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    Benvenuti nel mondo della disidentità, dove ognuno di noi è un network | Franco Bolelli - tiscali.notizie

    Benvenuti nel mondo della disidentità, dove ognuno di noi è un network

    di Franco Bolelli

    Quello che sta per sempre cambiando nei nostri modelli di conoscenza e di comportamento, lo si può riassumere in due grandi metamorfosi. La prima è il passaggio dalla “o” alla “e”: invece del “questo o quello” binario di una parte che ne esclude un’altra, abbiamo il “questo e quello” della coesistenza di spinte diverse. La seconda è il passaggio dal verticale all’orizzontale: meno profondità, più vastità, meno capacità di analizzare ogni cosa, più capacità di muoverci fra tante cose diverse. Sta succedendo così anche nelle nostre appartenenze, nei gruppi sociali nei quali ci identifichiamo.

    Pensateci: fino a poco tempo fa eravamo definiti da poche, stabili appartenenze politiche, culturali, professionali, familiari, mentre adesso quei legami si sono generalmente molto allentati ed è diventato naturale saltare da un gruppo all’altro, in maniera più fluida, più instabile. Se questo sia un bene o un male, mi sembra francamente una domanda oziosa: è ovviamente entrambe le cose, la questione è vedere in quale misura è un’evoluzione e in quale invece è una perdita.

    Personalmente in questa metamorfosi mi ci ritrovo magnificamente, visto che ho sempre accuratamente scansato tutti i gruppi stabili - la loro claustrofobica tendenza a stabilire ruoli, gerarchie, abitudini, staticità - e mi ritrovo perfettamente - anche perché ho fortissimi legami affettivi - in quelle comunità istantanee e fluide di particolare intensità: quelle di un concerto dei Pearl Jam, di un playground, di un party, di un festival di tre giorni.

    Ma al di là delle personali vocazioni, oggi siamo irresistibilmente proiettati verso questo modello, quello espresso dai social network: una proliferazione di legami fluidi, aperti, mutevoli, dinamici, che si nutrono e si espandono attraverso azioni comunicative istantanee e simultanee. E’ un modello enzimatico, come se si trattasse di un organismo vitale.

    Ci sono i nostri contatti, i contatti dei nostri contatti, i contatti di rimbalzo, i contatti che recuperiamo o ci recuperano dal passato, i contatti che si formano su interessi e temi comuni, e il valore aggiunto di tutto questo è che ognuno di questi contatti ti apre la possibilità di altri contatti in tutte le direzioni.

    Stiamo così entrando nel mondo della disidentità esaltando questo senso di appartenenza dinamico, che si sceglie a ogni istante, che si riscalda in certi contatti e si raffredda in altri, che ti fa sentire parte di qualcosa di grande e potenzialmente illimitato ma che sei libero di attivare e disattivare come e quando vuoi.

    Tutto questo può essere estremamente dispersivo, certo, come una farfalla che si sposta di continuo di fiore in fiore. Ma proprio come la farfalla, anche noi possiamo nutrirci di tutta questa abbondanza se siamo capaci di attivare le nostre antenne sensoriali, percettive, cognitive. Ormai ognuno di noi è un network: possiamo ampliare le nostre relazioni come mai prima, se impariamo a muoverci come un network.

    02 settembre 2010
    via notizie.tiscali.it

     

    • 3 September 2010
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