance of being delivered sometime during 2010. If you would like to read more about any of the Slate or Tablet PC’s we talk about, please click on the Title of the Slate.
Also, we will update this thread as new Slates and Tablets are announced, so make sure you keep checking back for updated information, new slates and tablet PC’s
Apple iPad – The Apple iPad is the device that single-handedly justified a tablet market for many manufacturers. It has a simple operating system based on the iPhone, a 10-inch touchscreen, fantastic battery life (10 hours) and access to hundreds of thousands of apps that can collectively do just about anything. It’s not perfect, but it set a high standard. Base models start at $500 for 16GB of storage and Wi-Fi; price goes up for 3G connections and more storage. The Huge draw about the Apple iPad is the amount of applications available (hundreds of thousands) and day to day functionality such as Email, Internet browsing and E-Book Reading.
Notion Ink Adam – The Adam is one of the most promising tablets yet to come. It has a special 10-inch touchscreen that can act as a regular luminescent screen or switch off the backlight to act like an e-ink screen, the kind common in e-book readers. The Adam tablet runs dual-core ARM Cortex A9 CPUs bearing Nvidia Tegra 2 System-on-a-Chip. Adam will come with 10-inch Transreflective LCD PixelQi screen supporting 1024×600 at the same time. Notion Ink claims that Adam offers 16 hours of web browsing. The Adam also boasts of a 160 hour run time in backlighting off mode. While Apple sticks to Safari for iPad, Adam tablet will have Firefox and Chrome web browsers to support. For storage expansion, Adam has SD card slot while Apple sticks to SSD options with 16GB, 32GB and 64GB storage options. For wireless connectivity Adam again has Wi-Fi, 3G and Bluetooth, just like in the iPad. Apart from that, the Adam has ambient light sensor, RF sensor, Assisted-GPS, proximity sensor, accelerometer and touchpad. Adam also offers HDMI and three USB ports. Although the Adam is delayed allot due to internal component conflicts, it should retail for $549.00 and should be available in September.
Neofonie WeTab – The WeTab used to be called the WePad, but Berlin based, Neofonie wisely decided to change the name to “differentiate” it from the competition, namely the iPad. The WePad is a Google Android tablet with 11.6 inch touch screen display, 1.66GHz Intel Atom processor, 16GB of flash storage, Wi-Fi and Bluetooth 2.1, and 1.3 megapixel camera starting at $611 and will have another model with a 3G-32GB version that will be available for $774 USD. The We-Pad launch date according to the company is August 2010.
Other notable features include memory card reader, two USB sockets, audio output, accelerometer, ambient light sensor, stereo speakers and Flash and Adobe AIR support. Additionally, the WePad will also come touting HDMI out as well as a Broadcom Crystal HD video accelerator for 1080p video playback.Despite the impressive list of specs, the company lists a battery life of “around” six hours. Meanwhile rival Apple boasts a 10-hour life for its iPad tablet. The WePad also weighs in at 800g with an 11.6-inch display.
Fusion Garage Joojoo – Conceived as a tablet PC that is well suited for anytime web browsing, the JooJoo is a browser based device that has taken a lengthy time for its launch, but is available for order now. The dominating feature of this device is its screen, and a 12 inch display at that. It is a capacitive touchscreen with a resolution of 1366 x 768 pixels. The JooJoo boots up in 7 seconds flat and the rest of its operations are indeed snappy. This can be attributed to it being equipped with the 1.6GHZ Intel Atom N270 processor. It also has 1 GB RAM and a 4 GB solid state drive. Wi-Fi speeds too are quite decent. Fusion Garage has also added an NVIDIA Ion Graphic card on the device just to ensure playing Flash Video in full screen mode is a breeze. The Atom / Ion combo though calls upon the JooJoo’ s battery resources quite generously so that the JooJoo’ s three cell battery is able to support just moderate use like net browsing and playing short videos on the tablet for only about 2.5 hours. The JooJoo $500.00 and just exists in the Cloud, it has no hard-drive.
BlackBerry BlackPad Tablet – Leaked information has the Blackberry Tablet coming out in December of this year. It features an 8.9 Inch screen and will feature OS 6.0. Reports also indicate that Blackberry is partnering with the Marvel technology Group to take care of its silicon needs and the Quanta Company that specialize in hardware manufacturing. This tablet pc will also be the first non-hand held device that Blackberry is making.
Adobe Slate PC - Adobe has put up on display a prototype Tablet PC running Android operating system that is compliant with Flash and Adobe Air at the ongoing Web 2.0 Expo that is being held in San Francisco. And as per reports coming in, the resource-heavy Flash worked in the most perfect manner.
However, the engineers aren’t as forthcoming as Adobe is and are loathe revealing anything apart form that they are partnering with Nvidia. The only other thing that they would reveal is that there would be a barrage of new Tablet PCs running the Android by the end of this year. So there’s still some time before we can come to any sort of conclusion as to how well Flash performs on a real Tablet. Then battery life too is another important consideration that has to be taken into account for a Tablet running Flash.
Archos 9 –The Archos 9 has a 9-inch screen and runs Windows 7 Starter, but the touchscreen uses an older technology that doesn’t support multitouch and the device uses a relatively slow processor. The Archos just does not have the processing power to give a fluid feel while working on any of the application software that it has the capability to run. Instead, it is slow and sluggish in its operations. It is this that happens to be the biggest drawback of the Archos 9, which given its flexibility, can otherwise run sophisticated email and productivity software like the Microsoft Word, which is far better than anything that the iPad or the Gemini has to offer. The other advantage of the Archos 9 is the small webcam that is built into the device. It has Ethernet and USB sockets that make it possible for the Archos 9 to connect to external devices like external hard drive or digital camera.
