MAURO MAGNANI's ReBlog

Le nuove tribù promuovono nuove infrastrutture di accesso alla Rete. L'innovazione la promuovono i Cittadini; siamo noi quelli che stiamo aspettando.

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    Per La Liberta' Dei Cittadini in Rete - Associazione Assoprovider

    Le mani sulla rete. Cronologia di un assedio.

    “Mala tempora currunt” per la libertà e neutralità della rete.
    In Cina o in Australia, paladini ed antesignani della cancellazione dei diritti dei cittadini in rete?
    No, in Italia.
    Storia vecchia: molti sussulti hanno attraversato parlamento ed istituzioni, tra alfabetizzazione informatica vicina allo zero (con delle eccezioni, ovviamente), e furbacchioni, che ammantandosi di, più o meno, “sacri ideali”, hanno fatto gli interessi di alcuni.
    Ma elenchiamo schematicamente e e cronologicamente i fatti:

    Febbraio 2009: La Proposta di modifica n. 50.0.100 al DDL n. 733 firmatario Sen. D'Alia PDL (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emend&leg=16&... ), subito accolta dal Governo, prospetta il filtraggio “indiscriminato” dei contenuti provenienti da siti e portali “incriminati”. “Incriminati”, si fa per dire, in quanto l'inibizione avviene “senza” il ricorso preventivo ad un magistrato. Grazie ad un forte movimento di opinione pubblica su internet (http://www.facebook.com/group.php?gid=49315183767 ), in circa un mese e mezzo, il Governo pensa bene di ritirarlo. E' da notare, eccetto qualche rarissima eccezione, il silenzio assordante di tutti i media tradizionali.

    Marzo 2010: http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/10044dl.htm Il sottosegretario al Ministero delle Attività Produttive, con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, con decreto parifica le web radio e le web tv, a quelle tradizionali, con tutta una serie di adempimenti burocratici ed onerosi. La dimenticanza lampante dello spirito degli adempimenti per quelle tradizionali, è che le predette si basano su “risorse limitate” (numero limitato di frequenze), ed è conseguente ed assolutamente doveroso , l'obbligo di rendere alla “Comunità” servizi di informazione giornalistica, con un direttore responsabile. Un “do ut des” sacrosanto, assolutamente “inspiegabile” (...ma anche no! ;-) per i servizi radio e tv forniti sul web.
    Forse il tentativo di difesa di qualche diritto consolidato?

    Maggio - Giugno 2010: I blog divengono oggetto di una campagna politico/mediatica demonizzante. Dopo un prolungato braccio di ferro, arriva la “doccia gelata” della parificazione, di fatto, dei blog, alle testate giornalistiche, con il dovere di rettifica entro (no.) gg. (link). Un “vulnus” senza precedenti alla libertà di espressione se passasse. Cosa assai singolare è che il provvedimento è all'interno del DDL del Senato 1611 (http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/33809.htm ), che ha come oggetto la limitazione delle intercettazioni telefoniche. Per chiarire: un reato rimane comunque e sempre un reato, ma qual'è la motivazione di questo accanimento? Il disturbo per qualche “manovratore”?

    6 Ottobre 2010: “Round meeting” di ACTA (http://en.wikipedia.org/wiki/Anti-Counterfeiting_Trade_Agreement) a cui è presente anche l'Italia.
    Semplificando, senza banalizzare: ISP (Internet Service Provider), trasformati in poliziotti della rete, con l'obbligo di filtrare tutto il traffico dati dei propri clienti, “a prescindere”.
    Ovvero NON un Magistrato per esigenze d'indagine che ordina il filtraggio/intercettazione, ma per tutti. Siamo di fronte al ribaltamento de “l'onere della prova”, divenendo “tutti colpevoli fino a prova del contrario”. Inoltre viene fatta passare senza nessuno scalpore una sorta di privatizzazione della Giustizia: senza ricorso ad alcun Tribunale, il titolare del diritto d'autore (leggi: multinazionali dell'editoria, del cinema e della musica, accanto a grossi broadcast televisivi), potranno chiedere ed ottenere il distacco di un utente da internet all'ISP, in qualsiasi parte del Mondo. Paladini di questo accordo, difficile da far approvare in patria, sono gli USA dell'Amm.ne Obama (per essere precisi la cosa è iniziata ai tempi di Bush). Niente di strano, visto che i maggiori interessi sono delle Major americane del cinema e della musica, le cui quote di mercato sono predominanti. E' recente la posticipazione a gennaio di un provvedimento di legge sul Copyright, che va in direzione di Acta, da parte della Camera dei Rappresentanti statunitense.

