Condivisione di buoni prodotti della Rete.
Contributed by Mauro Magnani
Le nuove tribù promuovono nuove infrastrutture di accesso alla Rete. L'innovazione la promuovono i Cittadini; siamo noi quelli che stiamo aspettando.
Per capire le ossessioni di un periodo può essere utile dare un occhio all’arte. Alla Biennale di Venezia uno dei principali fili conduttori di questa edizione sarà il corpo. Un vero chiodo fisso degli ultimi anni, un fantasma che guasta il sonno di molti e che ritroviamo negli incubi provocatori dell’arte contemporanea. Ed è singolare che il corpo, oggi vissuto ed esibito apparentemente con maggiore disinvoltura che nel passato, affolli la fantasia degli artisti nella versione diametralmente opposta a quella offerta dai media. Se questi rincorrono una bellezza levigata e patinata, l’arte ci ripropone il corpo nella sua dimensione caduca e deforme, quella in cui il corpo non è tanto il luogo della vita, ma soprattutto della morte, come nei cadaveri di Cattelan o negli scheletri impalati e crocifissi di Chapman o nel corpo di gomma morto in piscina o sdraiato sul pavimento del padiglione dei paesi nordici.