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Le nuove tribù promuovono nuove infrastrutture di accesso alla Rete. L'innovazione la promuovono i Cittadini; siamo noi quelli che stiamo aspettando.

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    I Comuni come modello riformista - Informare per resistere

    I Comuni come modello riformista
     

    In Italia ci sono più di 8mila comuni e ciascuno di essi costituisce l’unico punto di riferimento per tutti coloro che non contano niente agli occhi di potenti, politicanti, affaristi e soubrette del circo mediatico televisivo del berlusconismo e dell’antiberlusconismo.

    Con i sindaci si litiga e ci si abbraccia, si progettano i sogni e la vita delle persone, dei giovani smarriti e degli anziani vitali e propositivi, si tutela il territorio, l’aria ed il paesaggio, si rafforza il trasporto pubblico e l’assistenza domiciliare, le esposizioni di arte contemporanea e le stagioni teatrali e lirico sinfoniche.

    I sindaci sono eletti direttamente dal popolo e ci mettono la faccia. Persino i sindaci mediocri, e ce ne sono, lavorando a contatto stretto con i cittadini, sentono il loro fiato sul collo e sbagliano di meno.

    Se sono disonesti, collusi o incapaci tutti se ne accorgono subito e possono essere rimossi senza particolari complicazioni.

    Questo modello può essere la base per riformare la Repubblica.

    Elezione diretta del Presidente del Consiglio, quattro anni durata del mandato, non ricandidabilità dopo due mandati consecutivi. Legge elettorale per il parlamento con collegi e sistema maggioritario. Una sola camera. Senato delle regioni. I deputati di nuovo veri leader del territorio, non marionette nelle mani delle segreterie di partito, che bilanciano i rischi della elezione diretta del premier. Immediata eliminazione delle province e loro sostituzione con consigli dei sindaci delle province. Impossibilità di partecipare a qualsiasi elezione per i soggetti proprietari o comunque capaci di controllare direttamente o indirettamente giornali, televisioni, telefoni, internet, fatta esclusione per i media dichiaratamente di partito.

    Se Bersani, D’Alema, Vendola, Chiamparino, Di Pietro, Casini e Fini sono capaci di accordarsi su un programma che abbia queste ambizioni vale la pena di andare alle elezioni subito. Per battere Berlusconi e cambiare l’Italia varando un’assemblea costituente eletta dal popolo che metta mano alla riorganizzazione dello Stato.

    Se invece le intenzioni sono le solite del centrosinistra, quelle di sostituire Berlusconi nella gestione del potere migliorando un po’ le cose, ma senza riformarlo, tanto vale fare un governo di coalizione-transizione con Berlusconi o contro di lui. Tanto è lo stesso.

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    • 8 August 2010
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