    Novembre 2010: Il Ministro Bondi, nonostante l'emergenza pressante dell'edificio di epoca romana di inestimabile valore storico e culturale, crollato alla Pompei patrimonio dell'Umanità by UNESCO, trova il tempo di nominare il Direttore del comitato per la difesa del diritto d'autore e contemporaneamente all'AGCOM, se fossero confermate le indiscrezioni (http://punto-informatico.it/3036210/PI/Commenti/hadopi-all-italiana-agcom-coraggio-dell-indipendenza.aspx;
    http://www.bitmat.it/articolo.php?aId=0000088177&cId=47&cpId=20&n=Dall'Agcom+nuove+regole+per+il+Web+italiano+; http://daily.wired.it/news/internet/l-agcom-prepara-la-guerra-ai-pirati-esclu..., ecco l'applicazione di ACTA all'italiana!

    CONCLUSIONI: L'idea che mi sono fatto è che la lobbing delle Major dei contenuti (Editoriali, cinematografiche, musicali e televisive), stia tentando di mantenere, ad ogni costo e con ogni mezzo (nel vero senso delle parole), una rendita di posizione con un modello di business, reso paleolitico da internet, passando sul cadavere dei diritti dei cittadini.

    E noi (italiani ed europei), siamo disposti a sacrificare alcuni diritti costituzionali sull'altare degli interessi di qualcun altro?

    By Giovanbattista Frontera
    Creative Commons 3.0 BY-SA
    http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/legalcode

     


    LA GUERRA PER L'ACCESSO

    2006

    La Commissione Europea apre il processo di consultazione per la riforma del quadro regolatorio delle comunicazioni, noto come Telecoms Package (Pacchetto Telecom). La riforma consisterà nella revisione di 5 direttive (c.d. Accesso, Autorizzazione, Quadro, Servizio Universale e Diritti degli Utenti, Privacy nelle comunicazioni elettroniche – 2002/19, 20, 21, 22/CE e 2002/58/CE).

    La Creative Media Business Alliance, un'alleanza di major del cinema, della musica e della televisione, trasmette alla Commissione un policy paper in cui per la prima volta si auspica che i diritti fondamentali non siano validi in Internet tramite eccezioni ad hoc. In particolare si chiede la sospensione del diritto fondamentale alla privacy e si chiede che siano i fornitori di accesso a Internet a diventare parte attiva nella sorveglianza dei contenuti in transito sulla Rete e nell'imposizione del copyright, ponendoli sotto pressione tramite l'attribuzione di responsabilità per le violazioni commesse in Rete (decadimento dello stato di mere conduit garantito dalla Direttiva sul commercio elettronico 2000/31/CE).

    Nel documento sono presenti le basi per soluzioni extragiudiziali per la disconnessione dei clienti dei fornitori di accesso, l'intercettazione sistematica delle comunicazioni elettroniche senza autorizzazione dei magistrati, la creazione di milizie private del copyright e l'attribuzione di responsabilità ai fornitori di accesso.
    http://ec.europa.eu/avpolicy/docs/other_actions/contributions/cmba_col_en.pdf

    Membri della CMBA fra gli altri: The Walt Disney Company, Time Warner, Sony Corporation, Universal Media Group, IFPI, MPA, Mediaset.
    http://www.cmba-alliance.eu/members.htm

    2007

    Viene ideato negli Stati Uniti l'Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), un trattato segreto di cui il pubblico e i parlamenti nazionali verranno a conoscenza solo un anno dopo e solo tramite documenti trapelati. ACTA viene elaborato da diplomatici e membri del Congresso americano fedelissimi alle major discografiche e del cinema. Successivamente si scoprirà che esso contiene molte disposizioni di natura legislativa e che il Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea ha dato mandato alla Commissione di negoziare il trattato, senza informare il Parlamento Europeo. Interessante notare che fra le disposizioni sono comprese tutte le richieste avanzate dalla CMBA alla Commissione Europea e sopra riportate.

    La Commissione Europea avanza la sua proposta di revisione del quadro regolatorio sulle telecomunicazioni. Il Pacchetto Telecom inizia così il suo iter legislativo.

