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* Thousands flee Greek fires fanned by strong winds * Fires a test for conservative government * Help from EU allies arrives (Updates with WWF comment, fresh quotes) By Angeliki Koutantou and Dina Kyriakidou ATHENS, Aug 23 (Reuters) - A huge wildfire fanned by strong winds cut a swathe of destruction near Athens on Sunday, burning houses, razing large patches of forest and sending thousands fleeing their homes, authorities said. Dark plumes of smoke hung over the Acropolis as the flames, raging unchecked for a second day, reached the Greek capital's northern suburbs, testing state resources and the conservative government, which is facing a snap election by March. "The fire is raging, rekindled by the constant change in the wind's direction," said fire brigade spokesman Giannis Kapakis. Local authorities used loudspeakers to urge residents of Aghios Stefanos to leave the suburb of 20,000, as flames approached. Many abandoned communities around Athens overnight and some were frantically trying to stop the flames from reaching houses with garden hoses and tree branches. "We are facing a great ordeal," Prime Minister Costas Karamanlis said. "The fire department is making a superhuman effort." The handling of the fire, the biggest since Greece's worst wildfires in living memory killed 65 people over 10 days in 2007, will be crucial for his political fate as snap polls loom. His government, which is clinging to a one-seat majority in parliament, trails the socialist opposition in opinion polls. "Nobody has learned anything from the big fires of 2007," far-right LAOS party leader George Karatzaferis told reporters. "It is a huge disaster and coordination was not the best." Greek authorities declared a state of emergency in eastern Attica on Saturday where the flames seared about 30,000 acres (12,140 hectares) of forest, farming fields and olive groves, saying it was an enviromental disaster. "A significant part of forest has been lost," WWF Hellas conservation director Constantinos Liarikos told Reuters. "This fire will surely affect the Athens region's microclimate." Help from Greece's EU allies started to arrive. Two Italian aircraft joined fire fighting efforts and more were expected from France and Cyprus on Sunday, fire officials said. EMERGENCY MEETING Karamanlis made a helicopter tour of the area on Sunday and chaired an emergency government meeting. The Greek weather service warned winds were not expected to abate before Monday night, hindering fire fighting efforts. The fire broke out late on Friday in the village of Grammatiko about 40 km (25 miles) northeast of the Greek capital and quickly spread to neighbouring villages. A children's hospital and a home for the elderly were evacuated. Police and witnesses said scores of homes were heavily damaged. Twelve aircraft, seven helicopters, 136 fire engines and about 644 firefighters were battling the blaze, fire officials said. Some 340 soldiers were also dispatched to the fires. Summer fires are frequent in Greece, often caused by high temperatures and winds, drought or arson. In the last three days, more than 200 fires have broke out, some on the islands of Zakynthos, Evia, Skyros, and the central Viotia area. Hundreds of fires across southern Europe in July destroyed thousands of hectares of forest and gutted dozens of homes.
Emergenza nazionale in Grecia per gli incendi. Il paese ha chiesto aiuto all'Italia e alla Francia per combattere gli incendi che devastano aree boschive a est e a nord di Atene. «Il fuoco si trova a circa 200 metri dall'ingresso della città», hanno raccontato i testimoni.
Le autorità hanno ordinato l'evacuazione di 20.000 residenti della parte nord della capitale greca, la più minacciata dalle fiamme. Il fumo copre l'Acropoli. Il governo ha dichiarato lo Stato di emergenza. Finora risultano bruciati oltre 12.000 ettari di bosco. Il fronte dell'incendio è di 80 chilometri, è avanzato nella notte favorito dal vento, divorando boschi e abitazioni, e ha costretto le autorità a evacuare ospedali e luoghi in cui si trovano le colonie dei bambini in vacanza. Circa 400 vigili del fuoco lottano contro le fiamme uscite fuori controllo e che hanno raggiunto le zone residenziali di Agios Stefanos, Anthousa, Gerakas e Pallini, a meno di 30 chilometri dalla capitale, dove gli abitanti sono stati costretti a lasciare le case in certe aree. Il rogo ha distrutto circa 12mila ettari di foreste, hanno indicato dei responsabili, mentre numerose case e residenze di campagna potrebbero essere state bruciate, secondo le prime stime dei media greci.
