Condivisione di buoni prodotti della Rete.
Le nuove tribù promuovono nuove infrastrutture di accesso alla Rete. L'innovazione la promuovono i Cittadini; siamo noi quelli che stiamo aspettando.
Amplify’d from mauromagnani.posterous.com
Read more at mauromagnani.posterous.com
INTERNET diritto fondamentale!
L'ACCESSO AD INTERNET SIA DICHIARATO DIRITTO FONDAMENTALE DEI CITTADINI ANCHE IN ITALIA!Come è già avvenuto in altri Paesi anche in Italia l'accesso ad Internet deve diventare un diritto fondamentale sancito per legge; partecipa anche tu a questa causa diffondendo tra i Tuoi amici la pagina di Facebook che ho dedicato a questo argomento:
http://www.facebook.com/internet.diritto.fondamentale?ref=mf
Mauro Magnani's ReBlog @ Posterous
![]()
Le nuove tribù dell'informazione iperlocale.
- MM's Facebook Fan Page: http://www.facebook.com/pages/Mauro-Magnani/48684841526?ref=ts
- "MIRANO Community Network": http://miranocommunity.net
- Su Twitter: http://twitter.com/MauroMagnani
- Su Facebook: http://www.facebook.com/mauro.magnani/
- Su LinkedIN: http://www.linkedin.com/in/magnani/
- Su Foursquare: http://foursquare.com/user/-26839
- Su Gowalla: http://gowalla.com/users/FaceNING
Islanda, la roccaforte della libertà di stampa (e delle intercettazioni)?
Inserito il 02 agosto 2010
- C’è una notizia che risale a più di un mese fa eppure è attuale in questi giorni come non mai: l’approvazione da parte del parlamento islandese di una legge, l’Icelandic Modern Media Initiative (IMMI), che mira a fare dell’isola del profondo nord europeo una vera e propria “roccaforte” per il giornalismo investigativo e per chi pubblichi in rete materiali coperti da segreto ma di interesse pubblico. Un “rifugio” per i “cani da guardia della trasparenza”, che potranno avvalersi della protezione offerta da una legislazione che raccoglie contributi dai Paesi che hanno più a cuore la difesa della libertà di espressione, tra cui Svezia, Norvegia, Estonia e Scozia.
Diversi elementi sono degni di nota, prima di tutto a livello politico. Intanto l’IMMI è stata proposta da esponenti di tutti i gruppi parlamentari e approvata all’unanimità in poco più di sei mesi: uno scenario impensabile in un Paese diviso e dagli iter parlamentari infiniti come l’Italia. In secondo luogo, l’idea di estrarre contenuti da normative sparse in tutto il mondo presuppone una competenza purtroppo impensabile nel nostro Paese, dove spesso a legiferare sulla Rete sono persone animate magari dalle migliori intenzioni ma senza alcuna conoscenza del mezzo. Da ultimo, in Islanda la politica non è stata sorda ai pareri degli esperti del settore, ma ha pensato al contrario di servirsi della loro consulenza; in questo caso, di quella di Julian Assange e Daniel Schmitt, co-fondatori di Wikileaks, il sito che ha recentemente fatto discutere il mondo pubblicando 91000 documenti riservati sulla guerra in Afghanistan.Questa notizia, insieme alla recente protesta contro il comma 29 del ddl intercettazioni, spiega il richiamo all’attualità, il secondo livello di analisi. Che suscita domande a cui, al momento, è difficile dare risposta. È giusto, ad esempio, garantire uno scudo tanto potente a chi diffonda informazioni che potrebbero mettere a repentaglio vite umane? È giornalismo investigativo la mera pubblicazione di documenti, senza alcun filtro interpretativo? E poi, siamo sicuri che il confine tra trasparenza e diffamazione non diventi troppo labile?
Di certo l’implementazione del pacchetto normativo, che richiederà la modifica di 13 leggi esistenti e il coinvolgimento di quattro ministeri per un anno intero, aiuterà a fugare questi dubbi. Ma fin da ora è possibile affermare che anche l’Italia dovrebbe guardare con interesse all’idea islandese. La libertà di espressione in Rete merita una considerazione ben diversa rispetto a quella rivelata negli ultimi tempi dal legislatore italiano, che sembra essere capace solamente di ipotizzare improbabili obblighi di rettifica, filtri preventivi e addirittura la creazione di reati in cui l’utilizzo di un social network sia un’aggravante.
E c’è già chi, come il blogger Claudio Messora, parla di una Italian Modern Media Iniative. In pochi giorni sono già 1600 a dirsi d’accordo sulla pagina Facebook della proposta, reclamando un diritto “sacrosanto e inviolabile” a esprimere la propria opinione. Senza che il pensiero corra automaticamente, per un riflesso prodotto dalle nostre ossessioni mediatiche, alle aule di un tribunale.
Negli ultimi anni molti di noi sono stati bannati da Facebook senza preavviso e senza giustificazione. PIETRO ZANARINI è stato bannato da Facebook senza motivo il 20/06/2010. Se non vuoi che succeda anche a te sostieni e condividi questa causa...
Il 20 Giugno è toccato anche a Pietro Zanarini!
Senza preavviso e senza alcuna giustificazione è stato bannato da Facebook.
Chi scrive ha vissuto questa spiacevolissima esperienza per due volte e senza alcuna motivazione già nel 2007 e nel 2008. La chiusura di due accounts cha hanno causato per sempre la perdita di alcune migliaia di contatti a livello internazionale.
Un problema che in Facebook è purtroppo sempre esistito e che ancor oggi "miete vittime" giornalmente.
Pietro Zanarini non solo è una delle persone più corrette, ma ha avuto un ruolo fondamentale per la diffusione di Internet in Italia: dalla sua proposta di mettere il primo quotidiano italiano sul web, ha creato i presupposti per il progetto Video On Line.
Se è successo a lui, purtroppo può succedere senza alcun preavviso anche a te.
Ed è per questo motivo che è assolutamente necessaria una maggiore trasparenza da parte dii Facebook nella gestione del banning utente.
Prima di essere bannato anche tu, SOSTIENI E CONDIVIDI questa pagina e manifesta il tuo dissenso verso questa politica di Facebook ingiusta e poco chiara:
http://www.facebook.com/pages/Reintegrate-Pietro-Zanarini-Co-su-Facebook/1340...
Grazie.
Un fenomeno dalla crescita preoccupante. Contribuisci anche tu a tenere viva l'attenzione su questa politica di Facebook ingiusta e assolutamente poco chiara!