    2008

    Nella fase di Prima Lettura del Telecoms Package la lobby delle major del cinema e della musica, appoggiata dal Consiglio (in particolare durante il successivo semestre di presidenza francese), preme per l'inserimento di emendamenti che concernono i contenuti che transitano in Internet. Il Parlamento si mostra sensibile a queste pressioni e il pacchetto comincia ad “inquinarsi”, cioè a mischiare riforma tecnica delle reti di telecomunicazione con il tema del copyright. All'interno del Parlamento particolarmente attiva è l'On. Fourtou, sarkozyana, moglie dell'amministratore delegato francese di Vivendi Universal.

    In Francia il Presidente Sarkozy sostiene fortemente la necessità di una nuova legge che possa consentire rapidamente e senza supervisione della magistratura l'espulsione da Internet dei cittadini sospettati di violazioni del copyright. Le major dell'intrattenimento, in particolare Vivendi Universal, plaudono all'iniziativa. Si dichiara che è necessario istituire una struttura, pagata dai contribuenti e dai fornitori di accesso a Internet, capace di sostenere la disconnessione automatica di un elevatissimo numero di cittadini, per poter giungere entro 2 anni, in caso di necessità, a proibire ad almeno 2 milioni di persone di accedere ad Internet, secondo la filosofia “violazioni di massa necessitano di repressione sommaria di massa”. Così, mentre da una parte si parla di combattere il digital divide e connettere sempre più cittadini, dall'altra si studiano sistemi per disconnetterne a milioni.

    L'elaborazione della legge, coordinata dal fedelissimo Olivennes e sostenuta dal Ministro della Cultura Christine Albanel, avviene senza alcuna valutazione di impatto ed ignorando gli studi scientifici sempre più numerosi che mostrano i benefici per artisti e mercato del file sharing privo di scopo di lucro.
    http://www.laquadrature.net/wiki/Studies_on_file_sharing_it

    Viene ribadita la linea di pensiero secondo la quale in Internet il diritto alla privacy non valga, viene revocato il diritto ad un equo processo (per i reati concernenti violazioni di copyright in Internet) e viene introdotto per la prima volta dai tempi della Rivoluzione e, a quanto mi risulta per la prima volta nella storia delle democrazie occidentali, il concetto di presunzione di colpevolezza.

    Tornando a Brussels, durante la Prima Lettura, al Parlamento Europeo il Pacchetto Telecom viene elaborato dai Comitati IMCO (Mercato Interno e Consumatori) e ITRE (Industria & Energia). In ITRE la preoccupazione sale e i parlamentari elaborano l'emendamento 138 alla Direttiva Quadro, che stabilisce, ricordando il diritto comunitario e appellandosi ai diritti fondamentali, che l'accesso a Internet può essere negato ad un cittadino solo in seguito alla sentenza di un magistrato; analogamente in IMCO viene immesso l'emendamento 166 alla Direttiva Servizio Universale che ne rappresenta il naturale complemento (equiparando l'accesso a Internet a strumento chiave per l'esercizio effettivo di alcuni diritti fondamentali). Entrambi gli emendamenti saranno approvati in plenaria dal Parlamento praticamente all'unanimità e di fatto la legge Olivennes-Sarkozy “Création et Internet” (successivamente sarà nota come legge HADOPI, perché prevede la creazione di una mastodontica alta autorità per la “proprietà intellettuale” detta, appunto, HADOPI) è profondamente incompatibile con essi.

    Si tratta un grave colpo per Sarkozy che scrive personalmente al presidente della Commissione Europea Barroso chiedendo alla Commissione di ritirare (illegalmente) gli emendamenti installati dal Parlamento al Pacchetto Telecom. La risposta della Commissione non si fa attendere e si concretizza in quello che è stato definito da molti “lo schiaffo a Sarkozy”: in meno di due minuti il portavoce della Commissione dichiara che gli emendamenti 138 e 166 sono stati adottati a maggioranza schiacciante dal Parlamento e rappresentano un importante richiamo ai principi fondanti dell'Unione e alle libertà fondamentali, e che pertanto essi sono legittimi e legali. Per essi la Commissione non ha alcuna obiezione (nella procedura di codecisione la Commissione ha un ruolo di pura mediazione fra Consiglio e Parlamento, non può più intervenire legislativamente).