Il grosso incendio è scoppiato venerdì notte in una zona rurale a circa 40 chilometri a nord-est di Atene favorito dai forti venti. Le fiamme hanno percorso una trentina di chilometri verso est, raggiungendo le prime abitazioni del Monte Penteli, ultima barriera prima dei sobborghi periferici della capitale greca, nonostante gli sforzi delle autorità per fermare il rogo. «Ci troviamo davanti a una terribile prova», ha dichiarato ieri sera il premier greco Costas Karamanlis, dopo aver fatto un sopralluogo in elicottero delle zone colpite. Il prefetto della regione di Atene, Yiannis Sgouros, ha affermato ieri che «si tratta del più grave disastro ambientale degli ultimi anni». Intanto due canadair italiani sono in viaggio verso la Grecia, dove supporteranno le operazioni di spegnimento degli incendi boschivi, ha annunciato la Protezione civile, ricordando che la Grecia ieri sera ha chiesto aiuto all'Unione europea. «In risposta all`appello greco - fa sapere il dipartimento - il Governo italiano ha disposto, primo fra i Paesi dell`Unione, l`invio di due aerei Canadair CL415, capaci di rilasciare sulle fiamme seimila litri d'acqua ad ogni lancio». In arrivo anche un canadair francese, secondo un portavoce dei pompieri greci. Le autorità greche hanno decretato ieri lo stato di emergenza e ordinato l'evacuazione degli abitanti della regione. Il premier ha presieduto oggi un vertice straordinario di governo per far fronte all'emergenza incendi: dopo l'incontro con i ministri dell'interno, della difesa, protezione civile e forze armate, Karamnlis ha sorvolato in elicottero la zona devastata dal fuoco. Di fronte all'emergenza il presidente della repubblica Karolos Papoulias sta rientrando dalle vacanze. L'intero apparato antincendio greco è stato mobilitato per fermare le fiamme che avanzano su cinque fronti lungo 30-40 km nella regione dell'Attica, di cui è capoluogo Atene. Finora non ci sono notizie di vittime, ma il rogo ha distrutto diverse case di campagna. Nell'agosto 2007 la Grecia è stata devastata da una serie di incendi che provocò 77 morti e distrusse 250mila ettari di terreno, in particolare nel Peloponneso e sull'isola di Eubea.
Uno studio, fresco di stampa, di due economisti dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr, Daniele Archibugi e Andrea Filippetti, che hanno rielaborato tutti i risultati della recentissima indagine Innobarometer condotta dalla Commissione europea su 5.238 imprese (di cui 200 in Italia), aiuta a fare luce sui rapporti tra crisi e innovazione e spegne le illusioni di quegli studiosi che sostenevano che, sul piano puramente teorico, la crisi economica potesse favorire l’innovazione più dei periodi di stabilità o di crescita.
Le cifre non sembrano lasciare molto spazio ai dubbi, anche se la metodologia dell’indagine europea su cui si basa anche lo studio dell’Irpps-Cnr non consente di distinguere la diversa intensità degli investimenti in innovazione delle imprese. In questo campo l’impatto della crisi si sta, in ogni caso, rivelando più profondo del previsto.
Se si pongono a confronto i comportamenti attuali delle imprese con quelli del triennio 2006-2008 emerge che nel 2009 la percentuale di imprese europee che ha aumentato gli investimenti in innovazione è precipitata dal 40,2 al 10,6% e che quelle che invece li hanno tagliati sono salite dal 10,8% al 26,7% mentre le aziende che hanno mantenuto gli investimenti in innovazione sono cresciute dal 50 al 60 per cento. In altre parole, oggi in Europa le imprese che tagliano investimenti in innovazione superano di 16 punti quelle che li aumentano.La fotografia degli effetti della crisi sugli investimenti in R&S è ancora più chiara se ci si concentra sugli ultimi sei mesi e se si osserva il comportamento delle imprese italiane rispetto alla concorrenza europea. Sul piano continentale le conclusioni a cui arriva lo studio del Cnr per i primi sei mesi del 2009 sono queste: il 9,8% delle 5.238 imprese del campione europeo ha incrementato gli investimenti in innovazione, il 24,7% li ha ridotti e il 65,4% li ha mantenuti stabili.
