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Diaspora verrà lanciato il 15 settembre
Il progetto di Diaspora, un social network opensource, ha raccolto 200.000$ di finanziamenti. Il 15 settembre verrà lanciata la sfida a Facebook.
creato da Ludovico Spagnolo - 01/09/2010
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Diaspora, il social network opensource, sarà lanciato il 15 settembre
Il 15 settembre 2010 sarà lanciato Diaspora, il primo social network decentralizzato e opensource.
L'idea è nata qualche mese fa, nel periodo in cui Facebook era sotto il mirino dei media e dell'opinione pubblica per l'approccio non sempre trasparente nei confronti della privacy degli utenti. Quattro ragazzi della New York University hanno pensato a quali caratteristiche avrebbero desiderato da un nuovo social network, e a come svilupparlo.
Uno degli obiettivi principali di Diaspora è permettere all'utente di essere l'unico detentore e responsabile dei propri dati e dei files che carica sul suo profilo. La soluzione ideale prevede quindi che le informazioni vengano conservate in uno spazio web dell'utente e non sui server di una società estranea (come invece succede con Facebook). Quindi non più un social network unico e monolitico su cui aprire un profilo, ma una rete peer-2-peer di veri e propri siti web personali (tecnicamente chiamati seed), basati su una piattaforma condivisa e collegati l'uno all'altro.
Si vuole così dare all'utente la possibilità di scegliere come gestire i propri dati: nessuna politica sulla privacy imposta dall'alto, con restrizioni e concessioni dei diritti di tutti gestiti da Zuckerberg in maniera quasi umorale, ma possibilità di decidere per conto proprio che cosa condividere con chi, quando, dove e come.
Infine il social network consentirà un alto grado di personalizzazione in ogni suo aspetto e garantirà uno sviluppo rapido e sicuro della piattaforma. Per questo sarà open source: chiunque potrà proporre versioni personalizzate della piattaforma, miglioramenti e via dicendo.
Dal punto di vista tecnico, la piattaforma sarà realizzata in Ruby, linguaggio di programmazione ad oggetti, mentre ogni scambio di informazioni sarà cifrata con GPG e il tutto sarà rilasciato con licenza aGPL.
Nel maggio del 2010 i quattro studenti hanno messo il proprio progetto su kickstarter.com, una piattaforma di crowdfunding che ha permesso loro di raggranellare 200.000$ in pochissimi mesi, andando ben oltre l'obiettivo dei 10.000$ che si erano posti. A sorpresa tra i finanziatori compare anche Mark Zuckerberg, creatore di Facebook: "In loro (i ragazzi di Diaspora, ndr) ho visto una parte di me", avrebbe dichiarato in un'intervista a Wired.
Un progetto interessante e innovativo, ma che presenta almeno una perplessità: l'idea di un social network distribuito su un grande numero di server personali è in piena filosofia "cloud", ma quanto costerà mantenere un seed? Ad oggi infatti pare non esistano affermati servizi di hosting dotati di server in grado di supportare Ruby e al contempo di offrire delle soluzioni gratuite: è difficile pensare che un social network a pagamento (fosse anche solo in termini di poche decine di dollari l'anno) possa proporsi come valida alternativa a Facebook. Perplessità che potrebbe venire meno se invece, come sta provando a fare il team di Diaspora, si riuscirà a creare a breve un servizio di hosting condiviso (stile wordpress.com) e gratuito, su cui potrebbe volersi appoggiare la gran parte degli utenti.
E voi cosa ne pensate?

È gia da tanto che gli internauti si lamentano che Facebook sfrutta i loro dati personali, ma il social network ha cominciato a tener conto delle loro critiche solo dopo molto tempo. Recentemente, quattro studenti hanno deciso di creare un social network concorrente chiamato Diaspora, i cui utenti manterranno il controllo sui propri dati personali. Secondo il blog tedesco Netzpiloten, l’interesse suscitato dal loro progetto promette una bella battaglia sul web!
Questa primavera, è stata fino ad ora il momento di maggior successo per Facebook, seppure in termini assolutamente negativi: a causa del trattamento negligente o addirittura ingordo dei dati degli utenti, Facebook è riuscito a soppiantare Google, tra i “Bad Guys”, come numero 1 dei siti sanguisuga di dati. Era necessario un sostituto più “libero”, dove non esistesse un gestore centrale per la custodia dei dati.
Nasce così il progetto “Diaspora”. A poche settimane dall’inizio, già i primi risultati.
L’attenzione nei confronti del progetto e degli studenti che vi sono dietro – Daniel Grippi, Maxwell Salzberg, Raphael Sofaer e Ilya Zhitomirskiy – è stata enorme. In fin dei conti, la storia è un classico: Davide contro Golia. Diaspora funzionerà come Facebook, ma senza che dati vengano archiviati in un server centrale, che permetterebbe di sfruttarli per il phishing. Questo è possibile perchè tutti gli utenti di Diaspora terranno i propri dati registrati sul proprio computer e li condivideranno con il metodo del Peer-to-Peer, come per il file sharing.
Se poi fosse anche possibile scegliere, quali dati rendere accessibili e a chi nella cerchia degli amici, sarebbe davvero possibile avere una rete sociale “privata”. I giovani sviluppatori sono stati invitati dai Pivotal Labs, noti anche per “Tweed”, il client per web OS di Twitter, e lavorano già da 3 settimane alla loro alternativa – migliore – a Facebook. Che cosa è uscito finora: Un sistema di base funzionante, che può condividere i messaggi di stato, ma ancora in versione prova per le foto utente, un demo con alcune schermate, un calendario di massima che prevede la prima release nel mese di settembre e la sensazione che qui possa esserci “the next big thing”.
Messaggio di diffusione di Diaspora (pre-alpha!) di daniel grippi su Vimeo.
Nel mese di marzo avevo scritto che, dopo il social web era necessario un “web privato”. Sono giunto alla conclusione che i siti come Facebook sono per definizione una forma di spazio pubblico, che esclude la sfera privata: il sociale non è mai privato. Un compagno di classe, un amico, un conoscente, altri studenti, un ex-moglie, un collega, un capo, un collega di partito, un ex cliente e un consulente fiscale sono interlocutori molto diversi con i quali ho dei rapporti molto diversi. Facebook li mette tutti sullo stesso piano e, inoltre, legge e analizza le mie cose per il suo meccanismo di sfruttamento dei dati. Quindi, tratto Facebook come uno spazio pubblico, anche se questo ha fatto lamentare i miei amici che l’Enno (il mio nome) privato su Facebook è ancora poco visibile. Spero di poter invitare questi amici il più presto possibile in Diaspora e di poter costruire una sorta di “società chiusa”.