    Al termine della Prima Lettura il Consiglio dei Ministri rigetta il Pacchetto Telecom, per colpa anche dell'attività di due dei negoziatori di punta (Charles-Henry Lavaillant, uomo della presidenza francese, e Filip Svab, uomo della presidenza ceca) e ripropone la versione cara alle lobby e a Sarkozy, priva degli emendamenti 138 e 166 e contenente al contrario articoli che impongono le disconnessioni automatiche degli utenti (si iniziano a usare nel linguaggio le definizioni 3-strikes o risposta graduale, di triste memoria militare dai tempi del Vietnam) a tutti i Paesi Membri dell'Unione. Mancando quindi accordo fra Consiglio e Parlamento si procede alla Seconda Lettura del Pacchetto.

    Nel frattempo, negli Stati Uniti, il presidente Obama nomina personalmente al Dipartimento della Giustizia cinque avvocati di punta della RIAA, massima espressione della lobby delle major discografiche e feroce federazione che si accanisce con cause legali contro privati cittadini sospettati di violazioni del copyright; ne piazza uno (David Ogden) alla seconda carica più alta in assoluto (vice procuratore generale degli Stati Uniti d'America) e propone un piano di dirottamento di agenti FBI verso la prevenzione delle violazioni del copyright online.
    http://news.cnet.com/8301-13578_3-10133425-38.html

    2009

    Trapelano alcune pagine importanti delle prime versioni negoziate di ACTA. Da queste, inizialmente, si evince che ACTA rappresenta un astuto piano per consegnare, scavalcando i parlamenti nazionali dei paesi sottoscrittori, il controllo strategico dei contenuti in Internet all'industria del cinema e della musica. In ACTA vengono anche imposte pene carcerarie “sufficientemente elevate da rappresentare valido deterrente” per le violazioni del copyright anche prive di scopo di lucro. Si apprende inoltre, nel corso dell'anno grazie a ulteriori documenti trapelati, che ACTA è finalizzata ad imporre un controllo forzato sui fornitori di accesso Internet da parte dell'industria del copyright, tramite collaborazioni obbligatorie, responsabilità penale in caso di rifiuto, obbligo di intercettazione delle comunicazioni elettroniche senza mandato di un magistrato (si confronti tutto ciò con il position paper della CMBA del 2006 citato inizialmente). In pratica si vuole trasformare Internet in una grande pay-TV via cavo monodirezionale in cui circolano solo i contenuti approvati dall'industria e allo stesso tempo in una gigantesca macchina di intercettazione delle comunicazioni.
    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?page_id=5115

    Si apprende che l'Unione Europea partecipa ai negoziati ACTA tramite un mandato dato dal Consiglio alla Commissione (Direttorato Generale Commercio), mentre il Consiglio dei Ministri negozia direttamente le parti che prevedono sanzioni penali e carcerazione. Nessuna informazione viene fornita al Parlamento Europeo o ai parlamenti nazionali, né dal Consiglio, né dalla Commissione, né dai governi dei Paesi Membri, ma si ammette ufficialmente l'esistenza reale di ACTA e si rendono note le date e i luoghi in cui si svolgeranno i successivi negoziati.

    Intanto, negli USA, sempre in prima persona, il presidente Obama pone ACTA sotto segreto per motivi di sicurezza nazionale. Per la prima volta nella storia la protezione delle industrie del cinema e della musica diventa, per gli Stati Uniti, un argomento di sicurezza nazionale.
    http://www.wired.com/threatlevel/2009/03/obama-declares/

    A seguito del rigetto del Pacchetto Telecom da parte del Consiglio UE, in vari paesi europei la società civile si mobilita contro quello che alcuni europarlamentari definiscono “il sinistro piano per lo smantellamento di Internet”. Decine di associazioni, movimenti grassroots e di protezione dei consumatori si riuniscono informalmente in una coalizione, la Opennet Coalition. Nel giro di 3 settimane la coalizione annovera decine di associazioni presenti in 20 Paesi Membri con esperti in campo legale (avvocati e giuristi), politico, tecnico e amministrativo. In Italia è particolarmente notevole l'adesione alla coalizione di Assoprovider, a dimostrazione del fatto che la libertà d'impresa non può prescindere dai diritti civili e dai diritti fondamentali. ScambioEtico viene incaricato di coordinare le attività della coalizione in Italia.

