Condivisione di buoni prodotti della Rete.
Contributed by Mauro Magnani
Le nuove tribù promuovono nuove infrastrutture di accesso alla Rete. L'innovazione la promuovono i Cittadini; siamo noi quelli che stiamo aspettando.
Lo scandalo è che, fra mille polemiche e mille pregiudizi e alzate di ciglia e scuotimenti di testa e sorrisetti di compatimento di fronte alle «scelte passatiste» (leggi sempre Padiglione Italia di Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli) che portano il nostro Paese «in serie C» (giudizio Aspesi-Bonami), la grande stampa nazionale (e forse in parte quella internazionale) ha passato sotto silenzio o liquidato in poche righe la riapertura, dopo trent’anni di chiusura e in occasione proprio di questa Biennale, del secondo piano di Ca’ Pesaro. Come dire: mille metri quadrati di straordinaria architettura affacciata sulla luce del Canal Grande e popolata di capolavori, da Wildt a Rodin, da Leonardo Bistolfi a Napoleone Martinuzzi, da Emilio Vedova a Lorenzo Viani, da Galileo Chini ad Aristide Sartorio ad Antonio Mancini, tanto per citarne alcuni in ordine sparso e senza nessun criterio cronologico. Accecati da un «furor destruendi» di squisita matrice politica, gli occhiuti soloni del giornalismo e della critica d’arte, non hanno visto niente.