Archos 7 Home Tablet – Archos’s most recent tablet is smaller and much less expensive than the Archos 9. It has a 7-inch screen that uses the same older touchscreen technology. It has a 7 inch resistive touchscreen with an 800 x 480 pixel resolution. It comes with 8 GB of storage though it can be jacked up further to 32 GB by way of the micro SDHC card. The device is good for 720p HD video playback. So if you are looking for a device that can let you watch HD videos, view photos, browse the net and check emails, the Archos 7 fits the bill perfectly. However, the Archos 7 not having access to the Android Market does dampen things a bit. Worse, it runs on the Android 1.5, which means even if it has access to the Android Market, the apps won’t be compatible with it. The Appslib store though helps things by making available the apps needed with the Archos 7. It retails for $199.99 and is a budget entry level Slate/Tablet PC.
HP Hurricane WebOS Tablet – With HP’s recent acquisition of the Palm, there were speculations that it might dump the Windows 7 operating system in favour of the Palm Web OS for its Slate PC project. Well there is rumour that HP might have dumped the entire Slate project altogether and instead has a tablet PC pieced together that has been codenamed the Hurricane. And the good thing is the Hurricane WebOS tablet might be with us as early as this summer itself. HP was scheduled to come up with its Slate PC sometime around June. Now with the Hurricane coming into the picture, it seems HP might be using the hardware from the Slate project while picking up the Palm Web OS that it now has access to after buying out the company. As per reports from a company insider, the Hurricane would run the latest operating system that is doing duty on some of the most recent Palm smartphones such as the Pre or the Pixi. The end result, there is going to be one more tablet to capture our imagination though this time, it’s one of the biggest players in the PC segment that is out to pamper us with a tablet PC. This alone can perhaps explain the lightning fast introduction of a tablet, which surely would have taken more time had it been built from scratch.
HP Slate Windows 7 Slate – Although rumours transpire that this device was scrapped, it is not the case. Top brass at HP admit this will be released sometime this summer for $549. Its base configuration, which has a 8.9-inch 1024 x 600 capacitive multi-touch display, a 1.6GHz Atom Z530 processor with UMA graphics and an accelerator for 1080p video playback (we’re assuming it’s a Broadcom Crystal HD chip), 32GB of flash storage and 1GB of non-upgradeable RAM.
There is also a new version $599 with 64GB of storage, and both models will have a five-hour battery, an SDHC slot, two camera, a USB port, a SIM card slot for the optional 3G modem, and a dock connector for power, audio, and HDMI out.
It looks like for software it will be running an off-shoot of the Windows 7 platform. HP has also partnered up with Adobe which means you will see great support for a full multi-media internet experience. You will also be able to multitask on this device.Dell Mini 5 – The Dell Mini 5 incorporates a 5 inch WVGA multi-touch touchscreen and features capacitive buttons up front. The display comes with a resolution of 800 x 480 pixels and runs the latest version of the Android, which means it can be the Android 2.1 version doing duty on the Streak 5 or maybe even Android 2.2 Froyo. It has a built in 5 MP auto focus camera with LED flash along with a front-facing VGA camera. At its core is a 1 GHz Snapdragon processor. Connectivity options on the Streak includes Wi-Fi and Bluetooth and is 3G enabled. It supports GPS and has 1.63GB of internal storage capacity, which can be increased further via the MicroSD card slot. Powering the device will be a 1300mAh battery pack.
Apart from being a tablet, the Streak 5 can also double up as a smartphone, though there are doubts in some quarters whether at 8-ounce and with a thickness of 0.39 inches, will it be compact enough to be used as a replacement for a phone or with just a 5 inch screen, if it can take up the job of a laptop pc. While it’s a bit too hefty for being a smartphone alone, it’s too small to be branded a laptop replacement. However, there are reports in some quarters of Dell having a slew of devices with bigger sized screens up its sleeves that will make them a worthy contender in the Tablet PC segment. It will be released in June in Europe and have a July release in the USA.
Dell Looking Glass – ‘Looking Glass’ is what the new Tablet PC from Dell is going to be known as. It shares a lot of commonality with the 5-inch Streak and among the few things that make the Looking Glass different from the 5-inch Streak are a bigger 7-inch display and a Tegra 2 processor. Also, the new Dell Tablet will be running Android 2.1 unlike Android 2.0 that the 5-inch Streak is based on.
The Looking Glass will also have a forward facing 1.3 mega pixel camera, while also being compliant with Wi-Fi b/g/n, Bluetooth 3.0 and 3G connectivity options. There’s also a TV tuner module that you can opt for and will let you watch digital TV in ATSC, ATSC-MH and DVB-T, which means it is good enough to play North American or European TV channels.
The Looking Glass will also be compatible with Mp3, WMA, AAC, AAC+, eAAC+, AMR, Midi and WAV audio formats and supports H.263/H.264, 3GP, MPEG4, WMV and FLV video formats. Further, the new Dell tablet will also feature USB 2.0, a G-sensor, A-GPS, and e-compass. Power comes from a 2100 mAh battery.
The Dell tablet will have a RAM of 4GB with another 4GB of flash memory while the SDHC Slot will allow memory to be stretched up to 32GB. However, on the flip side, the new Dell Looking Glass has a resolution of 800 x 400 which is the same as in the Streak in spite of there being an increase in screen size by 2 inches.
