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Contributed by Mauro Magnani
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Mutazioni in corso: i nativi digitali e la “Weltanschauung” dello zapping
Il termine nativi digitali è probabilmente uno dei tentativi più riusciti di “naming generazionale”, una classificazione indovinata per la generazione che si affaccia oggi alla maturità.
I 18-25enni che compongono questa nuova categoria sono - e saranno in misura sempre maggiore - gli attori principali di un cambiamento radicale del nostro ambiente socio-economico, una vera e propria mutazione che prefigura il nascere di un ambiente totalmente diverso da quello in cui viviamo e al quale ha, in gran parte, dato forma - sicuramente ha vissuto ed è cresciuta - la generazione dei baby-boomers, la generazione dei nati tra il 1945 e il 1964.
Tutto ciò a detta di uno studio condotto dalla BVA - uno dei principali istituti di ricerca francesi - e appropriatamente denominato GENE-TIC.
Per tre mesi GENE-TIC ha indagato nella vita di un centinaio di ragazzi di età compresa fra i 18 e i 24 anni, tutti appartenenti alla prima generazione totalmente digitale, sparsi in 8 diverse regioni della Francia.
I ragazzi sono stati seguiti, ripresi, “spiati” e intervistati con l’obiettivo di comprendere l’influenza del digitale - computer, videogiochi, telefoni cellulari, social media, ecc. - nel loro quotidiano e, di conseguenza, l’impatto che le nuove tecnologie stanno avendo sulla loro rappresentazione del mondo e della società nel suo complesso.
GENE-TIC, affermano i responsabili della BVA, si propone di andare oltre una normale indagine di mercato osservando i soggetti e studiandone le modalità di interazione all’interno del loro stesso ambiente; in pratica GENE-TIC è entrata nel loro quotidiano - virtuale e reale – per analizzare usi e costumi, ma anche percezioni, timori, entusiasmi, di questi ragazzi lungo i diversi percorsi quotidiani di interazione con l’ambiente in cui vivono.
Ne è risultato il quadro di una “generazione mutante” per la quale i nuovi strumenti tecnologici rivestono un’importanza primaria, tanto da condizionarne i comportamenti e far emergere un nuovo essere umano sempre connesso e raggiungibile, abituato a relazioni istantanee e a modalità nuove di comunicare, elaborare e scambiare contenuti.
Si direbbe quasi che i nativi digitali vivano immersi nella logica di uno zapping permanente che li porta in direzione di una negazione del confronto diretto e a una continua elusione dei problemi della vita reale. All’interno della quale, tuttavia, i nativi digitali sembrano muoversi con scioltezza.
La maggioranza dei ragazzi che hanno preso parte all’esperimento di ricerca appare, ad esempio, in grado di comprendere i codici di integrazione nel mondo del lavoro e di saperli tradurre in una chiara percezione di alcune necessità quali: una maggiore capacità di adattamento (flessibilità lavorativa, se preferite); una più spiccata propensione alla mobilità geografica rispetto ai loro padri; il dovere e la volontà di conoscere una o più lingue straniere.
La crisi che l’intero mondo occidentale sta vivendo in questo momento è vissuta dai nativi digitali in maniera molto pragmatica e la nuova generazione appare quasi cinica nel rapportarsi con il mondo del lavoro. L’impresa perde la capacità di fascinazione e seduzione che ha avuto per la maggioranza dei loro padri e i nativi digitali si rivelano capaci di negoziazioni pratiche basate sul principio del “do ut des”. La maggioranza dei ragazzi presi in esame dallo studio prevede, inoltre, un futuro da imprenditore.
Tuttavia, l’ingresso nel mondo del lavoro - e qui in particolare la ricerca francese mostra molti aspetti in comune con i risultati della ricerca sugli Italiani e la creatività commissionata dalla Camera di Commercio a SWG - è spesso vissuto come uno choc dai nativi digitali. L’arbitrio è il principio che, secondo loro, regola il mondo del lavoro e, come nel caso dei giovani italiani, a poco sembrano valere le qualità personali ai fini dell’affermazione e del successo professionale. Ne consegue una grave perdita di fiducia in se stessi e un atteggiamento spesso distaccato o, addirittura, disincantato, nei confronti della possibilità di affermarsi e fare carriera semplicemente grazie alle proprie qualità.
Altri spunti interessanti derivano dal rapporto ludico che la generazione dei nativi digitali dimostra nei confronti dei consumi. Sorprende, inoltre, la loro capacità di decodifica degli approcci tipici del marketing e la conseguente diffidenza nei confronti di tecniche e strumenti di comunicazione che alla luce del loro racconto appaiono afflitti da un rapidissimo tasso di obsolescenza.
Nata e cresciuta in un mondo pervaso dal digitale, la nuova generazione ha un rapporto con il tempo, con lo spazio, con l’informazione, con l’etica, con l’autorità, con il mercato, totalmente diverso rispetto alla passata generazione. Una diversità che prefigura cambiamenti radicali dell’ambiente socio-economico che conosciamo.
Bisognerà attendere poco meno di 5 anni - quando cioè la generazione dei nativi digitali andrà a comporre oltre il 30% della popolazione mondiale - perché la reale portata e le conseguenze di tali cambiamenti siano sotto gli occhi di tutti.
Per ulteriori informazioni:
Il sito di BVA e ancora su GENE-TIC: