Noto che Stefano Quintarelli (“Azuni, il codice ed i pompieri regolamentari“) e Vittorio Zambardino (“Azuni project: vedono pirati dove ci sono persone“) hanno deciso di litigare sull’aria fritta.
Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.
RIASSUMENDO – Brunetta (e Quintarelli in quanto suo consulente) vorrebbe fare per Internet quello che Azuni (mio corregionale) fece per il mare e la navigazione, anzi, di piu’, creare regole globali unificate.
Quintarelli a tal proposito scrive:
“L’idea di fare per internet, essendo un ambiente mondiale, ciò che è stato fatto per il mare, non è nuova. Nel 2007 Vint Cerf, il papa’ di internet, all’Internet Governance Forum lo aveva proposto, però poi non c’era stata alcuna iniziativa istituzionale.
In preparazione della prossima riunione, il Ministro Brunetta riprende quell’iniziativa battezzandola “codice Azuni”, col nome del sardo che secoli or sono armonizzò le leggi del mare.
L’idea è di iniziare a fare una raccolta di contributi dal basso per arrivare poi a una mappatura il più possibile sistematizzata dei problemi, le sfide che la rete pone, e delle opportunità che offre; successivamente come fece Azuni che raccolse le regolamentazioni di tutto il mondo, raccogliere le relative best practices regolamentari mondiali (o loro motivata assenza) e poi cecare di trarre da queste dei riferimenti regolamentari raccomandabili.”
Dunque l’idea di Brunetta e’ quella di andarsi a vedere come gli altri Paesi del mondo regolamentano Internet e proporlo all’Internet Governance Forum (IGF):
“Questo sarà il contributo di proposta di metodo (e relativa attuazione) che il Ministro porterà al prossimo Internet Governace Forum, un luogo che ha sempre visto l’Italia molto attiva.”
Interessante, il prossimo incontro dell’IGF si terra’ dal 14 al 17 Settembre 2010 a Vilnius in Lituania (abbiamo poco piu’ di un mese estivo per creare il “codice Azuni”, a meno che non si voglia solo portare la proposta di creare il codice e non una bozza di codice stesso) [1]. Essere “molto attivi” non basta, bisogna anche essere rilevanti, altrimenti tutta questa attivita’ resta inutile aria fritta. Ritengo dunque piu’ probabile che questo “codice Azuni” serva in realta’ per creare una regolamentazione di Internet qui da noi in Italia.
SOLO UNA SCUSA? – Le critiche mosse da Zambardino nel suo articolo non serve leggerle, ed e’ ancor piu’ inutile leggere la risposta di Quintarelli a queste critiche (tra l’altro le poche serie questioni sollevate da Zambardino restano senza risposta). Dico io, pensiamo veramente che le regole della navigazione via mare (altro periodo storico, grandi vantaggi economici delle compagnie di trasporto e dunque per i vari Paesi a regole chiare e unificate, Paesi leader concentrati per lo piu’ in Europa) siano assimilabili a quelle della navigazione su Internet?
Ma se ci chiediamo il perche’ di questo codice, ecco la risposta dal sito ufficiale:
“Al di la’ della similitudine tra la ‘navigazione’ sui mari dell’Europa di inizio ’800 e quella sulla Rete del XXI secolo, la lezione di Azuni da’ il senso dell’importanza di governare realta’ di dimensioni globali con regole condivise, ma anche e soprattutto della necessita’ di realizzare cio’ con un metodo che riconosca principi e consuetudini già esistenti e sentite.”
Obiettivo lodevole, ma irrealizzabile. Riguardo al web i vari Paesi hanno regole diverse perche’ hanno leggi e sensibilita’ diverse sui grandi temi della liberta’ di informazione e di espressione, sulle proprieta’ intellettuali, sulla riservatezza (privacy), sul grado di concorrenza e liberta’ assicurata al mercato, ecc. Temi che non vengono unificati dai richiami dell’ONU, figuriamoci da un “codice Azuni” di Brunetta. Come conciliare le idee ad esempio della Cina e degli Emirati Arabi Uniti con quelle di tanti altri Paesi fortunatamente piu’ democratici e liberali?
Il rischio e’ che questo “codice Azuni” sia un testo inutile. Mettiamo il caso che l’IGF in preda alla piu’ alta considerazione per il nostro Paese accolga la proposta dell’Italia, porti avanti questa iniziativa, raccolga i pareri in giro per il Mondo e formuli alla fine un insieme di regole per Internet. E allora? In base a quale illusa speranza si ritiene plausibile che questo possa portare a regole unificate a livello globale (ma neppure a livello europeo probabilmente)?
Finche’ non leggero’ una risposta capace di indicare una soluzione a questi grandi ostacoli, per me questa storia del “codice Azuni” restera’ solo aria fritta, buona forse solo a creare una legislazione locale, qui in Italia. Ma se fosse cosi’, allora lo si dica subito, si fa anche piu’ bella figura.
Dicano allora: “non abbiamo idee decenti, perche’ tanti nostri politici non capiscono nulla di Internet e proporrebbero idiozie, dunque preferiamo prendere le idee dagli altri Paesi e farle nostre“. Se questa e’ la vera motivazione mi trovo perfino d’accordo, meglio prendere idee buone da altri che prendere le pessime idee che sforniamo qui in casa.
[1] Potete leggervi cos’e’ ad oggi il codice Azuni nella pagina “Codice Azuni versione beta“. [↩]