Weighing just 17.6 ounces, the Looking Glass sports extremely compact dimensions of 7.8 x 5.12 x 0.5 inches and should be there for the taking from this November onwards.
Hanvon TouchPad – The Hanvon Touchpad BC10C, as the Tablet is designated, comes across as a sleek device featuring a multi-touch screen. The new Windows 7 has been selected to be the OS while at the core; there is the 1.3GHz Celeron M ULV 743 processor. It boasts of GMA4500 graphics and has some smart features ranging from Wi-Fi and Bluetooth to hard disk space where one can opt for 250GB to all the way up to 320GB.
Among the other enticing features the Hanvon Touchpad BC10C comes with include dual internal microphone along with speakers, port for attaching a MIC and speaker, 5 + 3 shortcut buttons, SD Card slot, Mini HDMI out, VGA out dongle, webcam 2 x USB and so on.
All of this while sporting extremely compact dimension of 253mm x 168mm x 18.4mm and weighing just about 980 gms. Its makers have firmed up plans to let the whole world have a taste of the Hanvon Touchpad BC10C. So it won’t be just confined to Chinese shores and will be out to conquer the entire world soon. It was launched in china just last month and the US and Europe is slated to be its next destination. As per reports now available, the Hanvon Touchpad BC10C is likely to sport a price tag of about $877 when it reaches Uncle Sam’s backyard
Google Slate – We reported last month that Google was working on a Slate/Tablet PC, to be released later this year. The big news today according to a Wall Street Journal article has USA Telecommunications giant Verizon Wireless partnering about with Google, to release a Slate PC.
In an interview with the Wall Street Journal, Verizon chief executive Lowell McAdam confirmed that his company was collaborating with Google, although cohesive details were sparse. Lowell simply told the Journal, “We’re looking at all the things Google has in its archives that we could put on a tablet to make it a great experience.” Meanwhile, in an interview with Bloomberg, Verizon VP of corporate communications Marquett Smith announced that their new Slate PC will run on Google’s Android operating system she also went on to elaborate that further details will be available in the next week. The Verizon and Google partner makes sense, as Apple such an exclusive deal with AT&T on everything, Verizon is the odd man out not having a computing mega power, and that’s where Google comes into Play. Verizon and Google do have a successful track record releasing Google’s line of Smartphone’s and many of the new generation of phones all carrying the Android Operating System.
Google has been rumored for the last three months to be nearing completion on its Google Tablet, but so far core details have been murky, forming a partnership for 3G data is the last step to bring the Slate to the market. No doubt the Google Slate will run Android 2.1 and have full access to the Android Marketplace.
Toshiba Tablet – The Toshiba tablet announcement was confirmed by Jeff Barney, manager of digital products for Toshiba America, as the company considers a variety of ‘iPad slaying’ attributes, including a dual screen design with a 10 inch display that runs windows 7. An insider at Toshiba has told us exclusively that they are working with major partner Intel on integrating their latest WiDi technology that would allow their two Slates to connect wirelessly over HDMI to your Television to your television directly. Intel showed this at the CES this year, and a few Toshiba laptops already have adapted this functionality. They also are looking at using Intel’s ARM technology. ARM based ultra-mobile devices will surpass x86-based devices by 2013, a reversal from this past year when 90 percent of the ultra-mobile devices were x86-based.
Nokia Slate – Nokia is working on its own secret tablet and Slate PC, scheduled to reach stores later this year. Nokia has neither confirmed nor denied this startling new development, but industry experts agree it is in development.Foxconn and Nvidia Tablet – NVIDIA has teamed up with Foxconn with the intention of churning out tablet PCs that some believe can shake up the Tablet PC segment that currently has a single ruler – the iPad. Featuring an 8.9-inch capacitive multi-touch widescreen that boasts of a resolution of 1024 x 600 pixels and a display of 720p HD, the sleek Tegra 2 powered tablet was there to be seen at the Google IO conference. The tablet on display was used to demonstrate the Android game Backbreaker.
The Tablet PC however is firmly in prototype territory though the little that have been known till now of the tablet is pointing to a device that will have a Tegra 2 processor with a clock speed of 1GZ at its core, which incidentally is the same that the iPad can boast of. It will be running the Android OS, though the specific version again is a mystery as of now though with the Android 2 being recently unveiled, it’s likely to be the preferred OS for the new device. The Tegra 2 chip includes a dual core Cortex A9 ARM-based processor with Nvidia graphics and is touted to be a generation ahead of the silicon that the A8 chip of the iPad is based on since the all new ARM Cortex A9 architecture is able to deliver 25 percent more power than Cortex A8 core of the iPad.
Other technical details available include 1 GB of RAM along with other stuff like a forward facing in built camera, an SD card slot and a micro SD card slot. There’s a SIM card slot as well that would make for easy access to 3G services. Apart from these, the tablet on display also had twin USB ports along with microphone and headphone jacks and a docking port. The tablet will be WiDi ready and will come incorporated with an accelerometer. Then the tablets are also likely to have a HDMI port. The display tablet also had a thickness of just 0.4 inches though NVIDIA has confirmed that the more recent prototypes are slimmer and lighter thereby enhancing its go anywhere appeal.
ExoPC Tablet – The Windows 7 Slate PC will come with a Broadcom Crystal HD BCM70012 graphics chipset, which will make the ExoPC to be compliant to 1080p HD video playback. The Crystal HD chipset is capable of accelerating H.264, VC-1, WMV and MPEG-2 video files and is known for its extremely low energy demands. The Crystal HD chipset replaces the Intel GMA950 chipset that the ExoPC was previously known to come integrated with.The capacitive touchscreen measures 11.6 inches – up from 8.9 inches that was previously reported – and as per the latest news available, there is an upgrade in the screen resolution as well. So the display now has a resolution of 1366 x 768 pixels instead of a resolution of 1024 x 600 pixels that was listed before.
