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    Decreto Pisanu: siamo all'ultimo miglio - Lettera aperta al Ministro Maroni - Wired.it

    Guido Scorza

    Law & Tech

    di Guido Scorza
    21 ottobre 2010

    Decreto Pisanu: siamo all'ultimo miglio - Lettera aperta al Ministro Maroni

    di Guido Scorza

    Lettera aperta a Maroni

     

    • Decreto Pisanu: siamo all'ultimo miglio - Lettera aperta al Ministro Maroni

      Lettera aperta a Maroni

      Lettera aperta a Maroni

    Nei giorni scorsi - benché forse in modo poco organico - gli esponenti di tutte le principali forze politiche (la Lega Nord con meno convinzione di tutti) hanno manifestato il proprio convincimento a che l'art. 7 del Decreto Pisanu (il provvedimento in forza del quale, sin dal 2005, offrire risorse di connettività Wi-Fi in un bar, in Italia, è più difficile che in ogni altro Paese al mondo) venga abrogato.

    Lo stesso ex Ministro dell'interno ha peraltro ribadito che lui stesso ritiene ormai venuta meno l'utilità delle disposizioni introdotte nel nostro ordinamento, nel 2005, all'indomani degli attentati di Londra e Madrid.

    Domani in Consiglio dei Ministri si discuterà finalmente - lo si è atteso per quattro anni - della possibilità di mandare definitivamente in pensione l'art. 7 del Decreto Pisanu, abrogandolo.
    Siamo, dunque, all'ultimo miglio.

    Festeggiare la circostanza che si stia per diventare - almeno sotto tale profilo - un Paese normale non è uno scenario particolarmente stimolante ma, tutto considerato, oggi è il massimo che c'è da attendersi e che si può chiedere dopo anni di miopia e superficialità politica che ha consegnato all'Italia un ennesimo primato negativo: quello dell'unico Paese nel quale per navigare in Rete in un bar bisogna esibire la carta d'identità e farsi riconoscere.

    Sussiste, tuttavia, il rischio - ed è sfortunatamente elevato - che anche questo piccolo festeggiamento in "agrodolce" venga cancellato dalla resistenza di chi, forse proprio al Ministero dell'interno, potrebbe ancora provare a sostenere, con argomenti generici ed apodittici, che l'art. 7 del Decreto Pisanu continua a svolgere una funzione essenziale per finalità di sicurezza e anti-terrorismo.

    Si tratterebbe di una colossale bufala perché, pur senza voler negare che un problema legato all'identificazione dei soggetti che pongono in essere condotte telematiche esiste in Italia come, peraltro, nel resto del mondo, non può seriamente sostenersi che i soli obblighi previsti dal Decreto Pisanu per i soli bar e ristoranti, valgano a risolverlo.

    Abrogare o non abrogare l'art. 7 del Decreto Pisanu è, tuttavia, una classica scelta politica che va compiuta dati alla mano e alla luce di un'analisi comparativa costi/benefici: la permanenza in vigore delle disposizioni del Decreto Pisanu produrrebbero più benefici sul versante dell'antiterrorismo che malefici in termini di freno allo sviluppo delle risorse pubbliche di connettività?

    Se sì, allora - ammesso che non esistano soluzioni capaci di contemperare meglio gli interessi in gioco - si scelga pure di tenerci l'art. 7 del Decreto Pisanu ma assumendosi la responsabilità, almeno politica, di condannare con ciò il Paese a rimanere un'isola analogica in un mondo digitale e di lasciar affidata la possibilità per chiunque di noi di connettersi a Internet nei luoghi pubblici solo ed esclusivamente tramite Internet Key e telefonini, per la gioia, evidente, delle società di telecomunicazione.

    In caso contrario, però, il Decreto Pisanu va immediatamente abrogato perché ogni ulteriore ritardo si tradurrebbe in uno svantaggio competitivo per il Paese, assolutamente ingiustificato.

    Per poter decidere servono dei dati dei quali il Ministero dell'Interno certamente dispone e che, a questo punto, deve condividere con gli altri decisori e con l'opinione pubblica: quanti terroristi o potenziali terroristi, negli ultimi cinque anni, sono stati bloccati grazie alle disposizioni dell'art. 7? Quanti controlli sui registri di bar e ristoranti in relazione all'utilizzo delle risorse di connettività sono stati svolti in 5 anni?

    Servono risposte a queste domande e servono ora, perché fornirle domani potrebbe significare condannare il Paese ad un altro anno di ritardo e, considerata la situazione complessiva, non possiamo proprio permettercelo.

    Chiediamo tutti insieme al Ministro Maroni di fornire una risposta a queste semplici domande, pubblicando sui nostri blog e sui nostri profili Facebook questa lettera aperta e firmandola, ciascuno, a proprio nome e/o a nome dell'associazione o ente che rappresenta:


    Egregio Ministro,
    come sa, in queste ore si sta finalmente discutendo dell'opportunità di abrogare le disposizioni contenute nell'art. 7 del c.d. Decreto Pisanu. I rappresentanti di tutti i principali schieramenti politici hanno già dichiarato di ritenere ormai superata l'utilità delle disposizioni di legge contenute in detto articolo e di essere, pertanto, favorevoli alla sua abrogazione.

    Le uniche possibili resistenze lungo una strada che porterebbe finalmente l'Italia a divenire, almeno sotto tale profilo, un Paese meno anormale, potrebbero essere rappresentate dall'idea secondo la quale le previsioni dell'art. 7 rappresentano un effettivo baluardo al terrorismo telematico e un efficace strumento di prevenzione e repressione di altre forme di criminalità.

    La sicurezza è naturalmente un bene comune e sta a cuore a tutti in eguale misura ma è convincimento diffuso che, allo stato, le previsioni di cui si discute, mentre costituiscono un innegabile ostacolo al progresso del Paese, non contribuiscano in alcun modo a rendere più sicuro il nostro Paese.

    Le chiediamo, pertanto, di voler pubblicamente chiarire, dati alla mano, se e quanto le citate disposizioni siano state utilizzate negli ultimi cinque anni dalle nostre forze dell'ordine e siano rivelate utili per finalità di antiterrorismo.

    Certi di un Suo pronto riscontro e della Sua attenzione verso i problemi della Rete, Le inviamo i nostri più distinti saluti,

    Guido Scorza - Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione

     

    via daily.wired.it

     

    • 22 October 2010
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