    Gli scopi della coalizione sono di preservare il carattere aperto e neutrale di Internet, rifiutare qualsiasi eccezione al rispetto delle libertà fondamentali e dei diritti civili e informare correttamente il grande pubblico opponendosi alla propaganda dell'industria. I mezzi per raggiungere gli scopi sono:

    • seguire il più da vicino possibile il processo legislativo nell'Unione Europea, intervenendo attivamente presso i policy maker ogni volta che si ritiene necessario;
    • compiere analisi legali approfondite di ogni singolo documento rilevante prodotto dalle istituzioni ed elaborarne delle sintesi di vario livello di profondità a seconda delle esigenze e delle competenze del pubblico in generale, dei giornalisti, dei legislatori e infine dei servizi legali;
    • informare il grande pubblico, tramite saturazione blogosfera, campagne mirate, contatti con i maggiori giornali del mondo in merito ad ogni attività rilevante nelle sedi europee;
    • instaurare un dialogo continuativo con gli europarlamentari e, ove possibile, con funzionari della Commissione per trasformare in realtà una lobby molto particolare, quella dei cittadini, composta da lobbisti per passione e non retribuiti.

    Come mossa politica di influenza durante la Seconda Lettura del Pacchetto Telecom, un gruppo di parlamentari, fra cui Janelly Fourtou (moglie come si diceva del CEO di Vivendi) presenta il “rapporto Medina Ortega”, dal nome del parlamentare spagnolo che ne è il relatore. Il rapporto di iniziativa è in realtà scritto direttamente dall'industria del copyright, e fra le altre cose richiede le disconnessioni obbligatorie da Internet e la messa in stato di illegalità dei motori di ricerca che indicizzano file torrent, come Google, Yahoo, Microsoft Bing e The Pirate Bay. Il rapporto cita esplicitamente The Pirate Bay come esempio di sito da considerare illegale: questo porterà allo sfascio il rapporto stesso. Infatti The Pirate Bay è al momento sotto processo (civile e penale) in Svezia, e un rapporto che richiede la criminalizzazione di un soggetto sotto processo rappresenta, ai sensi del TEC, un'interferenza indebita nei confronti del sistema giudiziario di un Paese Membro.
    http://www.iptegrity.com/index.php?option=com_content&task=view&id=259&Itemid=9

    La Opennet coalition denuncia questo fatto e Medina Ortega accetta di ritirare il rapporto che non arriva nemmeno al voto. Il rapporto è comunque rilevante perché in esso si trovano passaggi che ritornano periodicamente fin dai tempi del position paper della CMBA, come un “filo” che fa comprendere negli anni gli elementi comuni che nascono dagli sforzi di lobby dell'industria: ACTA, legge HADOPI (Francia, dichiarata incostituzionale), Digital Economy Bill (UK), proposta di legge On. Carlucci (scritta dall'avv. Davide Rossi, Presidente di UNIVIDEO), legislazione Corea del Sud, legge s92a (Nuova Zelanda, 3-strikes – bocciata).

    Nella turbolenta fase di Seconda Lettura, in cui giorno per giorno ci sono confronti o schermaglie a distanza fra società civile, Parlamento, stampa e lobby delle industrie, il Parlamento reinstalla l'emendamento 138 durante una sessione plenaria che definire al cardiopalma sarebbe un eufemismo, insieme ad altre modifiche essenziali per la protezione dei diritti dei cittadini e lo adotta a maggioranza schiacciante. Cade invece l'emendamento 166.

    Nello stesso tempo in Francia viene approvata (dopo una prima bocciatura) la legge Olivennes-Sarkozy, ma il Consiglio Costituzionale la giudica incostituzionale e tramite un giudizio storico equipara l'accesso a Internet a diritto fondamentale.
    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6063

    Si tratta di un duro colpo per Sarkozy e l'industria musicale. Saltano alcune teste. Il Ministro della Cultura Albanel presenta le dimissioni, che vengono accettate. L'idea di repressione sommaria di massa per violazioni di massa con presunzione di colpevolezza tramonta e con essa l'idea originale di risposta graduale. Il governo francese annuncia una nuova legge, la HADOPI-2, che passerà il test di costituzionalità prevedendo il diritto ad un equo processo, il diritto alla difesa con rappresentanza legale, la presunzione di innocenza e la necessità della sentenza di un magistrato prima della disconnessione da Internet.