Everything else however remains the same. So the ExoPC will still be based on the Intel Atom N270 processor having a clock frequency of 1.66GHz and will have a 2GB DDR2 RAM. The ExoPC also come integrated with Wi-Fi 802.11 b/g/n, Bluetooth along with a 10/100 Ethernet connection. Storage on the ExoPC is in the form of an upgradeable 64GB solid state drive which can be stretched further with the use of SD cards. Then the tablet also boasts of 3 USB ports, a SIM card slot, a VGA output and audio in/out. And that’s not all for the ExoPC also incorporates a 1.3 MP webcam.
Samsung S-Pad – As per reports streaming in, Samsung is in the process of putting together a new Tablet PC the highlight of which will be a 7 inch screen. Named the S Pad, the tablet is likely to have at its core an Atom Z550 2GHz processor though there has been no official confirmation of this. However, what seems likely is that the S Pad will incorporate built in Wi-Fi and 3G features and will also provide for a desktop dock complete with QWERTY input facility.
Samsung has made it known that it wishes to put the S Pad in the market sometime around August though nothing has been revealed as to what might be the cost of the S Pad when it is launched. The inkling that Samsung was definitely up to something was always there, what with the company having revealed in March itself that it would like to have an offering in the tablet segment that won’t just be a ‘glorified MID’.
Aigo N700, N450, and N400 Tablet PC - Loaded with many innovative features the Aigo N700 might well turn out to be the tablet pc to watch out for. Going by the specifications of the much awaited N700, the tablet is going to run the Android 2.1 OS and will have a NVIDIA Tegra 2 graphics chipset. Processing power for the Aigo N700 comes from a 1GHz ARM Cortex A9 and comes equipped with a 512MB of 667MHz DDR2 RAM. Memory options include 4GB, 16GB and 32GB of flash storage.
The 7 inch multi touchscreen display has a resolution of 800 x 480 pixels and measures 8.19 x 4.8 x 0.55 inches in size. This combined with a weight of just a shade above one pound makes this device truly portable. Powering the Aigo N700 are two 3120 mAh batteries which is quite impressive for a device of this size.
Among the other features that the N700 boasts of include integrated Wi-Fi, Bluetooth 2.1, MicroSD slot, HDMI output, SIM, a USB port and audio in and audio out. Plus the N700 also incorporates 3G (WCDMA/EVDO/TD-SCDMA) while also being 1080 pixel HD compliant. The N700 has a few buttons on the right side that invokes the menu, volume control, search and back options.
The device however bears some striking resemblance with the Compal tablet that was unveiled at the CES held earlier in the year. There are no details available as to when the N700 might hit the market or what it might be priced at, though experts opine that it might be selling at around the $300-$400 when it becomes available. However, there is news that Aigo will come up with smaller offering in this version with 4 inch and 5 inch screen sizes and appropriately named the N400 and N 500.
ICD Gemini – Based on the NVIDIA Tegra 2 1GHZ processor along with 512 MB of DDR RAM, the Gemini is turning out to be one feature rich device. It has an expandable SD Card slot, a micro USB port and a forward facing webcam with a resolution of 2 MP. Then there’s also a back facing camera with an even better resolution of 5 MP. There is plenty more, like ambient light sensor, USB ports, accelerometer, magnetometer and a dockable charging feature. It is also slated to have GPS and a replaceable 40 WH battery. And if that’s not all, there’s even a FM radio.
The Gemini will have a multi-touch screen measuring 11.2 inches and with a resolution of 1366 X 768, which works out to an impressive 720p HD. Running on the Android OS, Gemini also has additional 4GB as flash storage giving an astounding 1080p video support.
There is uncertainty over dates when the release would actually occur though rumour has it that it might begin appearing in showrooms from August this year. Also, being so feature rich the cost of the gadget maybe frightfully high, which will put it out of range of the masses. But then again, there is rumour that the Gemini will be priced in the $500 – $600 range. The price is expected to lower further given the talk of ICD subsidizing the Gemini through deals with mobile companies, something they are up to with their Vega Tablets. ICD is also keen to include a cell phone plan, which will lead to further reduction in price since Gemini can also be used to make calls.
Haleron iLet HAL 10 – iLet Mini HAL costs $199 and is already for sale It has one of the latest Atom processors (N450 1.66GHz), runs Windows 7 on a 10-inch multi-touch screen, has 160GB of storage and has a built-in webcam, all for $589. It features an 800×480 touch screen display, Marvell PXA303 624 MHz CPU, 265MB NAND flash memory, 128MB Mobile DDR system memory, and WI-FI, 3G and Micro SD slot for up to 16GB capacity. Nicknamed HAL, this tablet offers the best in mobile computing and muti-media experience. Featuring the new Intel Atom N450 dual threading processor 160GB HDD, coupled with a 1GB RAM. It features a 10 inch multi-touch screen and has a resolution of 800×480.
Marvell PXA303 624 MHz CPU, 265MB NAND flash memory, 128MB Mobile DDR system memory, and WI-FI, 3G and Micro SD slot for up to 16GB capacity As an eReader, it is one of the few that offers the 3G high speed download option and full color reading experience. The Accelerometer G Sensor (Screen Rotates with movement), allows you to rotate images by simply turning the screen.
