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Le nuove tribù promuovono nuove infrastrutture di accesso alla Rete. L'innovazione la promuovono i Cittadini; siamo noi quelli che stiamo aspettando.
È la Costituzione, bellezza!
Gentile Presidente del Consiglio,vorrei condividere con Lei una cosa che ho notato da poco: come una di quelle vecchie foto che saltano fuori dagli album di famiglia quando decidi, dopo molti anni, di guardarli così, senza un motivo vero.La Costituzione - sì, quella che c’erano pure in mezzo i comunisti, e che per lei è un compromesso - i diritti li riconosce. Veramente! I padri costituenti si sono detti “Mica siamo faraoni, o imperatori, i diritti ci sono già, al limite noi possiamo disciplinare, regolamentare. Ma mica possiamo dire ad una persona noi ti diamo questo diritto”.Perché, e qui sta la genialità dei nostri padri costituenti, roba da standing ovation, se uno dà una cosa, può anche toglierla. Invece l’articolo 2 dice: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Li garantisce, eh? Mica li limita. E deve pure rimuovere gli ostacoli che sono di impedimento all’individuo, e non metterli.Oh, pure se l’hanno fatta i comunisti, la Costituzione non parla mai né di bavagli né di ostacoli da mettere. Per stare tranquilli, i padri costituenti non hanno neanche detto “Va bene, potete rimuoverli e metterli ad un altro”. Eh no! Non si fa! Sarebbe come togliere lo sporco da un tappeto per metterlo sotto il tappeto di un altro!Su un diritto, però, gentile Presidente, i padri costituenti si sono proprio impuntanti, come si vede dall’articolo 21 (comma 1 e 2): Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.Ce l’hanno tutti, eh? Io, Lei, la stampa di destra, di sinistra, di centro… I cittadini, insomma. “Hanno”: non hanno mica detto “Lo Stato concede”. Ma si sa: i padri costituenti su questo aspetto si sono impuntati perché nel ventennio precedente avevano avuto un sacco di impicci con Mussolini, e si sono detti “Stiamo attenti casomai ne tornasse un altro che vuole mettere il bavaglio alle persone. Un altro che si prendesse da solo il diritto di decidere «Questo è assoluto, questo è relativo.»”E sa qual è la cosa buffa? Quei padri costituenti erano così furbi, ma roba standing ovation, che se anche la maggioranza degli italiani dicesse “Ehi, tu! Sì, tu! Tu puoi decidere quali sono i diritti” quest’ultimo non potrebbe farlo! Neanche un eletto dal popolo.Ma questo in effetti, non La riguarda, perché Lei non è stato eletto Presidente dal popolo, la Costituzione su cui Lei ha giurato non prevede nemmeno che il Presidente del Consiglio venga eletto da popolo. Lo scrivo solo perché ogni tanto, preso dal troppo amore per il Paese, se ne dimentica e dice il contrario.Quanto alla privacy, ma soprattutto alle intercettazioni che tanto La preoccupano, stia tranquillo: non riguardano 7 milioni di persone, ma 6 mila utenze. 6mila telefoni, e tenga presente che molti hanno intestati uno o più telefoni.Insomma, se sono uscite sui giornali Sue conversazioni con Minzolini, Saccà, Innocenzi, Dell’Utri, eccetera eccetera, non è persecuzione: è sfiga!Distinti salutiMatteo Pascoletti©valigia blu - riproduzione consigliata
In democrazia, la possibilità di critica è un diritto assolutoLa vera libertà di stampa?
Poter dire verità scomode
di Filippo Rossi
A quelli che dicono che non esistono due destre, a quelli che dicono che non possono esistere due idee di politica all’interno del Pdl, garbatamente rispondiamo che per fortuna in Italia c’è una destra democratica alla quale non verrebbe mai in mente di affermare che la libertà di stampa non è un diritto assoluto, alla quale non verrebbe neanche in mente di recriminare politicamente contro una stampa che - può fare più o meno piacere - fa solo il suo sacrosanto lavoro.Anche questa destra altra sa, ovviamente, come sanno tutti gli italiani, che qualsiasi diritto trova dei limiti nei diritti altrui. Ma questa destra sa anche che la libertà di stampa è una garanzia per tutti i cittadini che hanno il diritto di sapere, di conoscere, di scoprire quel che c’è dietro le porte chiuse dei palazzi del potere. Questa destra sa che suona male se un uomo di potere, qualsiasi esso sia, e di qualsiasi schieramento, si scaglia contro i giornali solo per il fatto che stanno “all’opposizione”. Come se la possibilità di critica non fosse un diritto assoluto in un sistema che vuole essere davvero democratico. La protesta di un leader politico contro la stampa ha il sapore aspro della limitazione di un’area di libertà che nessuno, ma proprio nessuno, deve pensare di poter restringere… Può essere vero o meno, può essere una minaccia più o meno concreta, ma il sapore aspro rimane. Questa destra altra sa che la libertà di stampa non è mai abbastanza e che nessun governo può davvero pensare di poterne limitare le legittime prerogative. E sa anche che è molto pericoloso lanciarsi in recriminazioni vittimiste che non hanno alcun senso, proprio in nome di quella libertà che prevede l’assoluta possibilità di critica nei confronti di chi governa il paese. Una possibilità, una libertà che, è bene dirlo, è una ricchezza per il paese. E non un problema. Perché, come spiegava George Orwell «la vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire».