Domenica 12 e lunedì 13 si vota, tra le altre cose, sull’abrogazione della proposta di rilancio del nucleare. Il tema è complesso perché il quesito non è tanto sulla tecnologia, quanto sulle scelte di lungo periodo che condizioneranno ambiente e salute e, inevitabilmente, fanno emergere il tema della fiducia dei cittadini nei loro rappresentanti. Il fronte del Sì è favorevole all’abrogazione dei commi 1 e 8 dell’articolo 5 della proposta governativa mentre quello del No vorrebbe proseguire sulla strada indicata dal governo.
Il tema è forse meno ideologizzato di quanto lo era una volta, con molti ambientalisti come Stuart Brand, autore di "Una cura per la Terra" che si sono espressi a favore dell'energia nucleare, ed è interessante vedere come i due fronti abbiano fatto scelte di comunicazione molto diverse.
Da una parte il Forum Nucleare, l'associazione nata per rilanciare il dibattito sull'energia atomica, ha scelto il video con una comunicazione semplice e diretta, ma molto contestata perché non neutrale come inizialmente dichiarato.
Più innovativo è il lavoro dei 12 information designer italiani che hanno prodotto l'Atlante Nucleare (www.atlantenucleare.org ), un progetto collettivo dichiaratamente a sostegno del Sì al referendum e coordinato da Gianni Sinni e Cristiano Lucchi, ideatori del progetto.
Qui siamo di fronte a una comunicazione militante. La tesi del rifiuto del nucleare è dichiarata, i dati sono corretti e selezionati in questa ottica con il risultato che il messaggio è chiaro messaggio ed efficace.
Tra le tavole tutte in Creative Commons e liberamente scaricabili vale la pena segnalare la prima che racconta il crescita del fronte del No all'atomo misurata dai dati Ipsos; la settima che fa leva sulla sfortunata gaffe del Prof. Umberto Veronesi sull'innocuità delle scorie e la mappa dei siti italiani dove potrebbero essere collocate nuove centrali secondi i censimenti originali del Cnen, ora Enea (tavola 6) fino a quelle più tecniche come quelle sulla descrizione del costo del chilowatt atomico confrontato con quello proveniente da altre fonti (tavola 4) nella tavola preparata da Francesco Franchi, il cui lavoro appare regolarmente su IL, il magazine del Sole24Ore.
Anche se purtroppo non spiega tutti gli aspetti del problema energetico italiano. Ha cercato di farlo molto bene Marco Cattaneo, di Le Scienze in questo suo post.
Il problema, osserva Cattaneo (che spiega anche perché questo referendum è tecnicamente inutile), non tanto è se l'atomo ci piace o no, ma quei 29mila MegaWatt che è il minimo giornaliero di consumo della Penisola e che devono essere soddisfatti sempre. Alcune aree della Penisola sono ben dotate sul fronte del solare e dell'eolico come mostrano i dati del Jrc e l'atlante eolico compilato del Cesi. Ma non tutte. E soprattutto nessuna lo è sempre perché quei 29mila MegaWatt che Terna ci dice vanno erogato anche alle quattro del mattino di una notte senza vento.
Forse, come proponevaqualche settimana fa Luca De Biase a ridosso della tragedia di Fukushima, sarebbe ora di lanciare un dibattito sulle scelte strategiche del nostro Paese che vada oltre l'orizzonte stretto dell'emotività. A cominciare da un'informazione più completa su tutte le poste in gioco e per non rimanere attaccati al gas, che il Word Energy Outlookannuncia come la vera fonte energetica in crescita nel prossimo futuro.