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This week was dominated by two big stories: the iPhone and the Iran election crisis. Apple released the iPhone 3.0 OS upgrade and a brand new iPhone, the 3G S. Tweetdeck also jumped into the Twitter app race with its own free iPhone application.
On the other side of the world, the nation of Iran has been in turmoil since the outcome of the highly-disputed Iranian presidential elections came to light. Social media has played an unprecedented role as Twitter, YouTube, and blogs have been central means for communication by protesters. Here are the most important social media stories this week:
1. Iran Election Crisis: 10 Incredible YouTube Videos – This powerful article is a collection of the video imagery coming directly out of Iran. Social media gives you an uncensored look at what’s happening in the divided nation.
2. iPhone OS 3.0 Released: What You Should Know – On Wednesday, Apple released their new iPhone 3.0 OS software, bringing dozens of new features to iPhones everywhere. Learn about what they are and what’s coming in the future.
3. U.S. Government Asks Twitter to Stay Up for #IranElection Crisis – Twitter has been so instrumental to communication by Iranian protesters that the U.S. State Department got involved. Find out what happened and why Twitter has been so crucial.
4. Google to Bing: We’re a Decision Engine Too! – Google and Bing have gone to war. Find out what Google did this week to undercut one of Bing’s biggest selling points.
5. iPhone 3.0 Problems? Here’s the Solution – Apple’s launch of the iPhone 3.0 software didn’t go as smoothly as planned. Learn about what went wrong on Wednesday.
6. HOW TO: Track Iran Election with Twitter and Social Media – I explain in this guide how to use YouTube, Twitter, and social media to track the news from Iran in real-time.
7. What Will the Return of Steve Jobs Mean for Apple? – Steve Jobs is returning to his post at Apple after undergoing a liver transplant. What does it mean for the company he founded?
8. TweetDeck for iPhone Launches – Popular Twitter client TweetDeck made waves when it announced and released its own free iPhone app. Learn about what the app can do. Also see: TweetDeck Desktop Relaunches: New Features Galore!
9. Killer Facebook Fan Pages: 5 Inspiring Case Studies – Callan Green explores five different companies that have made a big impact with their Facebook presence.
10. #CNNfail: Twitter Blasts CNN Over Iran Election – The Twitter community sharply criticized CNN for its lack of coverage of the Iranian riots. Find out what happened and how social media filled the gap.
11. Top 5 Twitter Related Trends to Watch – Jennifer Van Grove analyzes five different trends on Twitter that you should know about.
12. Ever Downloaded a Copyrighted Song? You Owe Infinity Dollars – Jammie Thomas-Rasset has been fined $1.9 million dollars for downloading just 24 songs. Stan Schroeder breaks down the ridiculousness of the entire affair.
Image courtesy of iStockphoto, AndrewJohnson
Pavia, 21/06/2009 (informazione.it - comunicati stampa) LexBook nasce per facilitare i contatti professionali e lo scambio di informazioni tra avvocati (creando frequenti occasioni di contatto) e così massimizzare l'organizzazione del lavoro con un semplice gesto quotidiano: la connessione alla rete Internet.
Lexbook funziona come qualunque altro sito di social networking ed è completamente personalizzabile dall'utente, consentendo di creare e gestire gruppi (ad esempio, il gruppo del Consiglio dell'Ordine di appartenza), di partecipare a forum, di organizzare o pubblicizzare eventi, di condividere files e documenti e molto altro ancora.
La registrazione è riservata agli avvocati (ma può essere estesa a chiunque appartenga al mondo giuridico) su invito da parte di utenti già registrati che, a tal fine, potranno compilare l'apposito form all'interno del sito.
Ogni avvocato o "giurista" registrato a Lexbook può invitare un numero indefinito di colleghi ed amici che appartengano alla "categoria".
