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    Torcello il Millennio - Torcello


  • Basilica di S.Maria Assunta
    Panoramiche, e storia della Basilica
  • Mosaico Il Giudizio Universale
  • Giungere a Torcello è una esperienza affascinante. Per arrivare nell'isola è infatti necessario percorre quasi un'ora di navigazione nelle acque della laguna. Il silenzio delle acque immerge in un clima che ci distacca dal rumore delle città e ci proietta in un tempo lontano, ci fa sentire a contatto con quella natura che l'uomo ha saputo trasformare, ma al tempo stesso servire per renderla ospitale. Già a distanza il punto di riferimento che orienta la navigazione verso l'isola è una torre campanaria che svetta verso il cielo sulla linea piatta dell'orizzonte lagunare: alcuni danno una spiegazione eziologia assai poetica del nome dell'isola proprio dalle parole torre e cielo. Certo è che, avvicinandosi, la sua sagoma e quella dei due edifici di culto di notevole impatto risultano l'unico segno di intervento umano in mezzo alla flora dell'isola. E pensare che in questo lembo di terra, dove sono rimaste solo poche decine di abitanti, affondano le radici della storia di Venezia, il suo primo splendore e potenza, la sua prima sede episcopale, le sue prime fabbriche, il porto, i commerci... Il silenzio del luogo scatena l'immaginazione che richiama il rumore di una città risalente alla fine del primo millennio, con le sue attività, la sua vita quotidiana, la gioia delle sue feste, il suono gioioso delle sue campane. La tradizione vuole che il nome dell'isola (Torcellum) trovi origine in quello di una delle antiche porte della città romana di Altino, sita sul limite lagunare ovest davanti all'odierna Torcello, quasi fosse una piccola torre di difesa. Uno stesso nome si ritrova in altre località della pianura padana ed è quindi più probabile che anche qui in laguna si debba risalire ad una origine pre-romana, con significato di geografia lagunare, cioè luogo emerso fra le paludi, come può confermare l'altra antica denominazione Dorceum. Molto probabilmente l'isola fu abitata in epoca romana, per lo meno nell'età imperiale, quando qui sorgevano alcune fra le ville di Altino, ricordate dai famosi versi del poeta Marziale (+ 102). Durante gli scavi compiuti negli anni Sessanta del XX secolo, è stata infatti rivelata l'esistenza di resti di abitazioni di tipo romano, risalenti all'epoca imperiale (I e II sec. dopo Cristo). Una mareggiata distrusse probabilmente ogni presenza di vita tra il V e il VI secolo. I resti di alcune attività artigianali del bronzo e di suppellettili, un forno circolare per la lavorazione del vetro, attestano lo svilupparsi di un ripopolamento tra il VI e VII secolo. Un'iscrizione epigrafica rinvenuta all'interno dell'edificio sacro ricorda inoltre che nel 639 per conto dell'esarca di Ravenna Isaac, durante il vescovado di Mauro, che a causa delle invasioni longobarde aveva guidato gli abitanti della vicina Altino sull'isola, venne innalzata la basilica. La dedicazione dell'edificio alla Madre di Dio (Theotócos) così tipicamente bizantina, significava affermazione di fede cattolica contrapposta alle simpatie ariane longobarde e alla devozione all'imperatore Eraclio, che della pietà alla Madre di Dio si era fatto banditore. Non sappiamo quale fosse la pianta di questa primitiva fabbrica: varie infatti sono le ipotesi degli studiosi; pare comunque sorgesse sull'area di quella attuale, poi ricostruita nel 1008 circa, con probabile presenza dell'abside centrale interna, compresa entro un muro perimetrale, e di due absidiole rudimentali, secondo il tipico schema lagunare alto adriatico. All'inizio dell'VIII secolo, come ricorda nelle proprie cronache Giovanni Diacono nel X secolo, il vescovo Adeodato I fece abbellire l'edificio con decorazioni marmoree, mentre tra l'864 e l'867, sotto il vescovado di Adeodato II vennero eseguiti lavori più consistenti quali il prolungamento dell'abside centrale oltre il muro perimetrale, forse l'allargamento di quelle laterali, della cripta e del portico prospiciente la facciata. Infine, durante i lavori operati da Orso Orseolo al principio dell'XI secolo, che diedero all'edificio l'aspetto attuale, fu innalzata l'aula centrale ed aperte finestre nella facciata e nella parete occidentale. Venne inoltre rialzato il pavimento (si vedano le tracce dei pavimenti sottostanti all'interno) e costruiti il ciborio dell'altar maggiore, in seguito distrutto, nuove colonne ed il campanile. Vanno perciò ricordate tre fabbriche della cattedrale: la prima (del 639) della quale resta la parte inferiore della facciata; la seconda (864-867) di cui rimangono soltanto alcuni elementi; la terza (1008 circa) corrispondente all'attuale. Nel corso dei secoli altri elementi contribuirono ad impreziosire l'edificio: tra il XII ed il XIII secolo furono quasi certamente eseguiti i mosaici dell'abside centrale, parte di quelli dell'abside destra e il Giudizio Universale della controfacciata; alla fine del XIII secolo fu realizzata la pala d'argento, ora ridotta a pochi resti e conservata nel vicino Museo della Provincia; mentre al secolo XIV risalgono i plutei dell'iconostasi provenienti dalla basilica di S. Marco. Nel 1423, durante il vescovado di Pietro Nani, deteriorata dagli anni, la basilica fu sottoposta ad un restauro generale, durante il quale con molta probabilità furono dipinte le tavole dell'iconostasi da Zanino di Pietro. Altri restauri si ebbero nel 1616 quando un fulmine danneggiò seriamente basilica, campanile ed episcopio; altri lavori di consolidamento si ebbero nel 1821 e nel 1827 per volontà dell'imperatore d'Austria Francesco I. Tra il 1929 e 1939 i due edifici sacri, la cattedrale e S. Fosca, furono fortunatamente riportate alle linee originarie, grazie all'eliminazione di tutte le sovrastrutture di età barocca, introdotte dopo il concilio di Trento
    via millenniotorcello.it

    • 28 August 2009
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