ASUS EeePad – Asus has revealed that a Tablet PC is definitely in the making. The new device is going to be 3G enabled so that you are ‘always connected to the Net’. Company sources has also confirmed that the Eee will be powered by the Arm processor though it still is in rumour stages as to whether it will be carrying the NVidia’s Tegra 2 chipset. What is also sure is that special emphasis is going to be accorded to the UI of this touchscreen interactive device. And they have taken up the iPhone as the standard in this aspect. For what they believe is that it is the excellent UI of the iPhone that has contributed to the stupendous success of this device, which otherwise can still be improved upon on the quality front. Asus is also noncommittal as far as the price of the Eee is concerned, which many believe will be around the $500 mark.
Alessi Slate PC
– The Italian design house Alessi has a better presence in the field of kitchenwares. But it seems they do not wish to remain content with just that and their recent unveiling of an android based Tablet PC at an Italian design fair is prove enough of it.A unique aspect of the Alessi touchscreen PC is its charging dock on which the PC can be placed at a low screen angle for charging. Or you can disconnect it and turn it around if you want to view the PC at a steeper angle. The stand is housed in the front end of the Tablet, which is also the place where speakers, the USB and SD card slot, Wi-Fi antenna as well as a HDMI is located.
Company claims a battery life of up to 6 hours between full charges. Being the makers of kitchenwares, the AlessiTab is likely to be used as a kitchen countertop tablet where cooking videos can be viewed while Android recipe apps too can be availed of. Company sources revealed that the AlessiTab is will most probably hit the market on September 2010 and will be priced competitively at around €300 which comes to about $403.00
Velocity Micro Slate PC – There is one more player that is betting big on Tablet PCs. And the Tablet that Richmond USA based company Velocity Micro believes will bring them the riches is the CruzTablet and CruzReader. As has become the norm that precede the release of every tablet or slate pc, there isn’t much official information available as regards the two slates though what we do know is that both the slates will run Android 2.1 and will have 7-inch capacitive multi-touch screens. Also, both the tablets will have an 800MHz processor and will be compatible with Adobe Flash.
The CruzReader - At $199.99 is more affordable of the two and shares the same case and 7-inch color touchscreen as the CruzTablet. Apart from that, there’s a headphone, speaker, MIC and USB port. The tablet will support video playback and will come with web browser, accelerometer and a user replaceable speaker. An SD card slot will allow you to increase memory further while the open portal content app store will let you have e-books and apps of your choice in the most hassle free manner. The tablet, measuring 7.5 x 5.6 x 0.6 inches will score high on portability as well. It will retail for $299.99 and will be out towards the end of the year.
The CruzReader at $199.99 is more affordable of the two and shares the same case and 7-inch color touchscreen as the CruzTablet. Apart from that, there’s a headphone, speaker, MIC and USB port. The tablet will support video playback and will come with web browser, accelerometer and a user replaceable speaker. An SD card slot will allow you to increase memory further while the open portal content app store will let you have e-books and apps of your choice in the most hassle free manner. The tablet, measuring 7.5 x 5.6 x 0.6 inches will score high on portability as well. It will retail for $299.99 and will be out towards the end of the year.
iiView M1Touch Tablet PC – To begin with, the iiView M1Touch does have an impressive spec sheet to boast of. Like it’s got an Intel Atom N450 processor at its core with a clock speed of 1.66GHz. It has 2GB of RAM though there’s also a version that has 1GB of memory. Storage space options include a 160 or a 250GB HDD and comes pre-loaded with the Windows 7 Home Premium. Company sources revealed there will actually be four versions of the tablet.
A 10.1 inch multi-touch screen with a resolution of 1024 X 600 pixels makes up the front of the iiView M1Touch. The tablet also comes loaded with other goodies like an accelerometer, a 4-in-1 card reader and a USB port. Then there’s an in-built camera as well. Also, if it is about killer looks, the iiView M1Touch is right there with good build quality and a sleek design. In fact, it does sport a striking similarity to an iPod Touch, iPhone or the iPad.
However, at 11.4 x 5.9 x 0.8 inches, it isn’t exactly a compact device. And tipping the scales at quite a huge 2.65 pounds, it definitely is on the heavier side. Another area where the iiView M1Touch is let down is on the battery department since just with 3 hours of back up time, the iiView is nowhere near iPad territory that has a backup time of over 10 hours. Battery life happens to be one of the key aspects of a tablet and anything less than at least 8 hours is quite rue some. It should retail for around $500 and is expected to launch by the end of May.
Lenovo IdeaPad U1 Hybrid – The IdeaPad U1 carries the Hybrid name with good reason. It actually looks like a netbook, but the screen can detach from the keyboard to create an independent tablet. In tablet mode, the 11.6-inch touchscreens runs on a Linux operating system with a Snapdragon processor. In netbook mode, when the screen is docked with the keyboard, it suddenly becomes a Windows 7 machine running an Intel Core 2 Duo CULV processor. Such features make it versatile, but not the most powerful. Lenovo plans to sell it for $1000 this summer.
Electrovaya Scribbler 4000 Tablet PC – The Scribbler 4000 sports an Intel Core 2 Duo ULV processor that runs Windows Vista Business. Memory choices are either 1GB or 2GB SDRAM with storage options running from 60GB SMART SATA all the way up to 160GB.
Besides a detachable keyboard, other features for the Scribbler 4000 include a Wacom digitizer, Bluetooth, 1.3-megapixel camera, and both voice and fingerprint recognition. The 12.1-inch touchscreen also has a 180-degree viewing angle.