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A conclusione della tavola rotonda, sono stati presentati in anteprima i primi risultati del progetto “Diario aperto”, (www.diarioaperto.it), una ricerca non ancora conclusa sui social network in Italia. L’indagine, condotta e promossa dall’Istituto di Ricerca SWG, ha voluto analizzare il rapporto tra socialità su Internet e consumo, evidenziando alcuni dati interessanti. Il 76% degli intervistati utilizza quotidianamente i social network, con una percentuale che dichiara di essere “sempre connesso quando possibile” in rapida crescita. Inoltre, il 58% giudica abbastanza/molto positivamente la scelta delle aziende di inserirsi nei sociale network, sostenendo, tuttavia, per il 91% di non aver modificato le proprie abitudini di acquisto, confermando così un trend già evidenziato, ossia quello che tali siti abbiano una forte valenza socializzante piuttosto che commerciale.
Purtroppo devo essere antipatico e far notare che fino ad oggi si sono scritti fiumi di caratteri alfanumerici a proposito di cosa è o non è Facebook in Italia. Con la ricerca DiarioAperto 2009, a Swg abbiamo provato a capirci qualcosa anche noi, ma sulla base di dati. Questi dati stanno emergendo da un questionario di circa 70 domande, a cui hanno risposto 1270 persone che usano i siti di social networking in Italia.
Stiamo solo iniziando a lavorare all’interpretazione dei dati. Ma l’Ansa ci ha strappato un’anticipazione e allora ecco dei primi pezzettini di ricerca che salgono a galla, per quanto riguarda il rapporto di chi sta dentro Facebook e la politica in Italia.
Sull’utilizzo di Facebook & co. durante le elezioni europee 2009:
Il 69% degli interpellati ha dichiarato che gli è accaduto ‘molto’ o ‘abbastanza’ spesso di aver scoperto gli interessi e le opinioni politiche dei propri amici tramite i siti di social networking. Il 59% degli intervistati sostiene di aver utilizzato ‘molto’ o ‘abbastanza’ questi siti per organizzarsi con gli altri per un evento o per il sostegno a una causa.
Sulla fiducia che questi cittadini hanno nei confronti della politica istituzionale:
L’86,7% dei rispondenti, inoltre, dichiara di essere ‘poco’ o ‘per niente’ favorevole a una legge che aumenti il controllo e la censura da parte del Governo verso i contenuti prodotti dagli utenti dei social network. Il 29,1% ha fiducia nel Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (somma delle risposte ‘molta’ più ‘abbastanza fiducia’). Il 16,3% ha fiducia nel leader dell’opposizione, Dario Franceschini. Il 28,2% dice di aver fiducia nel Parlamento. Il 59,8% sostiene di aver fiducia nelle forze dell’ordine.
Su identità regionale e federalismo:
Gli utenti dei social network in Italia, prima di tutto, si sentono legati alla loro identità locale/territoriale (35,7%), quindi alla loro identità italiana (32,3%) e poi a quella europea (21,5%). D’altronde, il 40,6% degli utilizzatori dei siti di rete sociale dichiara di utilizzare frequentemente la parlata della propria zona d’origine, per parlare, leggere o scrivere (il dato sale a 56,8% nelle isole e al 47,9% nel Nord-Est).
Il 61,2% si dice a favore di un decentramento dei poteri dello Stato verso le Regioni e il 55,3% è favorevole al federalismo fiscale, quando questo preveda che gran parte della ricchezza ‘rimanga nella regione che la produce’.
Su Bora.La ho già scritto dei punti di forza e limiti di questa ricerca:
Il valore della nostra ricerca sta nell’essere la prima indagine con un campione significativo condotta a livello nazionale in Italia per quanto riguarda i siti di social networking. Un limite sta nel fatto che il campione si è autoselezionato: i rispondenti sono arrivati sul nostro questionario tramite la pubblicità prodotta da Swg e da altri partner della ricerca ovvero Regione Veneto, Studenti.it, Nova, Sole-24 Ore, Università di Tor Vergata, Fondazione Campagna Amica. Si noti che, per ovviare al limite del campione auto-selezionato, abbiamo introdotto delle ponderazioni. Queste hanno avuto l’obbiettivo di ricondurre, per quanto possibile, i valori di alcuni indici sociodemografici nel campione a quanto si conosce, da dati ufficiali, sull’universo degli utilizzatori di Facebook e di internet in genere in Italia.
