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Le nuove tribù promuovono nuove infrastrutture di accesso alla Rete. L'innovazione la promuovono i Cittadini; siamo noi quelli che stiamo aspettando.

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    Intervento di Remo Tabanelli su condanne GOOGLE.

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    Subject: Re: R: sentenza Google
    From: Remo Tabanelli <[log in to unmask]>
    Reply-To:[log in to unmask]
    Date:Thu, 25 Feb 2010 15:46:52 0100
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    text/plain (67 lines)


    Massimo, Giorgio e altri...
    La risposta alla domanda "Perché non attendere di leggere le motivazioni
    della sentenza, che saranno depositate nei prossimi giorni?"
    è semplice ..
    ed è..... perchè è totalmente irrilevante ai fini del nostro giudizo!
    
    Il problema non è capire se la sentenza abbia considerato (o voglia
    considerare o equiparare) Google come editore o come "content provider" e
    quindi "oggettivamente" responsabile (come lo sono ... e giustamente...) i
    direttori dei giornali e i responsabili delle tv e simili e gli editori.
    
    Il punto è che sia che la sentenza consideri Google (meglio dire la
    piattaforma che permette alla UTENZA, non a Google, di pubblicare video)
    per non fare inutile e pericolose confusioni) in questo modo sia che lo
    consideri in altro modo la questione non cambia di una virgola!
    
    Il punto è che Google (nel caso di fattispece) NON È affatto un content
    provider, ne (tantomeno) decide cosa pubblicare ne quando farlo ne SE
    farlo.
    
    Google può intervenire (e in questo caso lo ha fatto) solo a posteriori e
    solo su richiesta (dell'autorità gudiziaria o anche di terzi) ma
    ovviamente SOLO A POSTERIORI!
    
    Quali che siano le motivazioni ne Google (ne altri) possono ne
    tecnicamente (ne tantomeno giuridicamente) e a nessun titolo intervenire
    in sede "preventiva".
    Al di là della questione "tecnica" (che appare piuttosto ovvia ed è ovvia
    a prescindere dalle motivazioni, che, con buona pace di tutti, non
    cambiano ne le leggi matematiche ne quelle della scienza dell'informazione
    ne quelle della fisica) le "motivazioni" non cambiano ne le leggi
    scientifiche e neppure i principi (e i valori) delle leggi giuridiche e
    della costituzione (articolo 15).
    "La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di
    comunicazione sono inviolabili.
    
    La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità
    giudiziaria [cfr. art. 111 c. 1] con le garanzie stabilite dalla legge."
    
    La limitazione di cui si parla in articolo 15 è solo a POSTERIORI.
    Ovvero Google non può (a nessun titolo) per la nostra costituzione
    intervenire se non DOPO la pubblicazione (e con motivazione) pubblicazione
    (nel caso) a cura dell'utente stesso e non di GOOGLE!
    
    Questi sono i FATTI e li conosciamo ora!
    E non sono fatti (e principi) che la motivazione della sentenza può
    cambiare o mettere in discussione in alcun modo!
    
    Per cui le motivazioni sono DEL TUTTO IRRILEVANTI.
    Noi siamo chiamati a dare un giudizio sul merito e sulle conseguenze
    POLITICHE e SOCIALI per la rete non a disquisire su sottigliezze di tipo
    giuridico.
    
    E questo tipo di giudizio possiamo (e credo dobbiamo) dare.
    
    Google in questo caso è un mezzo (come lo è un ISP) ed è un mezzo tecnico,
    ne più ne meno..
    Non è il "lucro" (derivante dagli introiti  pubblicitari) a cambiare la
    cosa (anche un ISP lucra sul canone, ma ciò non lo fa essere qualcosa di
    diverso da un mezzo tecnico).
    Se si perde di vista questo fatto si perde di vista la strada per arrivare
    "a casa"...
    È tutto molto semplice anzi direi (purtroppo) "spaventosamente semplice"...
    Non servono "aggiunte" non servono "motivazioni" (a me sono già fin troppo
    chiare quelle "vere").
    
    Remo
    via listserv.iit.cnr.it

    Tags » Google
    • 25 February 2010
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