Camangi WebStation – The system runs Android 1.5 through its 7-Inch (800×480) glass touchscreen display, plus you get Wi-Fi (b/g), GPS , MicroSD reader, 2MP camera, .3MP webcam and a USB port that can always add 3G or an external keyboard. It comes in three different colors and CPU: Marvell PXA303 624MHz, and 128MB Mobile DDR. It is on sale right now with a recent price reduction from $400.00 to $200.00
OpenPeak OpenTablet7 – Despite a lackluster keyboard and a UI that’s still in development, the OpenTablet 7 at least looks like a winner. It’s got Intel’s next-generation, 1.9GHz Moorestown processor running the show and a 1080p front-facing camera, along with HDMI out and a MicroSD slot. The screen is 7 inches and displays a custom interface, no word on release date or price yet.Orphan X10 Mid APAD - Firstly at $189.00 it certainly is affordable, and priced competitively with the upcoming Archos 7 Tablet and the Eken M001 Tablet. The Choice of Windows CE 6.0 is strange, considering that operating system is all but dead, with the upcoming Windows 7 Mobile release.
The Screen size is seven inches and LCD, with a resolution of 800×480, which may leave something to be desired for. The X10 MID Apad boasts Telechips 8901 720Mhz ARM 11 processor and has 256MB DDR2 RAM. The X10 Tablet PC also has Built-in 2GB NandFlash and TF Card (MicroSD) extension slot – insert up to 32GB cards. Dimensions: 187 x 115 x 15mm and lastly the x10 mid Apad weighs only 359 grams.
Other features include USB OTG 2.0 & USB Host 1.1 and Built-in 1400mAh lithium battery for super-long standby. Built-1080P HD HDMI video output interface and Built-in Wi-Fi for free internet web browsing. Built-in web camera: 0.3 Megapixel, Click the Email logo to open the camera and talk on Skype, Gmail, MSN, AOL using webcam.MSI Slatebook – MSI will debut the new Tablet PC at the Computex Trade show in June. The MSI Slatebook will have a 10-inch touch screen display, Intel Atom Zxx series processor, built-in 3G and Wi-Fi connectivity. The Operating system will be windows 7 based, so finally a Slate PC will run a full windows OS. Estimates have the Slatebook priced modestly at $500. It also has 2 USB ports, a webcam and a 12 hour battery life. It will go on sale in July.
MSI Android Tablet – MSI is going to first weigh the demand for the MSI Slatebook before it puts into production this Tablet. As per reports coming in, a 10-inch color and touch sensitive screen is going to be the most striking feature of the PC. The PC has been attractively designed with special emphasis accorded to making it extremely light. The sleek new device will have absolute wireless support and will feature quite a handful of aspects that users expect out of a new age tablet. The device though is still in development stages. It’s going to be thin, and this combined with its light weight will give a boost to mobility.
ICD Vega – The Vega is probably the largest display tablet covered so far, featuring a15-inch touchscreen; it’s the size of a normal laptop screen. 1366 x 768 resistive touchscreen, paired with NVIDIA’s Tegra chipset, Android 2.0, integrated Wi-Fi b/g/, Bluetooth 2.1 and 3G WWAN data, with the company expecting to ship the tablet in the first half of 2010 across throughout North America, Europe, Latin America and the Middle East. Other specifications include 512MB of RAM and 512MB of NAND flash; primary storage is via MicroSD card. There’s also a 1.3-megapixel webcam, dual digital microphone array, ambient light sensor and accelerometer, plus a 3.5mm headphone jack. The whole thing measures a neat 373 x 254 x 16 mm, and there’ll be a clever desktop docking station onto which the Vega magnetically attaches and then automatically charges.
That wraps it up for the most comprehensive list on the internet on Slates and Tablet PC’s to debut in 2010. There are a few we left off of the list, mostly because they were canceled projects such as the Microsoft Courier and Acer Slate.
Like this article? Consider Digging and Tweeting it, and don’t forget to support Good E-Reader by subscribing to our monthly Good E-Reader Magazine or our Good E-Reader Radio Show! Let us know what you think of this article by commenting below!
Non solo iPad, TouchPad & WeTab... :-)
14giu2010Non ci credo (del tutto) alla rete partigiana di libertà
Roberto Cassinelli, deputato Pdl, ha risposto a Fabio Chiusi del Nichilista dicendosi disposto a preparare un emendamento per quella parte della legge intercettazioni che riguarda l’intimidazione dei blogger attraverso l’anodina richiesta di una rettifica (il “fascismo burocratico” di cui parla Gilioli). Cassinelli è persona seria e c’è da credere alla sua intenzione di agire.
Sul tema della norma sui blog interviene nella sua rubrica settimanale Guido Scorza. Il giurista prima pensa ad un widget, sostanzialmente un automatismo, che permetta ai rettificatori di rettificare senza dover prender contatto con il responsabile del blog.
E poi sviluppa, Scorza, un ragionamento sulla inarrestabilità dell’informazione in rete, sostenendo, anche lui, la tesi che la rete può semplicemente usare se stessa per battere la legge iniqua: pubblicando eventuali materiali sotto divieto su siti e blog esteri (Di passata: è uno degli argomenti più popolari nelle redazioni dei giornali in questi giorni).
Al netto della fantasia dei nostri censori di stato, che qualcosa potrebbe comunque inventare, posso umilmente dissentire?
Posso dire che non è la stessa cosa?
E posso dire che questo non salverebbe dall’azione penale il giornalista che citasse quella pubblicazione o che la adoperasse anche solo come fonte per un suo successivo lavoro di inchiesta?