    Il Consiglio dei Ministri dell'Unione rigetta il Pacchetto Telecom a causa dell'emendamento 138: è necessario andare in Terza Lettura con conciliazione (una procedura particolarmente poco trasparente e in cui i negoziati con il Consiglio/COREPER, con la mediazione della Commissione, vengono condotti solo da una ristretta cerchia di parlamentari nominati nel c.d. Comitato di Conciliazione), esclusivamente su quell'emendamento. I tentacoli della lobby del copyright rischiano di far disastrosamente crollare una riforma radicale del quadro regolatorio sulle telecomunicazioni che ha richiesto 4 anni di impegno e negoziati.

    Charles Lavaillant e Filip Svab, negoziatori di cui abbiamo parlato in precedenza e nemici dell'emendamento 138, abbandonano il Consiglio e vengono assunti come alti dirigenti rispettivamente da VIVENDI UNIVERSAL e AT&T. La mossa suscita sensazione in tutto il mondo.
    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=3597

    Poco prima dell'apertura ufficiale della Terza Lettura, i servizi legali del Parlamento rispondono ad un'interrogazione di alcuni parlamentari in merito alla questione di legittimità nel frattempo sollevata dai Paesi Membri sull'emendamento 138. I servizi legali chiariscono, all'inizio dell'autunno, con argomenti che tutt'ora sono considerati a dir poco discutibili, che l'emendamento 138 non rientra, ai sensi del TEC, nelle competenze del Parlamento, in quando indebita interferenza nell'organizzazione dei sistemi giudiziari dei Paesi Membri. Da questo momento si procede a tappe forzate. Il motivo è semplice: il 1 dicembre 2009 entreranno in vigore il TEU e il TFEU, ratificati a Lisbona, che sanciranno la fine della Comunità Europea con la fusione dei Tre Pilastri, e daranno maggiori poteri e competenze al Parlamento, mettendolo finalmente su un piano paritario rispetto al Consiglio. Con questi 2 nuovi trattati, l'emendamento 138 rientrerebbe pacificamente nelle competenze del Parlamento: è quindi vitale per l'industria del copyright e per il Consiglio terminare la fase di conciliazione a arrivare all'adozione del pacchetto assolutamente prima del 1 dicembre.

    Così avviene, ma con un imprevisto: il Parlamento abbandona sì l'emendamento 138, ma lo sostituisce con un lungo testo che aggira i problemi evidenziati dai servizi legali del Parlamento pur mantenendo un'efficacia del tutto simile. Pur di non far cadere tutto il pacchetto (dove pure sono state installate diverse richieste delle industrie americane delle telecomunicazioni come AT&T e Verizon) il Consiglio cede ed il Pacchetto Telecom è adottato. Sarà essenziale sorvegliare sulla corretta implementazione del pacchetto in Italia (termine ultimo giugno 2011).
    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=4212

    2010

    Fra la fine del 2009 e gli inizi del 2010 il Parlamento Europeo produce 4 interrogazioni orali e 2 interrogazioni scritte alla Commissione per il rilascio dei documenti concernenti ACTA. Infatti, in violazione del TFEU, il Parlamento non è ancora stato pienamente informato né dei negoziati né dei contenuti di ACTA. Per tutto il 2009 e fino al 24 aprile 2010, data del primo rilascio ufficiale di documenti ACTA, gli europarlamentari saranno costretti a prendere visione dell'accordo tramite i documenti trapelati messi a loro disposizione dalla Opennet Coalition e/o da WikiLeaks.

    Intanto negli Stati Uniti l'Amministrazione Obama fa partire la manovra per il controllo mondiale di Internet, tramite la proposta di conferire al presidente il potere tecnico del cosiddetto “spegnimento della rete” e portando avanti delle iniziative legislative pensate per assumere il pieno e totale controllo di ICANN l'autorità che assegna i domini e alla quale gran parte dei registrars, inclusi quelli dei ccTLDs (country code Top Level Domains, per es. “.it”) sono legati contrattualmente.
    http://news.cnet.com/8301-13578_3-10320096-38.html

    Il 10 marzo viene adottata dal Parlamento Europeo a larghissima maggioranza una Risoluzione su ACTA che invita la Commissione a rilasciare al Parlamento tutti i documenti concernenti ACTA, limitare i negoziati alla contraffazione dei beni fisici, a rimanere all'interno del quadro legale dell'Unione e a preservare i diritti fondamentali dei cittadini europei.
    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=5584

