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Contributed by Mauro Magnani
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«Questo ritorno al vetro è un modo di sostenere l’industria di Mirano in crisi» ha sottolineato Cacciari, mentre il ministro Bondi, pur da sempre convinto del valore espressivo del vetro, è rimasto sorpreso dalla qualità delle opere.
Venezia, 6 giugno 2009 (di Giorgio Sparisi). Ieri è stata anche la giornata del vetro. Il ministro della cultura, Sandro Bondi, il Presidente della Biennale, Paolo Baratta e il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, hanno ufficialmente inaugurato al padiglione Venezia ai giardini della Biennale, la mostra “… fa come natura face in foco”, tutte opere in vetro. Questo spazio, progettato nel 1932 per ospitare rassegne di arte applicata, è così restituito alla sua antica vocazione. Lo ha voluto la Regione Veneto, come ha sottolineato Franco Miracco, portaborse del governatore Giancarlo Galan, manifestando anche la sua intenzione di aprire il padiglione in modo permanente.
La scelta del curatore, Ferruccio Franzoia è ineccepibile, per i contenuti, tra cui una “sala della memoria” riservata alla produzione degli anni venti-trenta e l’omaggio a Toni Zuccheri, scomparso l’anno scorso, ma soprattutto per aver selezionato artisti riconosciuti a livello internazionale, giovani come Cristiano Bianchin, con le sue urne, e meno giovani come Lino Tagliapietra e se Ritsue Mishima interpreta le calli veneziane, all’esterno Dale Chihuly realizza un colorato giardino.
Ieri si è anche inaugurata, a palazzo Franchetti , sede dell’Istituto Veneto, “Glass Stress”: stress, perché secondo l’ideatore, Adriano Berengo, ancora il vetro fatica a vedersi riconosciuto lo statuto d’arte. Eppure in mostra si confrontano grandi maestri come Man Ray; Jan Fabre (suo il piccione sulla copertina del catalogo); Giuseppe Penone; Robert Rauschenberg con esempi per nulla inferiori di creatività veneziana, come l’ opera di Federica Marangoni. Evento collaterale.