E poi la questione chiave: questa impossibilità di approdare sui media mainstream manterrebbe fuori dall’informazione una parte significativa dei cittadini. E una libertà che non è per tutti, non è tale. Come Scorza sa meglio di me.
Non cediamo alla tentazione di pensare che la rete sia più forte del potere. Non è vero. Non credo alla libertà degli utenti esperti e al rincoglionimento di quelli che non usano internet. Un paese così fa schifo lo stesso, anzi è il vero modello di paese non democratico. La censura è sempre selettiva, mai “totalitaria” in modo assoluto. Perfino in Cina.
Ma la questione nodale è un’altra: di intercettazioni ce ne saranno sempre meno, e sarà molto pericoloso pubblicare eventuali materiali registrati da privati a scopo di denuncia anche civile. Quando anche vi fossero, diventerebbe sempre meno possibile “lavorarli” nel quadro di una inchiesta giornalistica. E qui sono certo del dissenso di molti: “non abbiamo bisogno di mediazioni, capiamo da soli”. Credo invece che molto sfascio di questi anni sia venuto dalla mitologia della fonte non mediata. Dalla roba che scotta, non sottoposta al lavoro di mediazione di chi capisce perché è competente di quel campo e che nel suo lavoro contestualizza, interpreta esponendosi a una interpretazione diversa. E’ per questo che i teorici di “Sputtanopoli” trovano più di un consenso.
Presentiamo il nostro emendamento
Mettiamoci una pezza noi
C'è una parte del Disegno di Legge sulle Intercettazioni di cui nessuno parla. Non ne parlano i telegiornali, ma non ne parlano neppure i grandi giornali, come il Corriere o Repubblica. Non ne parlano neppure i piccoli giornali... insomma: non ne parla nessuno. Sono tutti - giustamente - molto concentrati sulla tutela del diritto dei cittadini italiani ad essere informati, e sulla tutela delle tasche degli editori rispetto alle pesanti sanzioni che potrebbero essere loro comminate nel caso in cui pubblicassero stralci di una qualsiasi intercettazione per la quale le indagini preliminari non si siano ancora concluse. Del Diritto di Rettifica applicato ai siti informatici nella rete italiana, invece, non parla nessuno.Il Diritto di Rettifica arriva veramente da lontano. Per la precisione, dal 1948, in un'epoca nella quale non soltanto non esisteva ancora internet, ma la maggior parte delle persone non aveva neppure il telefono. Cosa voleva normare la legge sulla stampa del 1948, all'articolo 8, denominato "Risposte e Rettifiche"? In sostanza sanciva che se io mi fossi sentito diffamato da uno scritto pubblicato su un quotidiano, avrei avuto il diritto di richiedere una rettifica all'editore del quotidiano, il quale avrebbe avuto l'obbligo di pubblicarla, per non più di 30 righe e con le stesse caratteristiche tipografiche, nel tempo massimo di 48 ore. Altrimenti? Altrimenti l'editore sarebbe incorso in una sanzione che all'inizio degli anni '90 è stata riaggiornata ad una finestra compresa tra i 15 milioni e i 25 milioni di vecchie lire. In euro, una cifra variabile tra gli 8 mila e i 13 mila euro.
Bene: con il DDL Intercettazioni l'attuale maggioranza di governo individua l'opportunità di introdurre il diritto di rettifica, pensato nel 1948, nella rete internet italiana del 2010. E lo fa così:
Notare che si introduce anche l'obbligo di pubblicare la rettifica senza nessuna possibilità di aggiungere commenti, in palese contraddizione con la libertà di espressione, consegnando di fatto le chiavi di casa propria senza avere la possibilità di proferir parola.28. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
- dopo il terzo comma e` inserito il seguente: «Per le trasmissioni radiofoniche o televisive,le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilita` della notizia cui si riferiscono»;
- al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;
Ora, qual'è il pericolo che si ravvisa nell'introdurre il Diritto di Rettifica, così come è stato pensato nel 1948, nella rete italiana del 2010? Sgomberiamo immediatamente il tavolo da ogni dubbio: qui non c'è nessuno che davvero voglia impedire a qualcuno che dovesse sentire lesa la propria reputazione di rettificare con un proprio scritto nel quale controbattere con le argomentazioni più opportune. Semmai è vero il contrario, e cioè che talvolta si soffre per la mancanza di inclinazione al dialogo. Cominciamo però dal ribadire che è una norma, questa, che non trova corrispondenze in nessun altra democrazia cosiddetta liberale, e questo dovrebbe indurci a fare qualche riflessione. Ma soprattutto, per come è stata formulata, la norma presenta aspetti molto ostici.
Per esempio, la definizione si applica ai siti informatici. Ma che cos'è un sito informatico? Beh, qualsiasi cosa che sia raggiungibile mediante il protocollo http, che sia esposta nella forma di una pagina web e che permetta di mostrare qualcosa nella finestra di un browser, quella può definirsi a tutti gli effetti sito informatico. Vogliamo davvero sostenere che qualsiasi cosa compaia sulla rete nelle forme suddette debba soggetta alla normativa sul diritto di rettifica? Non so, tanto per capirci: il supermercato online che consente l'acquisto dei suoi prodotti, tra i quali magari ve n'è uno che richiama il cognome di un tizio, chessò... il signor Pomodoro, il quale potrebbe sentirsi gravemente leso perché il suo nobile lignaggio è accostato all'immagine di una verdura - fatto di una gravità inaudita - ecco: anche quello è un sito informatico. Deve consentire il diritto di rettifica? Il signor Pomodoro dovrebbe avere la possibilità di replicare con un testo non superiore alle 30 righe, da applicarsi con le stesse modalità grafiche, portando così alla situazione assurda che sotto all'immagine del pomodoro potremmo trovare scritto "Il signor Pomodoro ribadisce di non avere nulla a che fare con verze, zucchine e carote?". Non avrebbe certamente senso, ma tale è l'interpretazione che dal testo della legge se ne potrebbe trarre. Meglio sarebbe stato se avessero specificato che "per i blog, e più in generale per i siti di informazione, è introdotto il Diritto di Rettifica". Sarebbe stato più onesto.