    A settembre viene adottata una Dichiarazione Scritta contro certi aspetti di ACTA, la 12/2010, di analogo contenuto e particolarmente concentrata sulla protezione di Internet e dei diritti fondamentali.
    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6787

    Da inizio 2010 si fa avanti il pessimo Rapporto Gallo, della relatrice Marielle Gallo, fedelissima a Sarkozy e dogmatica del copyright. Il rapporto Gallo riprende i peggiori argomenti di ACTA e viene proposto come risoluzione di iniziativa (legislativamente non vincolante) per fornire un appiglio politico che possa consentire agli integralisti del copyright di affermare che il Parlamento non è contrario al controllo dei contenuti in Internet. Il rapporto Gallo viene supportato da due petizioni, una di IFPI e una di Eurocinema, che presentano lati molto oscuri sui quali si sta indagando. Per esempio nella seconda figurano almeno due firme falsificate e una firma di un regista morto nel 2007.

    In assenza di qualsiasi impact assessment da parte della Commissione, il rapporto viene inoltre sostenuto da uno studio privo di qualsiasi valore scientifico, anzi gravemente difettoso, che tenta di correlare pirateria priva di scopo di lucro e perdita di posti di lavoro nell'Unione Europea, commissionato allo studio Tera da BASCAP, una federazione di major fra cui VIVENDI UNIVERSAL, rappresentata da... Fourtou, CEO di Vivendi e marito della ex MEP Fourtou di cui abbiamo parlato in precedenza. Fourtou è uno dei membri del consiglio di presidenza di BASCAP.
    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6006

    A fronte di questo “studio” gravemente errato, esistono una lunga serie di studi scientifici indipendenti (anche commissionati da governi di Paesi Membri dell'Unione Europea) che mostrano come il file sharing privo di scopo di lucro sia nel peggiore dei casi ininfluente per artisti e mercato, ma in molte occasioni fortemente benefico sia per gli autori sia per il mercato:
    http://www.laquadrature.net/wiki/Studies_on_file_sharing_it

    In Italia un'equilibrata valutazione sulle conseguenze delle violazioni online prive di scopo di lucro del copyright è stata effettuata dall'Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni con un'estesa indagine conoscitiva di marzo 2010:
    http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&DocID=3790

    Sintesi dei fatti sul rapporto Gallo:
    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6852
    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6873

    Il rapporto viene approvato in settembre a causa della compattezza di appoggio data ad esso dal PPE, il maggior gruppo parlamentare europeo, e la coerenza della linea di difesa dei diritti fondamentali in Parlamento è rotta.
    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6890

    In ottobre i negoziati ACTA sono coronati da successo e l'accordo è pronto per essere ratificato e dare il “bacio della morte” all'Internet che conosciamo.
    http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=6959

    Nel frattempo negli Stati Uniti viene proposta una legge che conferirebbe al procuratore generale (ricordate che il vice procuratore generale è un avvocato della RIAA, uomo dell'industria del copyright e di Obama – o viceversa Obama è un uomo dell'industria del copyright, come preferite) il potere di cancellare siti web ovunque nel mondo, anche al di fuori della giurisdizione americana, senza un processo preventivo, ma solo in base ad un ordine del procuratore generale stesso, coerentemente al piano iniziato l'anno precedente di controllo di ICANN.
    http://www.publicknowledge.org/blog/new-copyright-bill-bears-problems-concern...

     


    IL FUTURO

    Il resto del 2010 e tutto il 2011 potrebbero rivelarsi uno spartiacque per il futuro e la sopravvivenza stessa di Internet. Continueremo ad avere una Rete neutrale ed aperta, in cui tutti possono inserire contenuti, o ci sposteremo verso un tipo di Internet segmentata in cui solo i contenuti approvati dall'industria del copyright vengono inseriti da soggetti autorizzati? Avremo ancora una Rete che consente partecipazione attiva e interazione, oppure questa sarà trasformata in una nuova, potente, omologata e noiosa televisione?
     

    By Paolo Brini
    Creative Commons 3.0 BY-SA
    http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/legalcode

     

    Fonte: http://www.facebook.com/#!/pages/Per-La-Liberta-Dei-Cittadini-in-Rete/153950791312967

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    • 28 November 2010
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