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    Il consenso nella Rete nell'era di Facebook - Michele Lodi

    Il consenso nella Rete nell'era di Facebook

    Internet rappresenta la sintesi di tutti i mezzi di comunicazione, un grande catalizzatore del bisogno naturale di comunicare di ognuno di noi, in quanto esseri sociali e parlanti.

    L'estrema facilità di pubblicare testi, foto, video ha attirato milioni di persone e decretato il successo della Rete. A una velocità fin troppo elevata, dalla vastissima diffusione dei blog, in cui il pubblico attivo trova ogni genere di servizio per esprimersi, si è passati a siti specializzati come Youtube per la pubblicazione di video, Flickr per condividere foto, o ancora twitter per raccontare quello che si sta facendo nel momento in cui si scrive.
     
    Oggi assistiamo al'esplosione di facebook - autentico fenomeno sociale -, che a differenza di un blog, solitamente incenrato attorno a un tema specifico, consente l'aggregazione di persone di ogni genere e interesse. Facebook conta circa 300 milioni di iscritti tra Europa, Australia e Americhe, quanti il suo analogo QQ in Cina.
     
    Numeri che fanno impressione, perché la potenza di un medium corrisponde alla legittimità sociale accordatagli dalla massa.
     
    Vigono ancora, tuttavia, specie tra gli operatori specializzati dell'informazione e dei media tradizionali, i parametri abituali di valutazione incentrati sull'audience.

    Grave errore di valutazione. Infatti non è l'audience di un singolo sito a contare. È la Rete.
     
    Ciascun sito trova la propria collocazione on-line grazie ad una serie di consensi e alla fiducia che si rinnova attraverso un tam tam di interconnessioni con altri siti, blog, ecc. Il credito che un sito detiene, può, anzi, essere svilito in un contesto quale un social network, che per definizione non pone alcuna distinzione tra gli appartenenti e l'indirizzo stesso del sito, mentre più importante per un rilancio potrebbe esser la valorizzazione dei contenuti proveniente dal consenso da parte di siti affini.

    Avere la certezza di raggiungere potenzialmente "tutti" partecipando a un fenomeno di social network come facebook non è sinonimo di rilancio di un sito.
    Grazie all'attività di motori di ricerca generalisti e specializzati come Technorati, la visibilità di un sito anche di piccole dimensioni è ben supportata. Non esiste alcuna gerarchia tra siti in internet: ne è una testimonianza clamorosa il caso di Yahoo, spazzato via da Google proprio perché intendeva conservare il massimo di traffico possibile all'interno del prioprio portale, mentre Google si è posto come una chiave di accesso che velocemente si abbandona.

    La rete determina in primis la qualità come fattore distintivo e di consenso. Le regole dell'audience dei media tradizionali non si applicano in toto alla rete. La partecipazione del pubblico alle pagine del proprio sito dovrebbe costituire l'attenzione primaria per acquisire, di riflesso, sempre più maggior consenso nella Rete.
     

    via comune.venezia.it

    • 22 August 2009
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