Ma la parte più ostica di questa nuova/vecchia disciplina è rappresentata dal vincolo improrogabile delle 48 ore. Se è vero infatti che una testata tradizionale ha una struttura di ricezione delle richieste di rettifica e, di certo, uno studio legale alle spalle, il blogger non ha niente a che fare con tutto questo. Un blog è una realtà che va avanti tra mille difficoltà, con i propri mezzi. Spesso - come nel caso di Byoblu.Com - è condotto da una persona sola. Niente di più facile dunque che un blogger non abbia temporaneamente la connessione ad internet, o che magari gliel'abbiano staccata per morosità, o auguratamente che abbia deciso di farsi un week-end con la sua fidanzata, oppure ancora che sia fuori per un'inchiesta e l'eventuale richiesta di rettifica venga ritirata da un familiare che nulla sa della rete nè di come pubblicare un testo su un blog. In tutte queste situazioni un blogger avrebbe sicure difficoltà nell'ottemperare ad una richiesta di rettifica in sole 48 ore. Con la spiacevole conseguenza che chiudere un blog scomodo diventerebbe un gioco da ragazzi: basterebbe fargli pervenire una richiesta di rettifica quando è noto - perché pubblico - che il suo autore è magari in vacanza, per comminargli una sanzione di 13 mila euro a fronte della quale ogni blog indipendente sarebbe condannato a morte certa.Non soltanto dunque i blog condotti da privati cittadini sarebbero indotti a chiudere, in aperto contrasto con lo spirito rinascimentale che vuole invece agevolare e incentivare la partecipazione democratica dei cittadini al processo di formazione culturale in tutta Europa e oltreoceano, ma coloro che vorrebbero avvicinarsi a questo processo democratico ne sarebbero dissuase, per la paura di vedersi comminare sanzioni così pesanti alle quali non sarebbero in grado di fare fronte.
E così, siccome la rete non la sta difendendo nessuno, siccome rischiamo di far precipitare la rete italiana in un medioevo digitale, e siccome anche la stessa opposizione latita su questo argomento, mi sono preso la briga di contattare un parlamentare interno alla maggioranza stessa, che in passato si è speso a favore della rete, scongiurando in più occasione alcuni pericoli reali. Mi riferisco all'On.Cassinelli, il quale mi ha detto di essere consapevole di questa grave minaccia, e di avere già provato a buttare giù una bozza, un draft contenente una proposta di emendamento che, una volta raffinata, potrebbe essere portata in discussione quando il DDL Intercettazioni approderà alla camera per la sua votazione, presumibilmente dopo la pausa estiva. La bozza che Cassinelli propone è la seguente.
PROPOSTA DI EMENDAMENTO
ART. 15
Al comma 1, lettera a), sostituire il secondo periodo con il seguente: «per i siti e le pagine diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, con le stesse caratteristiche grafiche e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono, entro quarantotto ore dalla richiesta se la testata è registrata presso la cancelleria del Tribunale
come disposto dall’articolo 5, oppure entro sette giorni dalla richiesta se il sito o la pagina non è riconducibile ad alcuna testata registrata presso la cancelleria del Tribunale, ed in entrambi i casi devono rimanere visibili per un tempo almeno pari a quello in cui è rimasta visibile la notizia cui si riferiscono ».
Al comma 1, lettera d), sostituire le parole «per quanto riguarda i siti informatici» con le seguenti: «per quanto riguarda i siti e le pagine diffusi per via telematica».
Al comma 1, lettera e), sostituire le parole «o delle trasmissioni informatiche o telematiche» con le seguenti: «o dei siti e delle pagine diffusi per via telematica».
L'idea di Cassinelli, che ringrazio pubblicamente perché sembra essere il solo disposto a fare da sponda alla rete, è quella di differenziare i siti di informazione tra quelli che sono regolarmente registrati al tribunale e quelli che invece afferiscono a privati cittadini, ovvero non sono registrati come testate giornalistiche. Nel primo caso il limite di 48 ore sui tempi di pubblicazione della rettifica andrebbe mantenuto, mentre nel secondo caso il limite slitterebbe fino a 7 giorni.
Inoltre Cassinelli propone di cambiare la definizione dell'oggetto di questa normativa - cioè a chi si applica - da siti informatici a trasmissioni informatiche o telematiche.L'approvazione del DDL Intercettazioni dovrebbe avvenire non prima del settembre prossimo. Quindi, insieme a Cassinelli, si è pensato di affidare alla rete il compito di cercare qualche alternativa, partendo da questa bozza, per mettere insieme le idee migliori e provare a presentarle. In altre parole, cari cittadini digitali, siccome al momento nessuno ci tutela, assumiamoci la responsabilità di elaborare noi qualche idea, e proviamo a sottoporla.
Le proposte verranno inizialmente raccolte sotto forma di commenti a questo articolo. Successivamente sarà possibile accorparle, discuterle nel merito e metterle ai voti.
C'è tempo ma poi neanche molto. Coraggio, diamoci da fare!
L'alternativa è davvero solo il "Medioevo digitale"...