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Contributed by Mauro Magnani
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Cantiere Umbria Jazz: che numeri!
Crescono i nove palchi per i 220 eventiUltimi ritocchi per palcoscenici, stand e gazebo che a partire da domani si popoleranno di artisti, appassionati, turisti ma anche semplici curiosi. Saranno migliaia le persone che nei dieci giorni di Umbria Jazz (fino al 19 luglio), raggiungeranno Perugia per assistere ai concerti e respirare quell’atmosfera unica che solo la 'città della musica' riesce da ben trentasette anni a dare
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Perugia, 9 luglio 2009 - Ultimi ritocchi per palcoscenici, stand e gazebo che a partire da domani si popoleranno di artisti, appassionati, turisti ma anche semplici curiosi. Saranno migliaia le persone che nei dieci giorni di Umbria Jazz (fino al 19 luglio), raggiungeranno Perugia per assistere ai concerti e respirare quell’atmosfera unica che solo la 'città della musica' riesce da ben trentasette anni a dare.
Presto, al rumore dei trapani e dei martelli, si sostituiranno le melodie e i virtuosismi delle più grandi star nazionali e internazionali. Un oceano di note inonderà ogni angolo del centro storico da mattina fino a tarda notte, diffondendo quel clima unico e straordinario che ha indotto più di un attento osservatore ad accostare la Perugia di Uj alla città musicale per eccellenza: New Orleans.
Tanto lontane geograficamente e dalle origini appartenenti ad epoche così diverse, tanto vicine però nel fermento musicale che nel tempo ha finito con il diventare un autentico volano per l’economia locale. Che Umbria Jazz infatti sia ormai da considerare come il miglior biglietto da visita dell’Umbria (ma più in generale dell’Italia) nel mondo, è principio largamente condiviso. Tanto che da anni l’Università di Perugia, nello specifico con la falcoltà di Economia, analizza la manifestazione sia dal punto dei vista dei costi che delle ricadute sul territorio.
I 'dati' parlano chiaro. A fronte di un cospicuo investimento pubblico (circa un milione di euro da Regione, Comune di Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Camera di commercio, Provincia, Associazione industriali; da notare che non c’è alcun contributo dal Ministero per i beni e le attività culturali), il ricavato è tre volte tanto. A onor del vero un Festival come UJ costa complessivamente circa tre milioni di euro (il 38 per cento è assorbito dal cachet degli artisti) che vengono coperti per un terzo dal pubblico, un terzo dagli sponsor e un terzo dalla vendita dei biglietti e dai proventi del merchandising.
"Le nostre analisi - ha commentato recentemente il professor Bruno Bracalente al convegno che si è svolto alla sala dei Notari -. dimostrano che l’impatto sull’economia locale di eventi culturali di qualità come UJ è rilevante". Per spiegare meglio il concetto si potrebbe dire che non fare Umbria Jazz avrebbe lo stesso impatto negativo sul reddito prodotto e distribuito localmente, della chiusura per un anno di una impresa medio-grande di 400 addetti.
Il Festival di fatto, dà lavoro in termini di servizi globali per il 51 per cento delle uscite proprio ad aziende perugine (la porzione più alta va ad hotel e ristoranti). Se poi ci fossero anche agenzie di consulenze e servizi di pubblicità all’altezza della portata della manifestazione, dice l’Università, le cose potrebbero andare ancora meglio. L’incidenza diretta del turismo attirato dalla kermesse è notevole: il 62 per cento di commercianti e artigiani registra un incremento del fatturato proprio durante UJ. Tra le curiosità quella relativa al target: il 47 per cento dei visitatori che arrivano per i concerti è laureato.
Grandi percentuali insomma per un grande festival che, come al solito, si apre con numeri a doppi zeri. In dieci giorni infatti ci saranno, su nove palchi diversi tra Arena, teatro Morlacchi, piazze, ristoranti, 220 eventi, per la maggior parte gratuiti, con 500 artisti protagonisti. 66 i Grammy Awards che saliranno sul main stage del Santa Giuliana. Un’edizione volutamente 'di lusso', come l’ha definita il presidente della nuova Fondazione Renzo Arbore, anti-crisi. E a giudicare dalle prevendite e dalle prenotazioni alberghiere, la sfida sembra già vinta.
Donatella Miliani