Dalle prime analisi dei dati di DiarioAperto 2009 ci sono anche dei dati sul rapporto tra territori, regionalismo, Italia ed Europa.
Gli utenti dei social network in Italia, prima di tutto, si sentono legati alla loro identità locale/territoriale (35,7%), quindi alla loro identità italiana (32,3%) e poi a quella europea (21,5%). D’altronde, il 40,6% degli utilizzatori dei siti di rete sociale dichiara di utilizzare frequentemente la parlata della propria zona d’origine, per parlare, leggere o scrivere (il dato sale a 56,8% nelle isole e al 47,9% nel Nord-Est).
Il 61,2% si dice a favore di un decentramento dei poteri dello Stato verso le Regioni e il 55,3% è favorevole al federalismo fiscale, quando questo preveda che gran parte della ricchezza ‘rimanga nella regione che la produce’.
La ricerca si basa su 1270 intervistati autoselezionatisi che hanno dato la propria disponibilità, liberamente, a rispondere al questionario. La ricerca è stata condotta on-line, tramite cawi (computer aided web interviews).
Da strumenti di svago, i social network stanno assumendo sempre più la forma di piazze politiche virtuali. Stando ai primi dati di un’indagine Swg, oltre 2 utenti su 3 (69%) hanno discusso di elezioni nei tre mesi precedenti alle Europee, scoprendo grazie ai siti sociali gli orientamenti politici dei propri amici. La ricerca, che ha preso in esame oltre 1.200 utenti, evidenzia che il 59% del campione ha usato “molto” o “abbastanza” i social network per organizzare la partecipazione a iniziative in sostegno di cause politiche o civili. Delle reti sociali, ad essere apprezzata sembra essere soprattutto la libertà che il mezzo consente. L’86,7% degli utenti di Facebook, Myspace, Twitter e di altri siti si dice infatti “poco” o “per niente” favorevole a una legge che aumenti il controllo del governo verso i social network. Percentuali più basse emergono se si analizza la fiducia degli utenti nei confronti di politici e istituzioni. Il 29,1% dichiara di aver fiducia in Silvio Berlusconi e il 16,3% in Dario Franceschini. Nel Parlamento confida il 28,2%, mentre per le Forze dell’Ordine si arriva al 59,8%.
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«Silvio, non chiedere scusa a nessuno»
Cossiga scrive al premier: «Non credo che tu sia vittima di un complotto, ma delle tue imprudenze e ingenuità»
Caro Silvio, ti scrivo da amico e da politico, non da «amico politico», benché legato a te da un’amicizia personale che data dal 1974 e che non è mai venuta meno. Non sono mai entrato nella tua vita privata pur, come tu ben sai, non condividendo alcune manifestazioni di essa. Ritengo che i giudizi sulla vita privata di una persona che non attengano alla funzione pubblica esercitata - e in particolare la vita eufemisticamente chiamata «sentimentale» ma più esattamente «sessuale» - debbano essere distinti dai giudizi politici.
Francesco Cossiga (Lapresse) Non mi sembra che il giudizio politico di allora e il giudizio storico di oggi abbiano bollato con il marchio dell’infamia John Fitzgerald e Robert Kennedy, le cui attività galanti superarono di gran lunga le tue, e ebbero anche aspetti inquietanti sui quali la giustizia americana non volle inquisire fino in fondo. E che dire del primo ministro britannico Wilson, che fece nominare dalla Regina, che non batté un ciglio, alla carica di Pari a vita con il titolo di baronessa una sua collaboratrice, collaboratrice per così dire, in senso piuttosto lato? E qui mi fermo… Ora tu ti trovi, a torto o a ragione, in un brutto impiccio: per motivi «sentimentali» e anche per motivi, diciamo così, mercantili. Vi è chi, movimenti politici e potentati economici, con o senza giornali di loro proprietà, sono terrorizzati che tu possa governare il Paese per altri quattro anni; e sperano che titolari di alte cariche istituzionali, al primo, al secondo o al terzo posto nelle precedenze, riescano a farti uno sgambetto.
Vorrei darti qualche consiglio, anche se so che tu ritieni che pochi consigli possano darti quelli che furono attori o, come me, solo comparse in quello che tu chiami il «teatrino» della politica della Prima Repubblica. È vero che una coincidenza è solo una coincidenza, che due coincidenze sono un indizio e che tre coincidenze possono essere una prova. Ma io non credo che tu sia vittima di un complotto. E poi, complotto di chi? Dei nostri servizi di sicurezza? Ma al loro apice, da Gianni Di Gennaro a Bruno Branciforte e Giorgio Piccirillo, ci sono dei fedeli e capaci servitori dello Stato, sui quali non può gravare alcun sospetto e che sono impegnati, oltre che a svolgere le loro mansioni, ancora a capire, per colpa della legge e del Governo, quali esse siano e quali siano i confini tra le loro competenze e quelle del servizio di informazione e sicurezza militare dello Stato Maggiore della Difesa…
Complotto di un servizio estero? Di Cia o Dia americane? Certo, i mezzi e le competenze li hanno, eccome! E perché mai Barack Obama dovrebbe aver ordinato una tale campagna di «intossicazione»? Perché sei amico di Putin e della Federazione Russa? Ma immaginati. Alla fine Putin preferirà Obama a te e viceversa. Noi siamo un grande Paese, ma non una grande potenza: smettiamolo di crederlo. Io penso che tu sia vittima dell’odio dei tuoi avversari ma anche delle tue imprudenze e ingenuità. L’odio dei tuoi avversari è evidente: e non penso al mite e sprovveduto Dario Franceschini, né al freddo, politico e onesto e corretto Massimo D’Alema, anche se si è lasciato scappare una battuta che più che te e lui sta mettendo nei pasticci il «lotta-» o «lobby- continuista» magistrato di Bari. Questo odio io l’ho patito sulla mia pelle. Perché a te il noto gruppo editoriale svizzero dà dello sciupafemmine, ma a me per quasi sette anni ha dato del golpista e del pazzo, nel senso tecnico del termine…
Lascia stare i complotti, e respingi anche l’odio che è un cattivo consigliere anche per chi ne è oggetto. Vendi Villa La Certosa, o meglio regalala allo Stato o alla Regione Sarda: è indifendibile e «penetrabilissima». Lascia anche Palazzo Grazioli, che ha ormai una fama equivoca e trasferisciti per il lavoro e per abitarvi a Palazzo Chigi. Non chiedere scusa a nessuno, salvo che ai tuoi figli, quelli almeno che hai in comune con Veronica. Non mi consta che gli altri due grandi sciupafemmine come Kennedy e Clinton abbiano mai chiesto scusa al loro popolo… Fai la pace con Murdoch: tra ricchi ci si mette sempre d’accordo. Cerca un armistizio con l’Anm: porta alle lunghe la legge sulle intercettazioni e quella sulle modifiche del Codice di Procedura Penale e dai ai magistrati un consistente aumento di stipendio.
Vuoi, invece, fare la guerra? Allora vai in Parlamento: ma al Senato per carità! E non alla Camera, per non correre il rischio di vederti togliere la parola o espulso dall’aula. Tieni un duro discorso sfidando l’opposizione, fa presentare una mozione di approvazione delle tue dichiarazioni, poni la fiducia su di essa e, come ai gloriosi tempi della Dc con il Governo Fanfani, fatti votare contro dai tuoi, impedendo con i voti la formazione di un altro governo, porta così il Paese a inevitabili nuove elezioni… Perché la guerra è sempre meglio per te, per l'opposizione e per il Paese, di questo rotolarsi nella melma.
