Non ci credo (del tutto) alla rete partigiana di libertà
Roberto Cassinelli, deputato Pdl, ha risposto a Fabio Chiusi del Nichilista dicendosi disposto a preparare un emendamento per quella parte della legge intercettazioni che riguarda l’intimidazione dei blogger attraverso l’anodina richiesta di una rettifica (il “fascismo burocratico” di cui parla Gilioli). Cassinelli è persona seria e c’è da credere alla sua intenzione di agire.
Sul tema della norma sui blog interviene nella sua rubrica settimanale Guido Scorza. Il giurista prima pensa ad un widget, sostanzialmente un automatismo, che permetta ai rettificatori di rettificare senza dover prender contatto con il responsabile del blog.
E poi sviluppa, Scorza, un ragionamento sulla inarrestabilità dell’informazione in rete, sostenendo, anche lui, la tesi che la rete può semplicemente usare se stessa per battere la legge iniqua: pubblicando eventuali materiali sotto divieto su siti e blog esteri (Di passata: è uno degli argomenti più popolari nelle redazioni dei giornali in questi giorni).
Al netto della fantasia dei nostri censori di stato, che qualcosa potrebbe comunque inventare, posso umilmente dissentire?
Posso dire che non è la stessa cosa?
E posso dire che questo non salverebbe dall’azione penale il giornalista che citasse quella pubblicazione o che la adoperasse anche solo come fonte per un suo successivo lavoro di inchiesta?
E poi la questione chiave: questa impossibilità di approdare sui media mainstream manterrebbe fuori dall’informazione una parte significativa dei cittadini. E una libertà che non è per tutti, non è tale. Come Scorza sa meglio di me.
Non cediamo alla tentazione di pensare che la rete sia più forte del potere. Non è vero. Non credo alla libertà degli utenti esperti e al rincoglionimento di quelli che non usano internet. Un paese così fa schifo lo stesso, anzi è il vero modello di paese non democratico. La censura è sempre selettiva, mai “totalitaria” in modo assoluto. Perfino in Cina.
Ma la questione nodale è un’altra: di intercettazioni ce ne saranno sempre meno, e sarà molto pericoloso pubblicare eventuali materiali registrati da privati a scopo di denuncia anche civile. Quando anche vi fossero, diventerebbe sempre meno possibile “lavorarli” nel quadro di una inchiesta giornalistica. E qui sono certo del dissenso di molti: “non abbiamo bisogno di mediazioni, capiamo da soli”. Credo invece che molto sfascio di questi anni sia venuto dalla mitologia della fonte non mediata. Dalla roba che scotta, non sottoposta al lavoro di mediazione di chi capisce perché è competente di quel campo e che nel suo lavoro contestualizza, interpreta esponendosi a una interpretazione diversa. E’ per questo che i teorici di “Sputtanopoli” trovano più di un consenso.