Quelle che hanno tagliato di più sono le imprese dell’Est Europa, dove i finanziamenti esteri e gli afflussi di capitali dall’estero sono stati falcidiati dalla crisi. Nella recessione le imprese italiane tagliano gli investimenti in innovazione più dell’Europa, fanno meglio della Francia, si comportano all’incirca come la Spagna ma perdono nettamente terreno rispetto alle aziende tedesche.Nella prima parte del 2009 il 65% delle nostre imprese ha mantenuto invariati gli investimenti in innovazione ma la percentuale di quelle che li hanno ridotti (26,1%) è più alta della media europea (24,7%), mentre più bassa (8,9% in Italia contro il 9,8% dei 27 Paesi dell’Unione) è la percentuale di quelle che li hanno incrementati. In termini assoluti, e limitatamente agli investimenti in innovazione, la performance delle imprese italiane nella crisi non è drammatica ma, purtroppo per noi, gli elementi che contano sono due: il confronto con i nostri diretti concorrenti e il rapporto tra ciò che stiamo facendo e il gap di capacità innovativa che come sistema-paese ci portiamo dietro da tempo.
In termini assoluti le imprese italiane – e questo è significativo – non hanno chiuso del tutto i rubinetti dell’innovazione anche durante la crisi, ma se noi camminiamo gli altri corrono e questo vale soprattutto per le imprese tedesche, per non dire di quelle austriache, svizzere e scandinave. In secondo luogo la crisi rischia di vanificare i timidi passi avanti che, come sistema-Paese, avevamo fatto negli ultimi anni sul piano dell’innovazione. Se poi si considera che la capacità innovativa di un Paese non si migliora a colpi di bacchetta magica ma richiede politiche di lungo periodo, la fotografia che emerge dallo studio del Cnr non può non preoccupare.
Il consenso nella Rete nell'era di Facebook
Internet rappresenta la sintesi di tutti i mezzi di comunicazione, un grande catalizzatore del bisogno naturale di comunicare di ognuno di noi, in quanto esseri sociali e parlanti.
L'estrema facilità di pubblicare testi, foto, video ha attirato milioni di persone e decretato il successo della Rete. A una velocità fin troppo elevata, dalla vastissima diffusione dei blog, in cui il pubblico attivo trova ogni genere di servizio per esprimersi, si è passati a siti specializzati come Youtube per la pubblicazione di video, Flickr per condividere foto, o ancora twitter per raccontare quello che si sta facendo nel momento in cui si scrive.
Oggi assistiamo al'esplosione di facebook - autentico fenomeno sociale -, che a differenza di un blog, solitamente incenrato attorno a un tema specifico, consente l'aggregazione di persone di ogni genere e interesse. Facebook conta circa 300 milioni di iscritti tra Europa, Australia e Americhe, quanti il suo analogo QQ in Cina.
Numeri che fanno impressione, perché la potenza di un medium corrisponde alla legittimità sociale accordatagli dalla massa.
Vigono ancora, tuttavia, specie tra gli operatori specializzati dell'informazione e dei media tradizionali, i parametri abituali di valutazione incentrati sull'audience.Grave errore di valutazione. Infatti non è l'audience di un singolo sito a contare. È la Rete.
Ciascun sito trova la propria collocazione on-line grazie ad una serie di consensi e alla fiducia che si rinnova attraverso un tam tam di interconnessioni con altri siti, blog, ecc. Il credito che un sito detiene, può, anzi, essere svilito in un contesto quale un social network, che per definizione non pone alcuna distinzione tra gli appartenenti e l'indirizzo stesso del sito, mentre più importante per un rilancio potrebbe esser la valorizzazione dei contenuti proveniente dal consenso da parte di siti affini. Avere la certezza di raggiungere potenzialmente "tutti" partecipando a un fenomeno di social network come facebook non è sinonimo di rilancio di un sito.
Grazie all'attività di motori di ricerca generalisti e specializzati come Technorati, la visibilità di un sito anche di piccole dimensioni è ben supportata. Non esiste alcuna gerarchia tra siti in internet: ne è una testimonianza clamorosa il caso di Yahoo, spazzato via da Google proprio perché intendeva conservare il massimo di traffico possibile all'interno del prioprio portale, mentre Google si è posto come una chiave di accesso che velocemente si abbandona. La rete determina in primis la qualità come fattore distintivo e di consenso. Le regole dell'audience dei media tradizionali non si applicano in toto alla rete. La partecipazione del pubblico alle pagine del proprio sito dovrebbe costituire l'attenzione primaria per acquisire, di riflesso, sempre più maggior consenso nella Rete.