Con affetto ed amicizia
Francesco Cossiga
presidente emerito della Repubblica
22 giugno 2009
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TEHRAN, Iran — Iranian state media reported on Sunday 13 more deaths in confrontations between protesters and security forces and the government condemned key European powers for expressing concern about the disputed presidential election.
The report brought Iran’s official death toll for a week of unrest to at least 20. English-language Press TV, which is broadcast only outside the country, said 13 people it called “terrorists” died Saturday in clashes between demonstrators contesting the result of the June 12 election and black-clad police wielding truncheons, tear gas and water cannons.
State television inside Iran also reported 100 injured in Saturday’s violence. But it quoted the deputy police chief claiming officers did not use live ammunition to dispel the crowds. Sunday’s reports also said rioters set two gas stations on fire and attacked a military post.
Amnesty International cautioned that it was “perilously hard” to verify the casualty tolls.
“The climate of fear has cast a shadow over the whole situation,” Amnesty’s chief Iran researcher, Drewery Dyke, told The Associated Press.
On Sunday, the streets of Tehran were eerily quiet.
Iranian Foreign Minister Manouchehr Mottaki held a news conference where he rebuked Britain, France and Germany for raising questions about reports of voting irregularities in hardline President Mahmoud Ahmadinejad’s re-election — a proclaimed victory which has touched off Iran’s most serious internal conflict since the 1979 Islamic Revolution.
Thousands of supporters of Mir Hossein Mousavi, who claims he won the election, squared off against security forces in a dramatic show of defiance of Iran’s supreme leader, Ayatollah Ali Khamenei.
Underscoring how the protesters have become emboldened despite the regime’s repeated and ominous warnings, witnesses said some shouted “Death to Khamenei!” at Saturday’s demonstrations — another sign of once unthinkable challenges to the virtually limitless authority of the country’s most powerful figure.
Iran has also acknowledged the deaths of seven protesters in clashes on Monday. On Saturday, state media also reported a suicide bombing at the shrine of the Islamic Revolution leader Ayatollah Ruhollah Khomeini killed at least two people and wounded eight. Another state channel broadcast images of broken glass, but no other damage or casualties, and showed a witness saying three people had been wounded. But there was no independent verification of the shrine attack or the deaths.
State TV quoted an unidentified witness as saying a man wearing an explosives belt blew himself up at the mausoleum’s main gate.
Iran has imposed strict controls on foreign media covering the unrest, saying correspondents cannot go out into the streets to report.
Mottaki criticized Britain, France and Germany for raising questions about Ahmadinejad’s victory. Mottaki accused France of taking “treacherous and unjust approaches” and said Britain “has always created problems” in relations.
The New-York based International Campaign for Human Rights in Iran said Sunday that scores of injured protesters who had sought medical treatment after Saturday’s clashes were arrested by security forces at hospitals in the capital.
It said doctors had been ordered to report protest-related injuries to the authorities, and that some seriously injured protesters had sought refuge at foreign embassies in a bid to evade arrest.
“The arrest of citizens seeking care for wounds suffered at the hands of security forces when they attempted to exercise rights guaranteed under their own constitution and international law is deplorable,” said Hadi Ghaemi, spokesman for the campaign, denouncing the alleged arrests as “a sign of profound disrespect by the state for the well-being of its own people.”
“The government of Iran should be ashamed of itself. Right now, in front of the whole world, it is showing its violent actions,” he said.
Karimi reported from Tehran and Kole from Cairo. Associated Press Writers Ali Akbar Dareini in Tehran, Brian Murphy in Dubai, United Arab Emirates, and Sebastian Abbot in Cairo contributed to this report.