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    Baltic Dry Index  (BDI) a 2.614; il rallentamento della domanda cinese... - Il Sole 24 ORE

    Commercio: cala l'effetto Cina,
    a picco il noleggio di grandi navi

    di Corrado Poggi

    Sebbene l'indice Baltic Dry rimanga comunque in rialzo di quasi quattro volte rispetto ai minimi di dicembre, le prospettive sono tutt'altro che incoraggianti. Peter Hickson di Ubs prevede un'ulteriore flessione nel terzo trimestre con una possibile ripresa nel quarto trimestre o all'inizio del 2010


    Economia mondiale al punto di svolta? Nel corso delle ultime settimane sono giunti numerosi segnali che sembrano deporre in questo senso. Primo fra tutti il ritorno a sorpresa alla crescita nel secondo trimestre (+0,3%) di Francia e Germania, il rallentamento della contrazione negli Stati Uniti e soprattutto la spettacolare riaccelerazione delle economie emergenti guidate come ormai avviene da anni dalla Cina. Eppure proprio dall'impero d'oriente iniziano a giungere segnali contrastanti che sollevano qualche perplessità e inquietudine.

    In luglio ad esempio i nuovi prestiti sono calati del 75% rispetto al mese precedente mentre ieri si è saputo nello stesso mese gli investimenti diretti stranieri sono calati del 35,7% e oggi l'ultimo rapporto sul surplus delle partite correnti indica una drastica flessione del 32%. La sensazione che si sta diffondendo tra gli economisti è che la maximanovra di stimolo da 587 miliardi di dollari avviata a inizio gennaio dal governo di Pechino abbia effettivamente ridato spunto a un motore che stava perdendo colpi ma che la flessione sia stata solo rinviata nel tempo.


    Una conferma viene ora dal Baltic Dry Index (Bdi), il principale indicatore dei prezzi per il trasporto di commodities come minerali ferrosi, carbone, grano e fertilizzanti che è anche considerato un barometro attendibile dello stato di salute del commercio internazionale. Fra ottobre e dicembre, dopo la debacle di Lehman Brothers, le merci giacevano ferme nei porti e le tariffe erano crollate sui valori più bassi degli ultimi 22 anni. Per fortuna degli armatori e dei produttori di commodities di tutto il mondo, a rimettere in moto gli argani dei porti ci aveva pensato la Cina con il varo a inizio gennaio della maximanovra di stimolo. E le tariffe erano tornate a crescere tanto che il Baltic Dry Index era arrivato a toccare un massimo per questa fase congiunturale di 4.291 punti il 3 di giugno.

    Nel corso delle ultime settimane tuttavia l'indice è tornato a scendere: ieri il Bdi è calato di 90 punti a quota 2.614, ormai sotto il punto di pareggio per gli armatori. Sebbene l'indice rimanga comunque in rialzo di quasi 4 volte rispetto ai minimi di dicembre, la frenata preoccupa gli economisti anche perché le prospettive sono tutt'altro che incoraggianti. Si dà ormai per scontato un ulteriore ribasso delle tariffe non appena si attenuerà la spinta fornita nel corso degli ultimi mesi dalla Cina che ha acquistato quantità enormi di commodities con cui nutrire le proprie industrie. A luglio ad esempio la Cina importava il 55% di tutto il minerale di ferro scambiato nel mondo e il 10% del carbone. Per trasportare questi materiali vengono utilizzati i vascelli della categoria Capesize e l'effetto Cina in questo settore si è visto tanto che la tariffa e' balzata dai 9.000 dollari al giorno di gennaio ai 90.000 di giugno.

    I primi segnali di rallentamento della domanda cinese hanno tuttavia lasciato il segno e ieri la tariffa è scesa a 43.000 dollari al giorno. Il problema è che esaurita la spinta della Cina non si intravede ancora una ripresa della domanda da parte delle altre principali economie mondiali. Per questo motivo Peter Hickson di Ubs prevede un'ulteriore flessione nel terzo trimestre, fino al 30% rispetto al periodo aprile-giugno con una possibile ripresa nel quarto trimestre o all'inizio del 2010. Sulla medesima lunghezza d'onda anche Amrita Sen, di Barclays Capital, secondo cui una flessione dei prezzi ora e' inevitabile e per tornare a crescere occorrera' attendere che segnali di risveglio giungano dai paesi Ocse.

    «Il mercato ormai già mette in conto che la Cina rallenterà i suoi enormi acquisti di materiale ferroso - ha spiegato alla Dow Jones Richard Boiler, direttore delle Commodities di Citigroup - e questo potrebbe far scendere le tariffe a 37mila dollari al giorno entro il quarto trimestre e a 29,250 nel 2010». Previsioni pessimiste? Boiler è convinto del contrario: «Semmai la curva previsionale per i mesi a venire è un po' troppo ottimista», spiega, sempre che non giungano segnali vigorosi dalle altre maggiori economie mondiali.

    via ilsole24ore.com

     

    • 20 August 2009
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